INFORM - N.119 - 21 giugno 2010


A 101 ANNI…

Scomparso Amedeo Guillet, il “Comandante Diavolo”

Napolitano: “Generoso servitore del Paese in guerra e in pace”. Frattini: “L’Italia che si appresta a compiere i suoi primi 150 anni non può e non deve dimenticarlo”

 

ROMA - A 101 anni è scomparso il barone Amedeo Guillet, il “Comandante Diavolo” dell'Esercito ed uno dei maggiori protagonisti della storia diplomatica italiana, con oltre un ventennio da ambasciatore. Tre guerre alle spalle, ferito cinque volte e insignito della Gran croce dell'ordine militare d'Italia, la massima onorificenza militare, Guillet è morto il 16 giugno a Roma.

Nato a Piacenza il 7 febbraio del 1909, Guillet fu ufficiale di cavalleria del Regio Esercito, campione di equitazione (superò le selezioni per la squadra nazionale che gareggiò alle Olimpiadi di Berlino), ma soprattutto un soldato coraggioso. Veterano della conquista dell'Etiopia nel 1936 e del conflitto civile spagnolo, allo scoppio della seconda guerra mondiale, Guillet si trovava in Africa Orientale italiana dove il Viceré, il Duca d'Aosta, gli aveva affidato il comando del Gruppo Bande Amhara a cavallo, reparto indigeno formato da eritrei, etiopi e yemeniti. La sua attivita' di comando, le sue gesta e la perfetta conoscenza della lingua araba ne fecero ben presto una figura leggendaria e lo trasformarono in 'comandante Diavolo', quando decise di continuare la guerra contro gli inglesi, nonostante la resa ordinata da Roma, radunando attorno a se' un centinaio di fedelissimi ex soldati indigeni.

Trasferitosi nello Yemen, divenne apprezzato consigliere dell'Imam regnante. Di lì, nel 1943 riuscì a raggiungere l'Italia per battersi contro i tedeschi nell'ultimo anno e mezzo di guerra. Fedele al giuramento che lo legava al re, abbandonò la divisa dopo il referendum del 2 giugno e intraprese la carriera diplomatica che lo portò in diversi Paesi arabi.

Dal 1950 è stato ambasciatore in Egitto, Giordania, Marocco e India, incaricato d'affari nello Yemen e console aggiunto ad Alessandria d'Egitto. In Marocco, durante un ricevimento ufficiale, fu coinvolto in una sparatoria causata da un tentativo di colpo di stato, ma con la sua esperienza militare mise in salvo alcuni rappresentanti diplomatici. Per aver salvato il proprio ambasciatore, la Repubblica Federale di Germania gli concesse la Gran Croce con stella e striscia dell'Ordine al Merito della Repubblica. Nel 1975 concluse la sua carriera diplomatica per limiti d'eta'. Il 4 novembre 2000 venne insignito dal presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere di Gran Croce.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso in un messaggio alla famiglia la sua affettuosa vicinanza ricordandone la figura di “uomo, soldato e diplomatico di valore, generoso servitore del Paese in guerra e in pace”.

Amedeo Guillet “meriterebbe di stare in un ideale pantheon italiano” secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini.  Che ricorda la sua attività, “interprete di quell'anima italiana capace di servire la pace, la riconciliazione, la reciprocità tra popoli e culture diverse che ancora oggi molti nostri connazionali interpretano in tanti teatri di crisi”. “L’Italia che si appresta a compiere i suoi primi 150 anni – ha detto il ministro - non può e non deve dimenticarlo”.

“Il Ministero degli Esteri ha espresso ai familiari di Guillet “la più sincera vicinanza”, ricordandone “con ammirazione e gratitudine” il percorso professionale, e sottolineando che nei suoi incarichi svolti nelle sedi in Egitto, Yemen, Giordania, Marocco e India, l’ambasciatore si è distinto “per coraggio, statura morale, brillantezza e fedeltà alle istituzioni”. (Inform)

 

 


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