ITALIANI ALL’ESTERO
Da Italiacerca, il portale degli Italiani in Spagna
Andres Montesanto,
artista dei due mondi
Medico di professione e scultore autodidatta, nato in
Argentina e residente a Malaga da oltre 20 anni, è attualmente consigliere del
Comites di Madrid
MADRID - Lo scorso 19 giugno, nel vecchio cimitero di
Benamahoma, un piccolo paesino della provincia di Cadice in
Spagna, è stato inaugurato il primo Parco della Memoria della Andalusia. Per
la occasione è stato eretto un monumento scultoreo di grandi dimensioni, lungo
ben
Orami in pensione, Andres Montesanto, ha abbracciato la scultura come mezzo per esprimere
il suo impegno estetico nella capitale della Costa del Sol, Malaga città che
scelse per vivere nel lontano 1989 appena arrivato dalla sua Argentina natale
con la sua famiglia. Il suo paesaggio e i suoi abitanti hanno notevolmente influenzato
le opere di questo artista autodidatta, che sempre ha lavorato prevalentemente
con il calcestruzzo, in opere di piccolo formato come monumenti di grandi dimensioni.
I suoi "cubi" di cemento, con cui ha sperimentato
diverse consistenze in combinazione anche con altri materiali, ci invitano a
guardare dentro per scoprire strutture che prendono vita nello spettatore. Ha
esposto più volte a Malaga e Velez-Malaga. Ha anche
realizzato diversi monumenti e sculture in programma nomadi, situati in diverse
parti della provincia di Malaga e un po’ in tutta
In questi ultimi cinque anni ho incontrato Andres tante volte in occasione delle riunioni del Comites, essendo entrambi consiglieri, e durante gli
incontri con la comunità italiana e i ricevimenti ufficiali organizzati dall'ambasciata
d’Italia a Madrid, dal Consolato o dallo stesso Comites
sia a Madrid che a Malaga, a cui sempre ha partecipato accompagnato dalla moglie,
però fino ad oggi non mi ero reso completamente conto della forza comunicativa
delle sue opere e della loro originalità.
Ho voluto intervistarlo personalmente per capire meglio
la sua arte, conoscere la sua storia e i suoi sogni.
Andres, tu sei nato in Argentina e hai vissuto
gli anni duri della dittatura di quel paese. Cosa hai sentito quando ti hanno
incaricato questo lavoro e la tua opera ne ha tenuto conto o no?
Ai tempi della dittatura militare Argentina, io vivevo
nella Patagonia, molto lontano da Buenos Aires e praticamente estraneo a quello
che succedeva. Fortunatamente non ho nessuno dei componenti della mia famiglia
o amici tra i " desaparecidos", purtroppo alcuni si furono torturati.
Fu proprio l'anno scorso, quando iniziai a interessarmi
del tema e delle persone scomparse nella Guerra Civile Spagnola, per cui decisi
di utilizzare la mia arte come strumento di denuncia contro la barbarie e per
la giustizia con le vittime.
Tu sei un medico oramai in pensione che si dedica a tempo
pieno alla creazione artistica. Dici di essere autodidatta e allora raccontaci
come e quando nacque questa tua voglia di espressione artistica plastica.
Fin da ragazzo ho sempre ho avuto una certa vena artistica,
ma prima dovetti dedicarmi a studiare per migliorare la situazione familiare,
poi venne la mia propria famiglia e i miei 5 figli, la emigrazione, gli studi
universitari di tutti e cinque, insomma , non c'èra mai tempo per l'arte. Adesso
che sono in pensione, sto vivendo una seconda vita, facendo quello che mi piace
senza condizionamenti economici.
Hai iniziato la tua carriera con piccole sculture e quest’ultima
è credo sia la più grande che hai mai realizzato. Raccontaci come sono arrivati
fino a te i patrocinatori di questo monumento alla memoria storica.
Scelsi come materiale il calcestruzzo perché non ha in
se nessuna elemento di bellezza intrinseca, solo le mani dell'artista che lo
rendono artistico. Sopratutto, puoi lavorare con grandi volumi a costi irrisori,
infatti le mie ultime opere fatte con altri materiali sarebbero proibitive economicamente.
