Scomparso Amedeo Guillet, il
“Comandante Diavolo”
Napolitano: “Generoso servitore del Paese in guerra e
in pace”. Frattini: “L’Italia che si appresta a compiere i suoi primi 150 anni
non può e non deve dimenticarlo”
ROMA - A 101 anni è scomparso il barone Amedeo Guillet, il “Comandante Diavolo” dell'Esercito ed uno dei
maggiori protagonisti della storia diplomatica italiana, con oltre un ventennio
da ambasciatore. Tre guerre alle spalle, ferito cinque volte e insignito della
Gran croce dell'ordine militare d'Italia, la massima onorificenza militare,
Guillet è morto il 16 giugno a Roma.
Nato a Piacenza
Trasferitosi nello Yemen, divenne apprezzato consigliere
dell'Imam regnante. Di lì, nel 1943 riuscì a raggiungere l'Italia per battersi
contro i tedeschi nell'ultimo anno e mezzo di guerra. Fedele al giuramento che
lo legava al re, abbandonò la divisa dopo il referendum del 2 giugno e intraprese
la carriera diplomatica che lo portò in diversi Paesi arabi.
Dal 1950 è stato ambasciatore in Egitto, Giordania, Marocco
e India, incaricato d'affari nello Yemen e console aggiunto ad Alessandria d'Egitto.
In Marocco, durante un ricevimento ufficiale, fu coinvolto in una sparatoria
causata da un tentativo di colpo di stato, ma con la sua esperienza militare
mise in salvo alcuni rappresentanti diplomatici. Per aver salvato il proprio
ambasciatore,
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha
espresso in un messaggio alla famiglia la sua affettuosa vicinanza ricordandone
la figura di “uomo, soldato e diplomatico di valore, generoso servitore del
Paese in guerra e in pace”.
Amedeo Guillet “meriterebbe
di stare in un ideale pantheon italiano” secondo il ministro degli Esteri Franco
Frattini. Che ricorda la sua attività, “interprete di quell'anima italiana
capace di servire la pace, la riconciliazione, la reciprocità tra popoli e culture
diverse che ancora oggi molti nostri connazionali interpretano in tanti teatri
di crisi”. “L’Italia che si appresta a compiere i suoi primi 150 anni – ha detto
il ministro - non può e non deve dimenticarlo”.
“Il Ministero degli Esteri ha espresso ai familiari di
Guillet “la più sincera vicinanza”, ricordandone “con
ammirazione e gratitudine” il percorso professionale, e sottolineando che nei
suoi incarichi svolti nelle sedi in Egitto, Yemen, Giordania, Marocco e India,
l’ambasciatore si è distinto “per coraggio, statura morale, brillantezza e fedeltà
alle istituzioni”. (