INFORM - N. 123 - 25 giugno 2010


RASSEGNA STAMPA

Su “Il Tempo” un articolo del ministro degli Affari Esteri

Franco Frattini: “Guillet, il cosmopolita”

 

ROMA - Si direbbe che Amedeo Guillet, nell'arco di una sola, lunga esistenza, abbia vissuto diverse, intensissime vite. Tutte caratterizzate da un tratto comune, da un filo conduttore: l'etica del servizio.

Tuttavia, nelle multiformi manifestazioni di questa motivazione fondamentale e fondante di tutto il suo profilo - quella militare prima, quella diplomatica in seguito - Guillet non ha mai consapevolmente alimentato il mito dell'eroe. E’ stato ciononostante considerato tale, ma in termini diversi da quelli epici e tradizionali. Guillet - a dispetto del nome di battaglia di Comandante Diavolo attribuitogli durante la campagna in Africa Orientale - è stato un eroe “empatico” , vale a dire una personalità sempre curiosa dell'alterità, anche quando questa gli si presentava sotto le spoglie del nemico.

In un modo originale, Guillet ha coltivato un sentimento di rispetto nei confronti degli uomini e dei popoli di diverse culture. In fondo, persino in circostanze belliche, anche nelle scelte più controverse e complesse, Amedeo Guillet ha rappresentato l'antitesi dello scontro di civiltà teorizzato, molti anni dopo il suo ritiro a vita privata in Irlanda, da Samuel Huntington. Questi aspetti del suo carattere e del suo retroterra culturale e familiare - anch'esso composito, tra nord e sud, tra Italia monarchica e Italia repubblicana, disciplina militare e competenza diplomatica - ne hanno fatto una sorta di cosmopolita patriottico, un convinto sostenitore dell'identità italiana ed al contempo una personalità consapevole che il pluralismo delle culture costituisce una potenziale ricchezza e non un'ineluttabile criticità.

La gran parte della carriera diplomatica di Guillet si svolse nel Mediterraneo e nei Medio Oriente (Egitto, Yemen Giordania, Marocco), regione cruciale per gli interessi ed i valori dell'Italia e dell'Europa, in un arco temporale (gli anni 50 ed i primi anni 60) durante il quale da un lato maturava e si approfondiva il duro confronto arabo-israeliano, dall'altro i movimenti pan-arabisti o ispirati al nazionalismo arabo tendevano a liberarsi, pur tra sussulti insurrezionali e percorsi autoritari, degli ultimi condizionamenti dell'epoca colonia le. Guillet seppe ben profilare il ruolo dell'Italia in questa regione cruciale, capitalizzando anche su una profonda conoscenza dell'area acquisita nel periodo pre-bellico.

Non meno rilevante fu la sua missione in India, nel momento in cui il subcontinente assumeva un ruolo crescente nel Movimento dei non-allineati, e iniziava a forgiare quel profilo di global player che oggi la sua inclusione nel G-20, in ben altro contesto e con obiettivi più costruttivi, gli riconosce e gli sollecita.

Come diplomatico, Guillet fu abilissimo nel coltivare rapporti, aprire nuovi canali di comunicazione e di dialogo, stabilire intese produttive e durature. Passato attraverso il tragico crogiuolo della guerra (anzi, di numerose guerre), seppe bene operare per la pace.

Un uomo, insomma, di formazione al contempo antica e modernissima, che ha vissuto più di un secolo, tra due secoli e due millenni, rimanendo sempre contemporaneo alla sua epoca. (Franco Frattini- Il Tempo del 25 giugno 2010)

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