LIBIA
La vicenda dei 250 profughi eritrei in un centro di detenzione
nel deserto
Frattini e Maroni: In corso delicata mediazione
con Tripoli
Il Consiglio d’Europa interpella
l’Italia
ROMA - “L’Italia non si è mai sottratta ad
un’attività di sensibilizzazione delle autorità libiche, verso le quali noi
abbiamo scelto, nello spirito di una sincera amicizia, di condurre un’azione
discreta e positiva anche in nome e per conto dell’Europa: come due distinte,
ben note ed importanti vicende legate alla soluzione della crisi Libia-Svizzera hanno recentemente saputo dimostrare”.
E’ quanto scrivono il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro dell’Interno
Roberto Maroni, in una lettera in risposta a un articolo de “Il Foglio” sulla
vicenda dei 250 eritrei che si trovano in un centro di detenzione nel sud del
deserto libico (titolo dell’articolo ‘Appello realista a Frattini e Maroni,
ok governo, ma la morte per fame dei profughi è anche affar nostro’).
“Sappiamo bene che è una lotta contro il
tempo. In queste ore – spiegano i due ministri - è in corso una delicata mediazione
sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare
all’identificazione dei cittadini eritrei – i quali, è bene saperlo, timorosi
di farsi identificare rendono impossibile la definizione del loro status – e
poter loro offrire un’occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la
paura del rimpatrio. In quest’azione le ONG italiane sono in prima fila”.
Ma, precisano i due ministri, “il destino e la sorte di questi cittadini eritrei
non può essere risolto dalla sola nostra e pur privilegiata relazione bilaterale”.
Per Frattini e Maroni “in questa partita si misura ancora una volta tutta la
fragilità europea e la prospettiva ‘del nord’ - preoccupante e sconsiderata
- che continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un ‘mondo
a parte’. I due esponenti del governo rimarcano la necessità di “un’azione internazionale
capace di coinvolgere l'Onu, le sue agenzie e le altre organizzazioni internazionali”
ma anche di un “atteggiamento rispettoso della sovranità libica”. (testo della
lettera : http://www.ilfoglio.it/soloqui/5680
) .
Dopo la lettera il ministro Frattini, ha
annunciato da Mosca, dove ha partecipato al Consiglio italo-russo
per
Hammarberg esprime preoccupazione
per la sorte dei 250 eritrei che avrebbero subito maltrattamenti in Libia.
Si chiede all’Italia di “collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione
con il governo libico” sottolineando che “c’è motivo per ritenere che qualora
questi migranti fossero rispediti in Eritrea rischierebbero di essere vittime
di gravi violazioni dei diritti umani”. Nella lettera a Frattini, Hammarberg afferma che, in base alle informazioni ottenute
finora, alcuni degli eritrei detenuti in Libia “avrebbero tentato di raggiungere
l’Italia per chiedere protezione internazionale e sono state rimandate in Libia
senza avere la possibilità di presentare la loro richiesta”.(