ITALIANI ALL’ESTERO
Oggi alla Camera
dei Deputati
Presentato il libro di Fernando Catalano “Dalla valigia
di cartone all’impresa. Noi di Assoii Suisse”
Storie di successo e integrazione degli italiani emigrati
in Svizzera. Intervenuti, insieme all’autore, Razzi (Idv), Touadì (Pd) e Farina (Pd)
ROMA – E’ stato presentato stamani, in un incontro presso
“Un percorso che ben rappresenta l’emigrazione italiana
all’estero” ha detto Antonio Razzi, deputato eletto per Idv nella ripartizione Europa, aprendo i lavori e illustrando
una sua analoga partenza, all’età di 17 anni, preceduta a sua volta dall’emigrazione
del padre, in Germania.
Il volume, introdotto da una prefazione del presidente
Napolitano, è un’analisi del fenomeno dell’emigrazione italiana dall’Unità nazionale
ai giorni nostri, seguita da una raccolta di interviste a connazionali che sono
diventati modello di integrazione e di successo nel Paese d’accoglienza. Esempi
concreti di buona riuscita dal punto di vista imprenditoriale, e non solo, che
in Svizzera si sono riuniti nell’Associazione degli imprenditori italiani in
loco (Assioi), costituita nel 2002 e presieduta dallo
stesso Catalano.
L’autore presenta oggi il volume di storie di “ordinaria”
emigrazione italiana nel mondo “con profonda soddisfazione”, in una delle più
importanti sedi istituzionali del Paese di origine.
“Si tratta di storie ben circostanziate dal punto di
vista storico – ha affermato Jean Leonard Touadì,
deputato italiano del Pd, originario del Congo, membro, fra l’altro, dell’Osservatorio
della Camera sui fenomeni di xenofobia e razzismo – e ricche di dettagli, specie
nella descrizione degli episodi più significativi della storia dell’emigrazione
italiana, come la tragedia mineraria di Marcinelle, in Belgio, o il caso umano e giudiziario che coinvolse
Sacco e Vanzetti”. Touadì avverte infatti il pericolo
della “retorica che sorge dall’accostamento automatico di emigrazione di ieri
e immigrazione di oggi, poiché – spiega – ogni periodo storico ha caratteristiche
suo proprie che incidono in modo diverso sulle modalità migratorie di popoli
diversi. Tuttavia è importante che la memoria collettiva, di cui questo libro
costituisce un tassello importante – precisa l’esponente Pd - non vada smarrita,
che non si crei un pericoloso corto circuito tra vecchie e giovani generazioni
proprio a causa di un’interruzione del flusso della memoria”.
Touadì concorda con le parole dal capo della
Stato: “i connazionali residenti all’estero costituiscono per l’Italia un patrimonio
prezioso – si legge nella prefazione firmata da Napolitano, che sottolinea come
il Paese “che conosce storicamente il significato dell’emigrazione” debba oggi
concorrere a fare in modo che i principi di accoglienza e di asilo vengano rispettati
nei confronti di coloro che cercano “al di fuori della Patria di origine un
futuro migliore per sé ed i propri figli”. Un’esigenza che si deve conciliare
“con la salvaguardia dei valori culturali della nostra società – conclude Napolitano
– e di tutela del diritto di sicurezza di tutti i cittadini”.
Per Amato Berardi, deputato
eletto per il Pdl in America settentrionale e centrale,
assente per motivi di salute, interviene Pasquale Gatta, membro della sua segreteria,
che ribadisce come le testimonianze contenute nel libro siano “un prezioso documento
di cui va conservato il ricordo, affinché i giovani comprendano che l’Italia
è presente ovunque, con una componente di connazionali importante anche dal
punto di vista economico”. Gatta rileva inoltre che “la nostra esperienza migratoria
deve costituire un bagaglio utile a fare in modo che a coloro che giungono oggi
in Italia sia garantita la possibilità di crescere, laddove ci sia merito e
volontà”.
Gianni Farina, deputato eletto per il Pd nella ripartizione
Europa, segnala che “la storia dell’emigrazione italiana dovrebbe essere insegnata
a scuola come materia obbligatoria, non solo per conservare un patrimonio storico
del contributo italiano dato ai diversi settori delle arti e delle scienze,
ma per fornire un utile insegnamento della ricchezza che l’emigrazione comporta
per la società e l’individuo”. Farina ripercorre la storia dell’emigrazione
italiana in Svizzera, “una grande storia, fatta da uomini coraggiosi che partivano
perché non rassegnati al proprio destino – ha detto – e che divennero protagonisti
in una società che seppe rifiutare i messaggi biechi e cattivi di intolleranza
professati da una piccola parte del Paese”. “Vinse, insomma, la convivenza –
conclude Farina – e da queste vicende dobbiamo costantemente imparare per non
commettere l’errore colossale di far rivivere agli immigrati di oggi i pregiudizi
subiti dai nostri connazionali in passato. Per questo è utile riflettere e discutere
in tutta Italia del recupero di questa memoria collettiva”.
Anche Razzi ha concluso il suo intervento citando alcuni
percorsi di successo e segnalando il livello di integrazione raggiunto dalla
nostra collettività in Svizzera.
“L’italiano all’estero oggi non si sente più un emigrato
– ha detto Catalano – ma l’esperienza di ciò che fu l’emigrazione italiana deve
restare vivo per trasmettere ai nostri figli i valori in cui ci riconosciamo
e il legame importante con la nostra terra di origine”. (