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Seminario del Pd “L’Italia in Europa e nel Mondo. Dove eravamo, dove saremo”
Franco Narducci: Per il sistema
Italia prezioso il ruolo delle comunità italiane all’estero
ROMA - Oggi, a Roma, si è svolto il seminario del
Partito Democratico promosso dal Centro Studi e dal Forum Esteri dal titolo
“L’Italia in Europa e nel Mondo. Dove eravamo, dove saremo”.
Il seminario si è aperto con la relazione di Massimo
D’Alema che ha trattato il tema della “nuova funzione internazionale dell’Italia”
per poi proseguire, prima delle conclusioni del segretario nazionale del
Pd, Pierluigi Bersani, con gli interventi di Lucio Caracciolo, direttore di
Limes; Marta Dassù, Aspen
Institute; Pier Andrea Chevallard,
direttore Unione delle Camere di Commercio della Lombardia; Pier Carlo Padoan, vicesegretario generale OSCE; la giornalista Lucia
Annunziata; Renzo Guolo, docente Università di Padova;
Piero Fassino, responsabile del Forum Esteri Pd; Pierluigi Castagnetti, parlamentare
Pd; David Sassoli, presidente delegazione Pd al Parlamento Europeo; Lapo Pistelli,
responsabile relazioni internazionali Pd; Monica Frassoni,
presidente Partito Verde Europeo; Llouis De Puig,
senatore spagnolo.
Al seminario è intervenuto anche il deputato Pd Franco
Narducci, vicepresidente Commissione esteri della
Camera, che ha sottolineato come “qualsiasi progetto politico che voglia affrontare
in maniera attiva la questione della proiezione internazionale dell’Italia non
possa prescindere dal considerare il ruolo prezioso assunto dalle comunità italiane
nel mondo sino ad oggi, ed il possibile ruolo che in prospettiva esse potranno
avere in un contesto globalizzato e competitivo, dove altri Paesi vedono le
proprie comunità come vere e proprie “teste di ponte” per allargare la propria
influenza e volgere a proprio vantaggio il libero commercio regolato dal WTO”.
Il deputato della Circoscrizione estero ha fatto osservare come nelle
nostre comunità all’estero - 4,3 milioni di italiani che vivono e lavorano fuori
dal nostro Paese e 60 milioni di persone con origini italiane – si ritrovi “il
portato della cultura italiana e delle tradizioni legate ad uno stile di vita
molto italiano, che crea comunicazione e contribuisce al successo del
made in italy nel mondo”.
In una società globalizzata, è “necessario valorizzare in “termini di rete”
la ricchezza costituita dalle comunità italiane all’estero, di cui è espressione
viva il patrimonio associazionistico (il Ministero degli esteri calcola che
sono presenti all’estero oltre 10.000 associazioni costituite nel corso
di oltre un secolo), frutto del lavoro di generazioni di emigrati e che avrà
un ruolo decisivo anche in futuro”. E,allora, “anche se ci troviamo in un momento
storico segnato dalla crisi sociale che cela anche una crisi della visione del
mondo, dobbiamo cogliere la grande opportunità, nella consapevolezza della nostra
storia, di far fruttare in modo rinnovato questo nostro patrimonio di cultura
e di comune sentire, unico al mondo, che ha accompagnato i successi del nostro
Paese non solo in quelli sviluppati ma anche in quelli che da pochi anni si
sono riversati sulle piazze aperte del libero mercato e si sono catapultati
verso l’occidente”. La “sfida” è “nel saper tenere saldo il legame con il prodotto
italiano”, prodotto da trattare “non solo dal punto di vista economico esponendosi
alla concorrenza estrema del mercato globalizzato, ma come incarnazione dell’immagine
del vivere italiano nella percezione degli stranieri”. “E’ necessario – ha sostenuto
Narducci - riqualificare gli sforzi indirizzati all’affermazione
del “Sistema Italia”, con le sue caratteristiche culturali, linguistiche. Sfruttando
le tecnologie della comunicazione elettronica è indispensabile dare un valido
supporto alle comunità italiane operanti all’estero”. Ma per fare ciò bisogna
“procedere speditamente a riformare alcuni dispositivi legislativi per rispondere
alle mutate esigenze”: “riforme per facilitare e semplificare la promozione
della lingua italiana nel mondo, passata da un pubblico genericamente interessato
alla dimensione culturale, ad un pubblico mosso da una molteplicità di
bisogni connessi alla dimensione economico-produttiva e a quella
socio-culturale legata all’immagine positiva del nostro Paese all’estero,
nonché all’ammirazione che suscita ovunque il nostro stile di vita. Vi
è la necessità di riformare la rete degli Istituti Italiani di Cultura”.
