INFORM - N.129 - 6 luglio 2010


LIBIA

La vicenda dei 250 profughi eritrei in un centro di detenzione nel deserto

Frattini e Maroni: In corso delicata mediazione con Tripoli

Il Consiglio d’Europa interpella l’Italia

 

ROMA - “L’Italia non si è mai sottratta ad un’attività di sensibilizzazione delle autorità libiche, verso le quali noi abbiamo scelto, nello spirito di una sincera amicizia, di condurre  un’azione discreta e positiva anche in nome e per conto dell’Europa: come due distinte, ben note ed importanti vicende legate alla soluzione della crisi Libia-Svizzera  hanno recentemente saputo dimostrare”. E’ quanto scrivono il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, in una lettera in risposta a un articolo de “Il Foglio” sulla vicenda dei 250 eritrei che si trovano in un centro di detenzione nel sud del deserto libico (titolo dell’articolo ‘Appello realista a Frattini e Maroni, ok governo, ma la morte per fame dei profughi è anche affar nostro’).

“Sappiamo bene che è una lotta contro il tempo. In queste ore – spiegano i due ministri - è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare all’identificazione dei cittadini eritrei – i quali, è bene saperlo, timorosi di farsi identificare rendono impossibile la definizione del loro status – e poter loro offrire un’occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio. In quest’azione  le ONG italiane sono in prima fila”. Ma, precisano i due ministri, “il destino e la sorte di questi cittadini eritrei non può essere risolto dalla sola nostra e pur privilegiata relazione bilaterale”. Per Frattini e Maroni “in questa partita si misura ancora una volta tutta la fragilità europea e la prospettiva ‘del nord’ - preoccupante e sconsiderata - che continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un ‘mondo a parte’. I due esponenti del governo rimarcano la necessità di “un’azione internazionale capace di coinvolgere l'Onu, le sue agenzie e le altre organizzazioni internazionali” ma anche di un “atteggiamento rispettoso della sovranità libica”. (testo della lettera : http://www.ilfoglio.it/soloqui/5680 ) .    

Dopo la lettera il ministro Frattini, ha annunciato da Mosca, dove ha partecipato al Consiglio italo-russo per la Cooperazione Economica, che “la Libia ha già dato segnali di importante disponibilità” per fare chiarezza sulla sorte di 250 eritrei come chiesto dal commissario ai Diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg. Che ha  indirizzato il 2 luglio scorso  due lettere a Frattini e Maroni (il testo delle lettere è stato reso noto oggi: v. sito del Consiglio d’Europa http://www.coe.int/defaultit.asp  ).

Hammarberg esprime preoccupazione per la sorte dei 250 eritrei  che avrebbero subito maltrattamenti in Libia. Si chiede all’Italia di “collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico” sottolineando che “c’è motivo per ritenere che qualora questi migranti fossero rispediti in Eritrea rischierebbero di essere vittime di gravi violazioni dei diritti umani”. Nella lettera a Frattini, Hammarberg afferma che, in base alle informazioni ottenute finora, alcuni degli eritrei detenuti in Libia “avrebbero tentato di raggiungere l’Italia per chiedere protezione internazionale e sono state rimandate in Libia senza avere la possibilità di presentare la loro richiesta”.(Inform)

 


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