CONVEGNI
Angelo Narducci a 25 anni dalla scomparsa
Al Premio L’Aquila Zirè d’Oro a lui intitolato,
un convegno sul giornalista, poeta e politico aquilano
L’AQUILA – Il
terremoto del 6 aprile
Figura di spicco
del giornalismo e della cultura italiana, scomparso prematuramente nel 1984,
Angelo Maria Narducci era nato a L’Aquila il 17 agosto 1930. Dopo le esperienze
professionali maturate in Prospettive
Meridionali (1955-‘58), mensile di studi e cultura del Mezzogiorno diretto
da Nicola Signorello, nel settimanale della Democrazia Cristiana
Numerose e qualificate
le presenze al convegno. Di Angelo Narducci hanno scandagliato la vita professionale,
letteraria e politica: una personalità rilevante, una figura forte di giornalista,
poeta e politico “con l’ansia di essere cristiano”. Del sen. Enzo Lombardi,
già volitivo sindaco dell’Aquila dal 1985 al 1992, la prima testimonianza. Per
Lombardi non è possibile pensare agli aquilani illustri senza ricordare Angelo
Narducci, giornalista prestato all’Italia come già avvenuto in passato con Panfilo
Gentile e Ignazio Silone e più di recente con Gianni Letta e Bruno Vespa. “Il nostro è orgoglio aquilano nel ricordare Narducci”, ha aggiunto
Lombardi mentre segnalava all’assessore Pierluigi Pezzopane, che aveva appena
portato il saluto della Municipalità, l’avvenuto invio d’una petizione per l’intitolazione
ad Angelo Narducci d’una piazza o d’una via della città. Molto articolato e
ricco di riferimenti l’intervento di Gastone Mosci, docente all’Università di
Urbino, che di Narducci ha tracciato il ritratto politico, uomo e cristiano
impegnato, coerente con gli insegnamenti del Concilio. Paolo VI e Aldo Moro
i suoi riferimenti fondamentali “nel coniugare cristianesimo e democrazia, nel solco tracciato da Romolo
Murri”. Profonda la sua formazione intellettuale, già al liceo e poi negli
studi universitari a Roma, all’inizio degli anni Cinquanta, alimentatasi al
pensiero filosofico di Jacques Maritain e Emmanuel Mounier, nell’umanesimo integrale
del primo e nel personalismo del secondo, ma anche in Georges Bernanos e Primo
Mazzolari. Il suo giovanile impegno politico all’Aquila, già ispirato all’idea
di partito di Giuseppe Dossetti, si arricchisce a Roma nella frequentazione
della Comunità del Porcellino con Giorgio
E’ seguita la testimonianza di don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana. Di Narducci egli ha ricordato la profonda sensibilità per i temi sociali, come ad esempio il problema della droga, quando del dramma pochi se ne occupavano. Narducci, invece, fece appunto di Avvenire un giornale fortemente attento ai temi sociali, alla cultura ed al dialogo, aperto alle tante voci dell’impegno ecclesiale, civile e politico. Dal Convegno don Costa si è augurato possa venire un impulso alla pubblicazione dell’opera omnia di Angelo Narducci. L’Arcivescovo dell’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, ha portato il saluto della Chiesa aquilana, sottolineando di Narducci la testimonianza di fede intensissima, data nel corso della sua vita. Toccante, per i numerosi ricordi personali e familiari, la testimonianza di Angelo Paoluzi, già direttore di Avvenire e ora docente di Giornalismo alla LUMSA. Collega e grande amico di Angelo Narducci, gli successe alla guida del giornale quando questi lasciò la direzione di Avvenire dopo l’elezione al Parlamento Europeo. Paoluzi ha ricordato Narducci “profondamente attaccato alla sua terra”. Ne ha esaltato la dolorante ricchezza poetica, espressa in tutte le sue opere pubblicate, ma anche negli scritti inediti, come pure ha rammentato la condivisione d’una comune, grande passione per la poesia. “Posso ricordare - ha detto Paoluzi - quello che ci accomunava nella sensibilità di lettori di poesia, nelle serate che si protraevano con citazioni a memoria di autori, da Montale a Rilke, da Eluard a Cardarelli, da Poe a Garcia Lorca; e lui stesso delicato poeta, del quale le raccolte Il ragazzo che ero e Nella mia casa meriterebbero un più puntuale apprezzamento critico che sino a oggi non gli è stato adeguatamente riconosciuto. Quella sensibilità gli permise, da direttore di Avvenire, di non far restare mai a rimorchio delle mode o dello spirito del tempo le pagine culturali del giornale”. Paoluzi ha richiamato alla memoria le lunghe conversazioni intessute con l’amico su ogni grande questione aperta. Narducci era solito concludere con una frase interrogativa: “Come possiamo testimoniare?”. “Non abbiamo bisogno di maestri, ma solo di testimoni”, diceva Paolo VI . “Angelo testimone lo era”, ha concluso Paoluzi.
