INFORM - N.127- 2 luglio 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Il direttore generale della Migrantes Perego su voto all’estero, mondo delle associazioni e ruolo dei patronati

“L’associazionismo è importante per la tutela dei diritti civili, politici e sociali degli emigranti italiani nel mondo e deve porsi delle domande su come possa essere ancora fortemente rappresentativo di una realtà”

 

ROMA - La recente nomina alla presidenza della Cne di Luigi Papais, vice presidente dell’Ucemi, giunge in un momento particolarmente delicato per il mondo dell’emigrazione italiana. Mentre infatti dallo stesso Presidente del Consiglio giungono indicazioni sulla necessità di rivedere  la legge attuativa del voto all’estero, si attende da un giorno all’altro la ripresa dell’iter parlamentare al Senato della riforma di Comites e Cgie. Un disegno di legge, quest’ultimo, apertamente criticato dall’attuale Consiglio Generale, insieme al decreto che rinvia nuovamente le elezioni degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. In questa situazione ricca di polemiche e in pieno divenire assume una particolare importanza il ruolo del mondo dell’associazionismo in emigrazione che è chiamato a tenere saldi i legami fra le comunità all’estero e la terrà d’origine, nonché alle sfide del rinnovamento generazionale dei quadri sociali e della tutela dei connazionali più deboli ed indigenti. Tutti settori, quest’ultimi,   in cui l’associazionismo cattolico ha fatto da sempre sentire la propria voce, cercando di tenere saldi i principi della solidarietà e della famiglia su cui ha basato la sua azione al fianco delle nostre comunità all’estero. Per tentare di fare il punto sulla complessa attualità dell’emigrazione italiana, senza perdere di vista cosa voglia dire il passato, abbiamo dunque rivolto alcune domande al direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego.

Nel prossimo biennio la Consulta Nazionale dell’Emigrazione sarà presieduta da Luigi Papais. Come commenta questa nomina di un alto dirigente dell’Ucemi?  

Per noi la scelta della Cne è particolarmente significativa essendo Papais legato alla grande tradizione del mondo cattolico fra gli emigranti. Papais potrà dare sicuramente un contributo significativo per quanto riguarda le problematiche che oggi interessano il mondo dell’emigrazione italiana all’estero. Una realtà che sta cambiando e che richiede sul piano sociale, culturale e politico una nuova attenzione.

Da mesi è  stato avviato l’iter parlamentare della riforma dei Comites e del Cgie ed appare ormai certa una revisione della legge attuativa del voto all’estero. Per i nostri connazionali si profila un complesso periodo di cambiamento. Come inquadra questo momento di transizione?

Effettivamente è un momento di transizione per le nostre comunità nel mondo. Credo comunque che alcune tematiche legate all’emigrazione, sempre seguite con attenzione dal nostro mondo, come i ricongiungimenti familiari, il voto all’estero e l’associazionismo, rimangano ancora oggi centrali. Per quanto concerne i ricongiungimenti non bisogna dimenticare che un’emigrazione legata soltanto all’esperienza lavorativa e lontana dal concetto di famiglia risulterebbe senz’altro debole. Anche la questione della partecipazione e quindi del voto rimane centrale e questo perché di fronte ad un’emigrazione tante volte fortemente precaria e mobile, il tema dell’assunzione di alcuni diritti civili è ancora significativo. Anche l’associazionismo è un elemento importante perché fa in modo che la nostra emigrazione venga accompagnata da tutta una storia culturale, religiosa e sociale che rappresenta un valore aggiunto per le stesse comunità italiane all’estero.  

La proposta di riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, attualmente in discussione al Senato, è stata da più parti criticata per il rischio che finisca con l’essere penalizzato il mondo l’associazionismo in emigrazione. Cosa pensa in proposito?

Noi speriamo che si torni a consideralo importante. E’ chiaro che anche l’associazionismo deve farsi alcune domande su come in questi anni si è mosso e come possa essere ancora fortemente rappresentativo di una realtà. Credo però che sia ancora un elemento importante in ordine proprio alla tutela di alcuni diritti civili politici e sociali degli emigranti italiani all’estero.

La Chiesa è da sempre stata vicina ai nostri emigranti meno fortunati. Connazionali indigenti che, soprattutto in America Latina, hanno ancora oggi bisogno di assistenza. Come si può sviluppare nel futuro questa azione di solidarietà sicuramente non favorita dai recenti tagli alle risorse pubbliche?   

Io credo che ancora una volta il patronato e la Chiesa, che è sostanzialmente l’edificio, la realtà e il luogo della celebrazione all’interno delle nostre missioni cattoliche all’estero, siano due elementi importanti che devono viaggiare insieme. Evangelizzazione e promozione umana. Penso inoltre che oggi i temi del patronato e dell’assistenza siano veicolo e strumento attraverso cui costruire cittadinanza anche all’interno di una realtà europea e mondiale. Questo è un tassello importante su cui investire per quanto riguarda le politiche sociali.

Un’ultima domanda. Vi sono iniziative della Migrantes per il mondo dell’emigrazione italiana su cui lei punta in maniera particolare?

Noi ci stiamo innanzitutto preparando al due dicembre quando vi sarà la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo. Un’indagine che ormai sta diventando tradizionale e che vogliamo far divenire sempre di più uno strumento di consapevolezza di un’altra Italia che è nel mondo e che è comunque un tassello importante per la costruzione dell’unità del nostro paese e, allo stesso tempo,  per la costruzione di un valore aggiunto sul piano culturale. L’emigrazione è sempre stata una grande risorsa, anche di rinnovamento dell’Italia. In questo senso allora credo che il Rapporto Italiani nel Mondo, che noi presenteremo a Roma, in tante città d’Italia ed all’estero, possa diventare uno strumento significativo per rendersi sempre consapevoli del valore di questa esperienza fortemente umana e sociale.(Goffredo MorgiaInform)  

 

 


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