INFORM - N. 118 - 18 giugno 2010


GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO

Stamani a Roma la presentazione dell’iniziativa “Home – Un luogo sicuro per ricominciare”

L’UNHCR decide di focalizzare la manifestazione sul lungo percorso che resta ancora da compiere per garantire l’efficacia e il successo dell’accoglienza nel nostro Paese

 

ROMA – Si intitola “Home – Un luogo sicuro per ricominciare” la Giornata Mondiale del Rifugiato 2010 presentata stamani a Roma dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in conferenza stampa a Palazzo Rospigliosi.

Un titolo che sottolinea la parte che istituzioni e società dei Paesi d’accoglienza sono chiamate a svolgere affinché la protezione internazionale non si riveli “un titolo onorario, che non ha nulla a che vedere con la vita quotidiana e con le reali necessità e bisogni dei rifugiati; quasi una scatola senza chiave”: questa è l’immagine richiamata dal delegato UNHCR per il Sud Europa Laurens Jolles nell’evidenziare il lungo percorso ancora da fare – in particolare in Italia - su “strategie e mezzi adeguati” di accoglienza.

Jolles ha sottolineato che “non emergono buone notizie” dall’ultimo Rapporto del Commissariato diffuso alcuni giorni fa, una preoccupazione espressa anche nel messaggio inviato per l’occasione dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

“Alla fine del 2009 sono 43,3 milioni le persone in fuga da conflitti, violazioni di diritti umani, guerre e persecuzioni nel mondo. Si tratta del numero più alto dalla metà degli anni ’90 – ha detto Jolles – mentre, allo stesso tempo, il numero di rifugiati rimpatriati spontaneamente, circa 250mila, è il più basso degli ultimi 20 anni”.

L’80% dei rifugiati vive nei Paesi in via di sviluppo – secondo il Rapporto, - prossimi ai territori che sono stati costretti ad abbandonare, “un dato utile a sfatare il luogo comune secondo il quale ci sarebbe un’invasione di questi ultimi nei Paesi industrializzati – avverte il delegato UNHCR.

In Italia sono 55 mila i rifugiati, un numero decisamente contenuto rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea, quali la Germania (che ne accoglie quasi 600mila), il Regno Unito (270mila), Francia (200mila) e Paesi Bassi (80mila). Nel nostro Paese le domande d’asilo presentate nel 2009 sono state circa 17mila, poco più della metà dell’anno precedente, “riduzione –spiega Jolles – che può essere attribuita alle politiche restrittive attuate nel Canale di Sicilia da Italia e Libia, fra cui la prassi dei respingimenti in mare. Il netto calo delle domande di asilo dimostra come questi ultimi anziché contrastare l’immigrazione irregolare abbiano gravemente inciso sulla fruibilità del diritto di asilo in Italia. Una stessa tendenza pare confermata anche nei primi mesi del 2010”.

Tra le domande d’asilo incrementate, quelle dei minori non accompagnati, in particolare afgani, “molti dei quali – chiarisce il delegato UNHCR – hanno ricevuto la protezione internazionale, ma riguardo alla tutela di questi soggetti più vulnerabili – aggiunge - resta ancora molto da fare”. Anche se recenti stime dell’Eurostat evidenziano come il numero di minori afgani non accompagnati richiedenti asilo sia passato dalle 3mila unità nel 2008 a quasi 6mila nel 2009, “un numero rilevante di ragazzi afgani non risulta nelle statistiche – avverte Jolles – perché non ha fatto domanda d’asilo”. In questo caso vanno ad allargare il numero che per la autorità risultano “gli invisibili”, percepiti spesso come fonte di illegalità e insicurezza.

Il 2009 rappresenta un anno difficile non solo per la questione dei respingimenti, ma anche per “la carenza di strumenti di integrazione dei rifugiati già riconosciuti”. Jolles, oltre alla mancanza di una cabina di regina in grado di coordinare le risposte a livello territoriale, mette in luce come, nonostante la drastica riduzione del numero delle domande, il sistema di accoglienza faccia difficoltà in Italia a garantire “riposte adeguate alle esigenze di integrazione dei rifugiati, i quali pur avendo ottenuto finalmente protezione si trovano a vivere in condizioni di grave privazione”.