Il contributo
conclusivo al Convegno è stato di Giuseppe Merola, docente all’Università Pontificia
Salesiana di Roma, studioso della stampa cattolica nel mondo, che di recente
ha pubblicato “Angelo Narducci e Avvenire” - Storia di un giornalista, poeta, politico con l’ansia di essere cristiano
(Aracne Editrice, Roma 2009) con prefazione di Angelo Paoluzi. Il volume fa
il contesto della stampa cattolica in Italia e, al suo interno, i precedenti
e la storia del quotidiano Avvenire,
collocandovi il ruolo che Angelo Narducci ha svolto negli anni cruciali dell’avvio
del giornale. Un ritratto completato da una serie di notazioni su una personalità
che non si è limitata a svolgere una funzione meramente professionale ma che,
in essa, ha investito le qualità migliori dello spirito. Il giornalista, quindi,
e insieme l’uomo, il cristiano, legato al rispetto della verità, ai valori della
famiglia, degli affetti, dell’amicizia nonché al contesto della vita civile.
Merola ha realizzato un’opera significativa, facendo la storia di Avvenire,
ripercorrendo la biografia stessa di Angelo Narducci attraverso gli atti e una
serie di interviste mirate, infine tracciandone il pensiero sulla scorta d’una
puntualissima analisi sugli articoli di fondo da lui scritti e pubblicati sul
quotidiano cattolico dal 1969 fino al 29 aprile 1984, proprio il giorno della
sua morte. Per concludere che per Narducci l’essere giornalista “fu un mestiere per vocazione, più che per professione”.
Così scriveva Angelo Narducci (Avvenire, 17 febbraio 1973) in un articolo che
dà compiutamente il senso del suo modo d’essere cristiano impegnato: “Ognuno
può intendere d’essere cristiano come meglio crede: ma una cosa è certa. Che
Angelo Narducci s’era formato all’Aquila, all’inizio del secondo dopoguerra, nel clima di rinascita culturale della città prodottosi intorno al Gruppo Artisti Aquilani, in principio costituito dai pittori Vivio Cavalieri, Giuseppe Centi, Amleto Cencioni e Francesco Paolo Mancini, ma subito allargatosi alle più fervide intelligenze cittadine, quali Fulvio Muzi, Angiolo Mantovanelli, Nino Carloni, Gian Gaspare Napolitano, Remo Brindisi, Laudomia Bonanni, Nicola Ciarletta, Pietro Ventura, Domenico D’Ascanio, Ferdinando Bologna, Giovanni Pischedda, Nicola Costarella e Pio Jorio, che avrebbe portato dapprima alla nascita della Società dei Concerti “Bonaventura Barattelli”, poi della Scuola d’Arte e quindi, negli anni Sessanta, ad opera di Giuseppe Giampaola, Luciano Fabiani ed Errico Centofanti, del Teatro Stabile dell’Aquila. Assieme agli amici Luciano Fabiani e Giovanni De Sanctis, Angelo Narducci produsse un forte impegno politico nel movimento giovanile della Dc. Quel robusto sodalizio amicale, rafforzato da Silvano Fiocco, dette quindi vita ad un vero e proprio cenacolo culturale giovanile - politica, arte, cinema, teatro e musica - che si riuniva presso il bar Gelateria Veneta, lungo il corso cittadino. Nacque così per loro iniziativa, e a proprie spese, il periodico “Provincia Nostra”, uscito con cinque numeri nell’arco di due anni, sul quale comparvero firme che avrebbero avuto un grande rilievo nella vita pubblica del Paese, come d’altronde loro stessi nei rispettivi campi professionali. Ebbene, sin da quelle giovanili esperienze Angelo Narducci, oltre alla vivacità culturale, mise in mostra il talento giornalistico che avrebbe segnato l’intera sua esistenza. Per tornare al Convegno, va infine segnalato il bel messaggio inviato dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, letto durante i lavori, ai quali hanno assistito la signora Giovanna Annibale Narducci, compagna di vita di Angelo, e le figlie Cecilia e Lucia.
