SENATO
Sulla vicenda dei rifugiati eritrei in Libia
L’audizione del sottosegretario agli Esteri Stefania
Craxi in Commissione Esteri
Chiesti dal governo italiano chiarimenti sul trasferimento
dei cittadini eritrei dal centro di Misurata al carcere di Braq. Mentre dalla
Libia si apprende di un accordo per la loro liberazione, il sottosegretario
invita l’Ue a un ruolo più attivo e determinante
ROMA – Il sottosegretario
agli Esteri Stefania Craxi ha annunciato ieri, nel corso di un’audizione in
Commissione Esteri al Senato sulla vicenda dei circa 250 cittadini eritrei rinchiusi
nel centro libico di Braq – su cui più volte in questi ultimi giorni il Consiglio
Italiano per i Rifugiati aveva richiamato l’attenzione (vedi
L’accordo dovrebbe
prevedere, secondo il ministro della pubblica sicurezza libico, la liberazione
e la residenza degli eritrei detenuti in cambio di lavoro. Proprio la distribuzione
di un formulario “per selezionare personale da adibire a lavori socialmente
utili, da parte della autorità libiche” avrebbe fatto registrare “una situazione
di forti proteste e disordini” nel Centro di Misurata, rileva
“Il governo italiano, attraverso la nostra rappresentanza diplomatica, ha chiesto ogni possibile chiarimento sui motivi che hanno indotto ad effettuare tale trasferimento degli immigrati eritrei – aggiunge il sottosegretario, riferendosi al trasferimento dei richiedenti asilo dal Centro di detenzione di Misurata alla prigione di Braq (da dove sono giunti gli allarmi accolti dal CIR) - e rassicurazioni su come le stesse autorità intendessero procedere, auspicabilmente d’intesa con l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR)”.
Un ruolo “più
attivo e determinate” nella gestione della vicenda viene sollecitato dal governo
italiano nei confronti dell’Unione Europea, aggiunge Stefania Craxi, che si
è soffermata anche sulla chiusura dell’ufficio dell’UNHCR a Tripoli. “Il ministro
Frattini – ha precisato il sottosegretario - ha personalmente auspicato l’avvio
di un negoziato tra le autorità libiche e l’Alto Commissariato per la conclusione
di un accordo che costituisca il quadro giuridico necessario a consentire all’UNHCR
di proseguire nello svolgimento delle proprie attività in Libia. Anche grazie
a questa azione l’UNHCR potrà proseguire ufficiosamente nelle attività di assistenza
ai rifugiati in Libia e contestualmente avvierà un negoziato con
Il sottosegretario
ha poi rammentato che
Ad un’osservazione
del presidente della Commissione, Lamberto Dini, che ha suggerito un maggior
coinvolgimento del governo italiano nella vicenda qualora i cittadini eritrei
risultassero respinti nel loro viaggio verso l’Italia,
Nel corso del dibattito Pietro Marcenaro (Pd) ha evidenziato come a tutt’oggi emergano segnalazioni del respingimento dall’Italia di alcuni dei cittadini eritrei trasferiti a Braq. Da Massimo Livi Bacci (Pd) sono invece stati posti interrogativi su pattugliamenti e respingimenti in mare, mentre il deputato del Pd Marco Perduca ha chiesto chiarimenti su eventuali maltrattamenti subiti dagli eritrei.
Una gestione più trasparente dei transiti ed una migliore definizione del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, stipulato nel 2007, è stata richiesta da Giorgio Tonini (Pd) e da Gianpiero D’Alia (del gruppo Udc, SVP e autonomie) che ha anche auspicato “un attento monitoraggio della situazione da parte dell’Italia e una migliore cooperazione bilaterale di polizia. Con il Trattato – ha aggiunto D’Alia - la problematica dei transiti illegali viene affidata sostanzialmente alla controparte libica, per cui occorre vigilare attentamente sul rispetto dei diritti fondamentali dei migranti”. Sul richiamo al ruolo dell’Europa e al rapporto dell’Unione con l’Italia in materia di flussi migratori sono intervenuti, anche se con pareri divergenti, Francesca Maria Marinaro (Pd) e Oreste Tofani (Pdl). Quest’ultimo ha evidenziato come la necessità di inquadrare la problematica del trattamento dei migrati in un contesto comunitario derivi anche dal fatto che l’Italia, “si pone sovente quale paese di transito e non di destinazione”.
Claudio Micheloni, eletto per il Pd nella ripartizione Europa, ha lamentato nel suo intervento “l’uso politico dei migranti, fatto senza che venga affrontato il tema delle migrazioni”. “L’applicazione del Trattato di amicizia ha, di fatto, spostato la frontiera marittima del paese nel deserto libico – ha proseguito Micheloni, - della cui gestione vi è una oggettiva corresponsabilità. I fenomeni migratori – conclude - dovrebbero essere gestiti in modo più ampio e complessivo”.
Al di là della dinamica dei fatti discussi, Dini ha ricordato che resta “l’importante problematica del riconoscimento del diritto di asilo ai migranti diretti in Italia” e che proprio a seguito della firma del Trattato di amicizia “l’Italia è chiamata ad una particolare attenzione al contesto libico”.
In risposta alle diverse sollecitazioni pervenute, il presidente della Commissione ha assicurato il suo impegno per “l’instaurazione di un dialogo a livello parlamentare tra Italia e Libia” atto a migliorare la gestione delle problematiche emerse. Il sottosegretario Craxi ha infine ricordato sia che il ruolo dell’Italia “non può giungere ad invadere le prerogative di un altro Stato sovrano”, sia l’impegno del nostro governo a porre “da tempo e con forza la tematica delle migrazioni irregolari all’attenzione delle competenti sedi europee”.
“Il nostro governo
– ha concluso Stefania Craxi - si è impegnato nell’avere informazioni e nell’agire
nei confronti della Libia sulla recente vicenda, senza dimenticare che ai sensi
dell’articolo 6 del Trattato di amicizia vige una specifica garanzia del rispetto
dei diritti umani da parte di entrambi gli Stati”. (