INFORM - N. 117 - 17 giugno 2010


SENATO DELLA REPUBBLICA

Il senatore Randazzo Pd) sul rinvio del rinnovo di Comites e CGIE

“Si vogliono delegittimarne gli istituti di rappresentanza elettiva degli italiani all’estero”

 

ROMA – Intervenendo a Palazzo Madama nel dibattito sul rinvio del rinnovo di Comites e CGIE (approvato dalla maggioranza nella seduta pomeridiana del 16 giugno), il senatore Nino Randazzo (Pd), eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide della circoscrizione Estero, ha fra l’altro puntualizzato che “la conversione in legge del decreto-legge per l’ulteriore rinvio delle elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), arrivato in quest’aula dopo l’approvazione della Camera dei deputati, presenta alcuni di quegli aspetti di forzatura, di insensibilità e di illogicità che hanno caratterizzato da un paio d’anni a questa parte le politiche governative per gli italiani all’estero”.

Ed ha proseguito: “Il rinvio del rinnovo dei due organismi elettivi in questione ci viene presentato oggi in appena uno dei due semplici articoli di un disegno di legge dove viene accorpato, nel testo del decreto con discutibili logica e appropriatezza, alle disposizioni di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana. Due temi ben distinti, lontanissimi per loro natura e portata l’uno dall’altro, la cui confusa e precipitosa unificazione tradisce la ormai ben nota volontà di qualche insofferente membro dell’esecutivo – o dell’esecutivo nella sua collegialità - di sminuire l’incidenza della forte e attiva presenza degli italiani all’estero e delegittimarne gli istituti di rappresentanza elettiva”.

“Per prima cosa – ha ancora detto il sen. Randazzo - non esiste assolutamente quella “straordinaria necessità e urgenza” che si attribuisce al provvedimento, dal momento che una riforma, per certi aspetti sostanziale, dei Comites ebbe luogo nel non lontano 2003. In secondo luogo si tratta di un secondo rinvio, portato fino al massimo di dicembre 2012, che verrebbe ad allungare, stiracchiare di tre anni la durata di Comites e CGIE, come per attendere la morte per inerzia dei due organismi, la cui scadenza è stabilita su base quinquennale dalla legge istitutiva. Dovevano essere rinnovati nel 2009, ne fu decretato il prolungamento al 2010, e magari fino a quel punto la situazione poteva sembrare tollerabile, ma ora spingere fino alla fine del 2012 è francamente una forzatura del tutto ingiustificabile e inaccettabile. Mi domando i componenti di quale altro organismo istituzionale tollererebbero prima la proroga di un anno e subito, a tamburo battente, un’altra proroga di due anni, perché nel frattempo se ne contempla, magari, un graduale smantellamento.

Secondo Randazzo la deliberazione del Consiglio dei ministri, si appella ipocritamente alla necessità di “consentire l’approvazione di un provvedimento di riforma degli organi di rappresentanza dei cittadini italiani all’estero mentre il disegno di legge di riforma di Comites e CGIE nella cosiddetta bozza Tofani “è fermo, parcheggiato, arenato in Commissione Affari Esteri ed Emigrazione, e nessuno in possesso di un minimo di buon senso può venirci a dire che ci vorranno altri due anni per licenziarlo in Commissione e portarlo nell’aula del Senato per poi proseguire l’iter, che potrà essere ancora più difficile e contrastato, nell’altra Camera. Tutti, indistintamente, inequivocabilmente, all’unanimità, i componenti dei Comites e del CGIE sparsi nel mondo, chiedono, a gran voce, direttamente e attraverso le conferenze continentali, attraverso l’assemblea plenaria e attraverso il comitato di presidenza del CGIE, che si vada subito, a legislazione vigente, al rinnovo dei due organismi istituzionali”.

Concludendo, Randazzo ha fatto appello “soprattutto ai senatori della maggioranza eletti all’estero, se ce ne sono in aula, perché convincano quanti più possibile colleghi della loro parte a far decadere questo illogico decreto, a respingere questa ulteriore offesa ai nostri connazionali nel mondo”. (Inform)


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