ECONOMIA
Il
presidente della Regione Toscana alla presentazione del Rapporto Irpet sulla
situazione economica
Rossi: “Non è tempo di immobilismo e di
egoismi”
Al primo posto i giovani, gli investimenti,
la coesione sociale
FIRENZE - «Questo non è il tempo dell'immobilismo e degli egoismi. E' il tempo del coraggio e delle fiducia. Alla politica non si chiede di essere ottimista o pessimista ma di avere determinazione e di avere orientamenti precisi. E noi vogliamo fare le cose, e farle presto e bene». E' stato un messaggio di forte impulso e di grande concretezza quello lanciato oggi dal presidente della Regione Enrico Rossi alla platea riunita all'Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze per ascoltare l'illustrazione del Rapporto 2009 dell'Irpet sulla situazione economica della Toscana.
Al primo posto nelle preoccupazioni del presidente i giovani: «Sono loro le prime vittime della crisi – ha detto Enrico Rossi – giovani che fuori dall'istruzione, dal lavoro, dalla formazione. Dobbiamo pensare a che cosa proporre a questa parte di società. Io mi sono espresso in modo critico sulla manovra del governo, ma se ci vogliono chiamare a discutere sui provvedimenti da prendere per i giovani siamo a disposizione. Per quanto ci riguarda dobbiamo aprire una discussione seria su come utilizzare i forni europei per la formazione, credo anche per sostenere percorsi individuali».
La valutazione
del presidente Rossi circa la performance della Toscana, pur senza sottovalutare
la gravità della crisi, tende a valorizzare alcuni aspetti di ripresa messi
in luce dal rapporto Irpet, relativi ad esempio all'export e alle previsioni
di crescita del Pil «Questo mi fa pensare – ha proseguito – che la prontezza
e la volontà con cui
Rossi è tornato
sul tema della manovra, concordando con il presidente della commissione Finanze
di Palazzo Madama Mario Baldassarri, che ha proposto che tutti i comparti dello
Stato, dai ministeri in giù si accollino la stessa percentuale di taglio, il
5%. «Una manovra più equa e una maggiore concertazione con gli enti locali e
le Regioni – ha proseguito – potrebbe attenuare i rischi rece ssivi. Ma anche
questo non basterà. Bisogna muoversi, agire sui fondi comunitari orientandoli
su progetti specifici piuttosto che spalmarli sul 3% delle imprese, accelerare
tutti gli investimenti pubblici, e per questo abbiamo preso alcune iniziative,
come le proposte di legge per il patto di stabilità regionale e per dotarci
di poteri sostitutivi. Su questo – ha scandito il presidente Rossi – mi impegnerò
con la massima determinazione, secondo il principio di continuità della Pubblica
amministrazione. Non tutto ciò che negli anni scorsi è stato avviato mi convince
fino in fondo, ma i lavori iniziati devono essere conclusi e il mio messaggio,
lanciato con gli strumenti di cui parlavo, è chiaro. Tutto questo non basta
ancora. Abbiamo bisogno di mobilitare il capitale privato, per investimenti
sulle infrastrutture e perché intervenga, sotto il controllo pubblico, nel settore
dei servizi pubblici. Abbiamo infine necessità di mantenere per il futuro lo
stato sociale.
«Bisogna avere
fiducia e trovare nella nostra storia e nella nostra cultura le energie per
andare avanti – ha concluso il presidente Rossi - i prodotti della nostra industria
e della nostra manifattura, che contengono qualità, innovazione e creatività,
possono trovare un importante mercato presso le nuove borghesie del mondo e
nello stesso tempo possiamo salvare e sviluppare la nostra coesione sociale.
In questi anni salari e redditi da lavoro dipendente sono stati fortemente conculcati,
ma senza il loro contributo non s i va da nessuna parte». (