INFORM - N. 118 - 18 giugno 2010


INTERVENTI

Una riflessione di mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes

20 Giugno: Giornata Mondiale del Rifugiato

 

ROMA - La Giornata mondiale del rifugiato 2010 riporta al centro dell’attenzione anche delle nostre comunità cristiane il tema dei richiedenti asilo, dei rifugiati e delle altre categorie beneficiarie della protezione internazionale, sempre più all’ordine del giorno in un contesto internazionale in cui guerre, contrapposizioni politiche, religiose, etniche, di genere, come anche disgrazie ambientali, costringono e costringeranno ancora un gran numero di persone a spostarsi dalla propria terra. Attualmente sono più di 15 milioni i rifugiati e più di 40 milioni gli sfollati interni nel mondo. Lo scorso anno sono rientrati a casa e al proprio Paese solo 250.000. L’Italia come Paese di accoglienza può svolgere un compito ridotto rispetto a questa immenso flusso di persone bisognose, ma deve saper rispondere con una maggiore attenzione e una più ampia disponibilità. Purtroppo, invece, in Italia le domande di asilo - anche a causa della politica dei respingimenti - sono passate dalle 30.000 del 2008 alle 17.000 del 2009. 

In questi ultimi anni sono stati notevoli i cambiamenti normativi e procedurali nell’ordinamento giuridico italiano in materia di immigrazione e di asilo, grazie anche alla partecipazione attiva dei principali enti di tutela con una consolidata esperienza nel settore - come Caritas Italiana e Fondazione Migrantes - e al Tavolo Asilo coordinato dall’UNHCR.

Riguardo le statistiche in materia di protezione, si può osservare che nel corso degli anni rispetto alle richieste di asilo, il numero di pareri favorevoli al diritto di protezione umanitaria è progressivamente cresciuto rispetto a quello dello status di rifugiato: per il 2005 su 20.055 domande esaminate, 4.355 i richiedenti hanno avuto il diritto alla protezione umanitaria, 940 lo status di rifugiato e 7.285 hanno visto rigettata la propria domanda. Tale situazione si presenta in modo analogo nel 2006 e nel 2007 anche se con una diminuzione sostanziale delle domande. Nel 2008, anno dell’exploit delle domande presentate (30.145), sono stati 1.806 i riconoscimenti dello status e 2.236 le persone con protezione umanitaria e per la prima volta, 6.312 le persone con protezione sussidiaria riconosciuta, figura che ha contribuito - insieme anche ad altri fattori - ad una diminuzione delle persone che usufruiscono di protezione umanitaria. Nel 2009, infine, il numero complessivo di domande ha conosciuto un significativo decremento, tornando a livelli poco superiori agli anni precedenti. Per quanto riguarda le decisioni, il numero di riconoscimento dello status di rifugiato è aumentato (2.113), mentre è diminuito leggermente quello relativo alla protezione sussidiaria (4.487) e umanitaria (2.143).

I dati comunque dimostrano con chiarezza quanto la figura giuridica della protezione umanitaria, alternativa allo status di rifugiato prima, ed oggi alla protezione sussidiaria internazionale, sia risultata funzionale al sistema di asilo che, altrimenti, non avrebbe potuto essere pienamente applicato.

L’agenzia Onu per i rifugiati ha ricordato che “il respingimento indiscriminato non può essere adottato come misura per contrastare l'immigrazione irregolare via mare” anche perchè, si aggiunge, “tale pratica va a minare la fruibilità del diritto di asilo in Italia come si evince dal drastico calo delle domande d'asilo pervenute nel 2009 (circa 17mila e cinquecento, a fronte delle oltre 31mila nel 2008)”. Riguardo al numero dei rifugiati in Italia l’Unhcr stima che in Italia ve ne siano meno di 50 mila, “mentre - si sottolinea - in altri paesi dell'Unione Europea si passa dai 600 mila della Germania ai 300 mila del Regno Unito”.

Diventa importante, allora, allargare ogni forma di protezione umanitaria che possa affrontare il dramma di milioni di persone in movimento perché costretti da situazioni drammatiche, evitando di abbandonare queste situazioni in due modi: o rifiutando l’incontro respingendo le persone o abbandonandole in situazioni di impossibilità di tutela della stessa vita oltre che dei diritti fondamentali (il caso di rimpatri in Libia da parte dell’Italia o in Afganistan da parte della Gran Bretagna). Ogni forma di abbandono dovrebbe essere fortemente contestato culturalmente e politicamente.  (Mons Giancarlo Perego*-Migranti press/Inform)

* Direttore generale della Fondazione Migrantes


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