^^^^
Nel pomeriggio
la cerimonia di consegna ai vincitori del Premio L’Aquila Zirè d’Oro “Angelo Narducci”, nell’auditorium della
Cassa di Risparmio pieno in ogni ordine di posti. Gran regista della serata
Mario Narducci, direttore di TvUno, accanto Franco Narducci, attore di teatro
e poeta, alla lettura delle motivazioni dei vari riconoscimenti, e
Trattandosi d’un
premio intitolato al giornalista Angelo Narducci, ci si limita a riportare solo
le motivazioni dei riconoscimenti per il giornalismo, rappresentato in Giuria
dal presidente regionale dell’Ordine, Stefano Pallotta. Lo Zirè d’Oro a Pierino
Di Eugenio, direttore del mensile L’Eco di San Gabriele, è così motivato:
“Alla guida di una rivista che è la più diffusa in Abruzzo e tra le più diffuse
in Italia, ha saputo imprimere alla sua direzione concretezza e competenza,
dimostrando come sia possibile, ancora oggi, un giornalismo etico non disgiunto
dai fatti e dalla verità, punto di riferimento per molti lettori in Italia e
all’Estero”. Il premio a Marina Marinucci, giornalista del quotidiano
abruzzese Il Centro e componente del Consiglio regionale dell’Ordine, è così
motivato: “Per aver coperto con i suoi servizi, soprattutto nel campo
politico, con competenza ed incisività, il periodo dell’emergenza e quello che
dovrebbe avviarci alla ricostruzione. Un modo di fare giornalismo, il suo, coinvolgente
per passione e competenza”. Il premio ad
Antonello Antonelli così recita nella motivazione: “Per quasi un ventennio corrispondente de Il
Tempo, è riuscito a creare un clima di
rapporti interpersonali che in breve tempo ha modificato il modo di comunicare
della Provincia di Chieti. Il suo impegno non è meno concreto sia come revisore
dei conti dell’Assostampa abruzzese, sia come consigliere regionale dell’Ordine
dei giornalisti”. Il riconoscimento alle giornaliste di TvUno così recita
nella motivazione: “Alle giornaliste ed agli operatori di TvUno, che sin dalle prime ore
del dopo sisma hanno percorso
Questi, infine, i Premi attribuiti dalla Giuria per le diverse
sezioni letterarie. Poesia in Lingua:
1°- Benito Sablone (Chieti), 2°- Giancarlo Cecchini (Urbino), 3° - Benito Galilea
(Roma). Racconto in Lingua: 1°- Vinia
Tanchis (Oristano), 2°- Paride Duronio (L’Aquila), 3°- Bruno Bianchi (Asti).
Poesia in Dialetto: 1°- Franco Ponseggi
(Bagnacavallo-RA), 2°-Carlo Manzi (L’Aquila), 3° Floredana De Felicibus (Teramo).
Racconto in Dialetto: 1°- Ombretta
Ciurnelli (Perugia), 2°- Pasquale Serri (L’Aquila) e Giuseppe Placidi (L’Aquila)
ex aequo, 3°- Giuseppe Lotti (Pescara).
Poesia sul Terremoto: 1°- Umberto
Vicaretti (Avezzano-AQ), 2°- Filippo Crudele (L’Aquila), 3°- Maria Luisa Aniceti
(L’Aquila) e Giuliana Cicchetti Navarra (L’Aquila) ex
aequo. La serata ha visto anche un intervallo musicale con il Coro di Tornimparte,
diretto dal maestro Mario Santucci. Molto intensa l’emozione, specie quando
è stato eseguito il brano tradizionale aquilano “L’Aquila
bella mé”, che ha carpito qualche lacrima o forse più al pubblico, commosso
al pensiero dell’attuale stato della città. Lo stesso Santucci ha poi comunicato
il brano che si è aggiudicato il premio per la canzone popolare abruzzese. Si
tratta di “Quatrà, Quatrà”, con testo
di Giuseppe Placidi e musica di Emilio Rosati. Il Coro eseguirà il brano in
occasione della prossima edizione del Premio L’Aquila Zirè d’Oro. Dunque, appuntamento
al 2011. (Goffredo Palmerini-