“Sebbene la legislazione nazionale, in armonia con quella europea e internazionale, preveda parità di trattamento tra rifugiati e cittadini italiani riguardo ad alcuni dei diritti decisi per una piena integrazione nella comunità di accoglienza, quali lavoro, istruzione, assistenza sanitaria e sociale, alloggio – afferma Jolles – tuttavia il concreto godimento di questi diritti è seriamente compromesso da limiti introdotti con provvedimenti locali o carenza di risorse”.

Sul fenomeno dei respingimenti e sulla difficoltà di garantire strumenti efficaci per un’effettiva integrazione dei rifugiati si sono soffermati anche Gianfranco Schiavone e Berardino Guarino, del Tavolo Nazionale Asilo. Schiavone ha ricordato come il diritto di asilo sia innanzitutto il diritto di accesso alla procedura di richiesta di protezione, “possibilità di fatto negata ai respinti in mare, che non vengono neppure identificati, come invece sarebbe richiesto dal regolamento Schengen”. Egli richiama le istituzioni europee ed  italiane a vigilare “affinché non si giunga ad episodi incresciosi di mancato soccorso in mare o mancato pattugliamento e intervento nelle situazioni di difficoltà che coinvolgono i migranti in viaggio verso le nostre coste”.

“La possibilità o meno di integrazione resta legata a fattori individuali, non esiste un modello di integrazione proposto dallo Stato italiano – afferma Anilda Ibrahimi, scrittrice e giornalista di origine albanese che esprime anche disagio per l’aumentare di atteggiamenti razzisti nel nostro Paese.

Eraldo Affinati, scrittore e insegnate di lettere alla Città dei ragazzi, comunità educativa alle porte della capitale, ricorda attraverso la lettura di una lettera la vicenda commovente di un bambino afgano a lui affidato per l’insegnamento dell’italiano. “ La lingua è una casa spirituale, la casa del nostro pensiero. Un strumento che deve essere fornito a questi ragazzi, spesso analfabeti della loro stessa lingua di origine, non solo per l’integrazione, - spiega Affinati - ma perché essi possano ricostruire e custodire la propria memoria e, con essa, la propria identità”.

Un esperienza ben riuscita, al termine di numerose difficoltà e vicende drammatiche, a Enaiatollah Akbari, coautore insieme a Fabio Geda del romanzo “Nel mare ci sono i coccodrilli”, in cui ripercorre la sua fuga dall’Afghanistan all’Italia con una leggerezza che può sembrare, alla luce degli eventi, incredibile. “E’ importante che la letteratura riesca a raccontare vicende così difficili in modo da non spaventare il lettore – afferma a proposito del romanzo Geda. – In questo modo il lettore non adotta un atteggiamento difensivo, accorgendosi, magari solo in seguito, della potenza delle cose narrate”.

“Casa è per me il luogo della memoria e del futuro, del progetto – spiega il giovane (probabilmente 21enne) Enaiatollah; - un progetto che può rivelarsi utile non solo ai singoli (rifugiati e non), ma a tutta la società”.

La sfida dell’accoglienza, come ricorda Jolles “riguarda tutti, le responsabilità per la sua buona riuscita non possono che essere condivise tra chi arriva e chi accoglie”.

Nel corso della conferenza, moderata dal portavoce per l’Italia dell’UNHCR Laura Boldrini, sono state ricordate alcune tra le molte iniziative programmate per questa giornata in tutta Italia: due spot che andranno in onda gratuitamente sulle principali reti televisive (“Match” realizzato, tra gli altri, dal creativo Tomek Luczynski, rifugiato polacco, e il secondo con il contributo di Angelina Jolie, ambasciatrice di buona volontà dell’UNCHR), l’illuminazione simbolica di monumenti quali il Colosseo - prevista per stasera – e l’Empire State Building a New York, oltre alla possibilità di dialogare attraverso Facebook con rifugiati di diversi Paesi del mondo.

Inviati anche messaggi di saluto e apprezzamento all’iniziativa da parte dello scrittore Andrea Camilleri e del presidente della repubblica Giorgio Napolitano. “La solidarietà verso le vittime di gravi sopraffazioni, che ripongono nei Paesi liberi e democratici, tra i quali l’Italia, l’ultima speranza per un futuro migliore per sé e i propri figli, - ha scritto Napolitano – rappresenta un obiettivo e un impegno comune, da coniugarsi con la certezza del diritto e con la lotta a tutte le forme di oppressione e discriminazioni”. (Viviana Pansa – Inform)

 


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