Il deputato ha fatto osservare che mentre
Dunque, “è già iniziata una nuova battaglia per
la presenza culturale nello scenario globalizzato”, una battaglia che l’Italia
“non può perdere” perché “sarebbe un grave peccato di omissione e un irreparabile
errore di politica economica”, ha detto Narducci sottolineando
che “ne dobbiamo assolutamente tenere conto ora che si sta varando una riorganizzazione
del Ministero degli affari esteri che tra l’altro punta - con la creazione di
un’apposita Direzione Generale - ad una migliore promozione del Sistema Italia
nel quadro dell’Internazionalizzazione, con l’accorpamento dell’ICE e altri
Enti che fino ad ora hanno lavorato per tale obiettivo”. Una battaglia che “non
può e non deve fare a meno della forza dei media elettronici italiani all’estero”
e in particolare della possibilità di diffondere l’italianità attraverso la
radio a onde corte, “unico mezzo che permetta di superare qualunque barriera
geografica e tecnologica”. Il sistema delle onde corte “costa poco, è semplice,
può ricevere anche senza antenne visibili” e ha il vantaggio rispetto web non
poter essere “facilmente interrotto e controllato dai governi non amichevoli”.
In Afganistan, Iran, Sudan ad esempio l’Italia può arrivare solo tramite le
onde corte. E poi c’è “una molteplicità di frequenze Rai in onda corta, bilingue
a seconda dei paesi che si vogliono coprire, con potenze d’irradiazione di decine
di megawatt, tali da poter essere agevolmente ricevute anche in Africa e Asia”.
Occorre “ripensare anche il contenuto e il numero di queste reti, vergognosamente
rimaste per decenni solo due mentre il mondo cresceva e diveniva più esigente”,
ha detto Narducci ricordando che
Il parlamentare dell’estero ha anche rilevato come sia
“urgentissimo adeguare le politiche industriali, della ricerca e della difesa
delle comunità italiane agli scenari che si sono venuti a creare con il successo
commerciale delle economie dell'Asia orientale che crescono offrendo una abbondanza
di lavoro, anche qualificatissimo, a basso costo, mentre si riduce ogni giorno
il vantaggio competitivo dei paesi sviluppati, tra cui è l’Italia”.
“Indispensabile e urgente” anche intervenire “per ridurre
il deficit storico italiano di ricerca e innovazione” che “condiziona negativamente
la crescita economica e la produttività italiane anche e soprattutto nella
prospettiva della competizione globale”. Narducci
ha fatto riferimento al rapporto 2009 Istat seccondo
cui “nel confronto con la media UE l’Italia presenta un ritardo generalizzato
in tutti gli ambiti”, tanto che “la spesa complessiva in ricerca e sviluppo
stimata per il 2008 all’1,2% del Pil è molto lontana dalla media europea dell’1,9%
e ancor più dal 3% fissato dalla Strategia di Lisbona del 2000 e confermata
dalla “Strategia Europa
Per Narducci è “inutile illudersi
ancora di puntare sulla ricerca privata, analoga ai modelli validi in altri
paesi”. “L’Italia dei grandi uomini del sapere scientifico seguì allora una
sua via dalla ricerca alla scienza, dalla scienza alla tecnica, dalla tecnica
all’impresa, e codesta è la via italiana da seguire per compensare i deficit
di meritocrazia, di lavoro, di riconoscimenti, anche economici, verso i nostri
giovani scienziati e tecnici nelle nostre Università e nei nostri Centri
di ricerca. Questo tragico cumulo di deficit porta, da decenni, come scontata
conseguenza la scelta di quasi tutti i ricercatori scientifici giovani e promettenti,
ma senza legami di parentela o di cordata, di emigrare anch’essi unendosi al
filo mai interrotto degli emigrati italiani all’estero”.
“Sicuramente le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità
d’Italia esalteranno la nostra storia, il nostro grande passato, la nostra ricca
cultura. Dobbiamo, qui ed oggi, agire uniti per costruire un nuova storia, una
cultura sempre più ricca, un grande futuro”, ha concluso Narducci. (