OPINIONI
Giovanni
Longu da Berna
BERNA - In diverse
epoche, movimenti irredentisti italiani hanno rivendicato il Ticino fino al
San Gottardo per il completamento del territorio nazionale. Nei 150 anni di
storia delle relazioni italo-svizzere, non credo invece che si sia mai posta
seriamente per
Ipotesi balzana di qualche paranoico isolato, dirà forse qualcuno. E invece no, si tratta di una vera e propria mozione parlamentare depositata il 18 marzo 2010 dal deputato Dominique Baettig del partito di destra UDC (Unione democratica di centro) e sostenuta da altri 28 parlamentari.
La richiesta dei
29 fantasiosi rappresentanti del popolo svizzero era formulata in modo per così
dire garbato, per non correre il rischio di indisporre la vicina Penisola e
far accusare
Nel proporre alle Camere di respingere la mozione, il 19 maggio 2010 il Consiglio federale motivò il suo parere in questi termini: «Una revisione della Costituzione federale che permetta alle regioni limitrofe al nostro Paese di unirsi alla Confederazione svizzera costituirebbe un atto politico ostile, che gli Stati vicini potrebbero considerare, a giusto titolo, provocatorio e nuocerebbe gravemente alle relazioni con i Paesi in questione. Una tale revisione non sarebbe soltanto politicamente inopportuna, bensì anche problematica sul piano del diritto internazionale. Violerebbe infatti le regole fondamentali del diritto internazionale, che non riconosce un diritto generale alla secessione. Il diritto di secessione costituisce soltanto l'ultima ratio in circostanze eccezionali, che evidentemente non sono date nella fattispecie».
Quando durante il suo esordio in Parlamento (21 giugno 1921) Mussolini ebbe a sostenere, contraddicendo il primo ministro Giolitti, che l’Italia non era ancora completata, perché il suo confine naturale a nord arrivava al San Gottardo, provocò l’irritazione generale dei Ticinesi, tanto che il Governo federale dovette protestare energicamente con Giolitti, che si affrettò a smentire il neodeputato fascista e fornire le più ampie garanzie sull’integrità territoriale della Svizzera. Solo il quotidiano socialista «Libera Stampa» tentò di sdrammatizzare considerando le affermazioni di Mussolini «una ragliata sonora».
Lo stesso si potrebbe
dire della recente mozione dell’UDC sull’integrazione nella Confederazione delle
regioni limitrofe, con la differenza che stavolta la notizia è passata del tutto
inosservata non solo in Italia ma anche in Svizzera. (Giovanni Longu-