INFORM - N. 131 - 8 luglio 2010


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Domani la “Giornata del Silenzio dell’Informazione”,indetta dalla FNSI

Aderiscono “La Voce d’Italia” e il “Corriere Canadese”

I quotidiani pubblicati a Caracas e a Toronto spiegano i motivi della protesta

 

CARACAS - Anche i giornali italiani all’estero aderiscono, domani, alla “Giornata del Silenzio dell’Informazione” indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per protestare contro il disegno di legge sulle intercettazioni che il governo ha annunciato di voler approvare prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. “La Voce d’Italia”, quotidiano italiano in Venezuela e il “Corriere Canadese”, quotidiano pubblicato a Toronto, spiegano in due articoli le motivazioni che spingono giornalisti e redattori a partecipare all’astensione dal lavoro.

Nell’editoriale del giornale italo-venezuelano, il direttore Mauro Bafile parla di “una decisione sofferta”. “Sarà la prima volta, nei suoi 60 anni di storia, che la ‘Voce’ mancherà all’appuntamento mattutino con i suoi lettori. Non era mai accaduto. Non era accaduto durante le storiche giornate del gennaio del 1958, quando il Paese si risvegliò dal sopore al quale l’aveva obbligato la feroce dittatura militare; non era accaduto neanche nei giorni che seguirono al tragico terremoto del luglio del 1967, quando ancora si scavava nelle macerie nel disperato tentativo di strappare dalla morte quante più persone possibili; e non era accaduto durante il frustrato putsch del febbraio del 1992, quando le strade erano ancora macchiate di sangue. Ma domani sarà differente. E’ in gioco la libertà. La nostra libertà di informare. La vostra libertà d’essere informati”.

“Non è  vero che la legge sulle intercettazioni, ribattezzata “Legge Bavaglio”, protegge la privacy dei cittadini – prosegue l’editoriale. - Esiste già una struttura legale che stabilisce “paletti” ben precisi, a difesa della sfera del nostro privato. Non è vero che, come ha fatto notare recentemente Roberto Saviano, la legge sulle intercettazioni difende le telefonate tra fidanzati. Lo è, invece, che servirà a proteggere, col silenzio omertoso, la privacy degli affari, dei malaffari. Se ci fosse stata la legge bavaglio, nessuno sarebbe venuto mai a conoscenza della “cricca”; nessuno avrebbe mai saputo che mentre all’Aquila si contavano i morti c’era già chi rideva e si sfregava le mani pensando agli affari che avrebbe fatto. In altre parole, non si sarebbe mai fatta luce sui tanti casi di corruzione che minano la democrazia”.

“L’unico vero ingranaggio contro la corruzione è la libertà di stampa. E’ il solo strumento che i cittadini hanno per essere informati. E come ha detto il Presidente della Camera Gianfranco Fini, la libertà di stampa non è mai troppa. Ma, si sa, un cittadino informato non è facilmente manipolabile dal potere”.

“Illegalità, corruzione, malcostume. Sono il cancro che da sempre logorano il tessuto sociale di un paese. Ma la stragrande maggioranza dei cittadini ha rispetto per le leggi. E gli italiani non sono l’eccezione. Pagano le tasse, hanno un senso civico. Come ha scritto Guido Tabellini su Il Sole-24ore, la storia insegna che si può combattere la corruzione e la si può sconfiggere. Gli Stati Uniti, a cavallo tra l’800 ed il 900, erano forse uno dei paesi più corrotti. Senz’altro, assai corrotto. Bustarelle, scandali, criminalità organizzata, immoralità, malcostume. Eppure, riuscì a venirne fuori. Poco a poco. Non fu un miracolo. Fu la somma di uno sforzo legislativo e giudiziario con la presenza di una stampa libera ed indipendente; di una editoria in crescita, robusta, pronta a creare coscienza nella società, ad orientare i lettori, a denunciare i soprusi, i vizi, la corruzione.