Sei di origini calabresi. Hai mai pensato di regalare
una delle tue opere al paese di origine dei tuoi genitori?
Quando lavorai alla idea della scultura " El emigrante" per il IX Encuentro
de Arte de Genalguacil (provincia di Malaga), pensai
non solo agli emigranti spagnoli, sebbene a quelli italiani come i miei genitori.
Quel lavoro mi ha dato enormi soddisfazioni personali, infatti secondo i critici,
ho saputo trasmettere i miei sentimenti attraverso la mia opera. Mi piacerebbe
tantissimo poter realizzare una opera simile nel paese di Nicotera in Calabria di cui erano originari i miei genitori.
Ho la speranza di realizzarlo prima o poi.
Come italiano in Spagna impegnato nel sociale e come
consigliere del Comites di Madrid rappresenti gli
italiani residenti e nati in Sud America, cosa pensi della italianità?
La italianità, secondo me, è una questione di sangue,
che si diluisce con il passare delle generazioni. Con il tempo, la cultura del
paese dove uno risiede si impone alla eredità culturale ricevuta dai genitori.
Qui in Spagna noi italosudamericani godiamo di una
affinità idiomatica e culturale fortissima con gli spagnoli, e anche se può
sembrare un controsenso, ci sentivamo più prossimi all'Italia quando vivevamo
in Argentina che adesso che viviamo in Spagna.
Disgraziatamente la poca stabilità economica e la insicurezza
propria dell'immigrante non ci ha permesso di trovare la giusta strada per il
reincontro con le nostre radici e anzi sempre abbiamo
avuto la sensazione di “disturbare” nei consolati italiani. La comunità italiana
formata da italianoparlanti e hispanoparlanti si muove tra le critiche mutue e l’indifferenza
totale. La quotidianità ci ha spinto alla totale integrazione nella società
spagnola, allontanandoci dalle nostre origini e ci sentiamo più europei che
italiani.
Oramai sono oltre 20 anni di residenza a Malaga, parlaci
della tua esperienza come cittadino di questa Spagna cosi diversa e differente.
Noi argentini sempre siamo stati accolti bene dalla società
spagnola. Personalmente quando arrivai fui trattato molto meglio qui che nel
mio paese di nascita. A Malaga mi sono sempre sentito accettato e appoggiato
fin dal primo momento sia dalla gente che dalle istituzioni. La mia integrazione
fu semplice e anche per la mia famiglia. In questi 21 anni che ho vissuto in
Spagna ho visto una straordinaria crescita economica e delle infrastrutture
che ha portato questo paese tra i migliori d'Europa. Ma la circostanza di questo
grande sviluppo economico ha provocato che la società perdesse il contatto con
la realtà.
Anni addietro tu fondasti in Andalusia una associazione
di Argentini per aiutare coloro che arrivavano in Spagna alla ricerca di un
futuro e molti di loro adesso non trovando più lavoro fanno la fila nei centri
di assistenza sociale anche solo per mangiare. Che consiglieresti loro di fare,
rimanere o tornare a casa?
Dopo la crisi economica argentina (el
"corralito") molti di quelli che arrivarono
in Spagna non erano sufficientemente preparati né informati sulla realtà spagnola.
L’illusione gli fece credere di incontrarsi in un paese ricco e con grandi di
opportunità di lavoro per migliaia di famiglie, che poi invece si trovarono
di fronte allo scenario opposto. La maggior parte di coloro che non trovarono
un posto in questa società già sono tornati a casa. Quelli che ancora rimangono
dovranno analizzare i loro affetti, le possibilità di sviluppo, il futuro dei
loro figli e gli aiuti che possono ricevere e quindi ciascuno dovrà fare la
propria scelta. Solo posso dare un consiglio: informarsi bene prima di fare
il passo.
Se dovessi tornare indietro cosa cambieresti della tua
vita?
Se non avessi commesso tutti gli errori che ho fatto,
oggi forse non avrei questa visione della vita. In generale sono soddisfatto
e sopratutto sono estremamente grato a ciò che la vita mi ha regalato: mia moglie,
i miei cinque figli e i miei nipotini. (Pietro Mariani*-Italiacerca/
* Editore di
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