I governi sono propensi a condizionare, a imbavagliare la stampa. Di esempi è lastricata la storia dell’umanità. In passato, il fascismo, per governare senza impedimenti, dovette asservire la stampa, assoggettarla. Lo fece tra il 1923 ed il 1926. Limitò le attività dei giornalisti e degli opinionisti; condizionò la proprietà dei giornali, spingendola a cedere testate e stabilimenti. Furono tali le offerte da non poter essere respinte. E dove il denaro non raggiunse lo scopo, ci pensò la violenza. Mutarono di proprietà il Corriere della Sera, La Stampa, Il Telegrafo, Il Piccolo, il Resto del Carlino. Divennero editori gli Agnelli, i Crespi, i Volpi, i Ciano. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, fondata nel 1908, venne eliminata. Al suo posto fu istituito il Sindacato dei Giornalisti Fascisti. Allora iniziò una delle stagioni più tristi e grigie della nostra storia contemporanea”.

“L’informazione libera ed indipendente è indispensabile alla società. E’ una risorsa vitale della democrazia. E’ per questo che non si possono accettare leggi che ne sviliscano il ruolo, ne limitino le funzioni, ne sminuiscano il raggio d’azione”.

“La libertà d’informare e quella d’essere informati sono oggi in pericolo e non è vero che i giornali all’estero non ne siano coinvolti – prosegue Bafile. - Non è assolutamente vero che ciò che accade in Italia, nell’ambito delle libertà democratiche, non interessi le comunità all’estero. Un esempio banale, se in Italia ci fosse stata la “Legge Bavaglio”, in Venezuela non saremmo mai venuti a sapere quanto accaduto con le schede elettorali. E come sia stata privata una Collettività di un suo rappresentante in Parlamento”. “In un mondo sempre più globalizzato – conclude il direttore - è impensabile che ciò che accade in Italia, o altrove, possa non avere ripercussioni sulla nostra collettività, sulla nostra vita quotidiana. E’ per questo che domani la “Voce” non sarà in edicola. Oggi difendiamo la nostra libertà d’informare e il vostro diritto ad essere informati”.

Per il “Corriere Canadese” scrive da Toronto Paola Bernardini, che collega il ddl intercettazioni con le difficoltà venutesi a creare per gli italiani all’estero, a seguito dei tagli decisi dal governo su tutti i capitoli di spesa loro destinati.

“Colpi di tagli ai finanziamenti alla cultura, alla promozione della lingua italiana all’estero; tagli ai fondi agli istituti e agli Enti pubblici o privati che lavorano per il marchio Italia nel mondo; ai Consolati, ai Comites, al Cgie. Tagli a quell’universo di giovani che sogna il made in Italy, - scrive la Bernardini - a tutte quelle università che fino ad oggi, in Canada come nel resto del mondo, hanno insegnato la lingua di Dante”.

“Come se non bastasse, la cultura e la promozione della lingua italiana è stata imbavagliata da un altro provvedimento, il famigerato decreto Milleproroghe che lo scorso febbraio ha messo una stretta sui fondi per l’editoria all’estero. Al Corriere Canadese, come agli altri 5 quotidiani e ai 150 periodici nel mondo, ha decurtato il 50% dei contributi: una decisione anticostituzionale, perché ha incluso anche i fondi del 2009 che le aziende editrici avevano già speso per la stampa e la distribuzione delle copie dei giornali, e che mette a repentaglio la sopravvivenza futura se non verranno adottati provvedimenti riparatori”.

“Noi, all’estero, siamo rimaste le vittime sacrificali di un’operazione che doveva prendere di mira le testate e le radio di partito, le cooperative italiane: a questi, il governo ha ripristinato i contributi pubblici. A noi, finora solo una manciata di promesse. Ma resta il sogno di un giornalismo al servizio del lettore e della cronaca completa anche se scomoda”.

“Il Corriere Canadese domani non verrà distribuito, - spiega Paola Bernardini - perché anche noi vogliamo dire No al silenzio di Stato legalizzato dalle norme-intercettazioni. E perché per il Corriere questo significa un doppio bavaglio, visto che già da tempo vive con una spada di Damocle sul capo a causa del taglio dei contributi. Da più parti, in Italia, è stata chiesta la modifica del ddl Alfano. Ci sono stati appelli e mobilitazioni da intellettuali, personaggi e politici di destra, sinistra o centro. Una protesta unanime e massiccia in un’Italia che sembrava in trance. E che invece ha reagito”. (Inform)


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