INFORM - N. 116 - 16 giugno 2010


CONVEGNI

All’Università La Sapienza di Roma

“Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”

Rappresentanti di istituzioni, politici e studiosi si confrontano sulle dinamiche migratorie e gli aspetti giuridici della cittadinanza. Fra gli interventi quelli di Franco Narducci e Franco Danieli

 

ROMA – Si è tenuto oggi a Roma, alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza, il convegno “Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”, un confronto tra studiosi, politici e rappresentanti delle istituzioni sul tema dell’emigrazione e della normativa in materia di cittadinanza italiana.

A determinare l’iniziativa, come ha segnalato avviando i lavori Ester Capuzzo, storica dell’ateneo – curatrice del convegno insieme alla geografa Flavia Cristaldi – il decennale della legge n. 379 che consente il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenenti all’Impero austro-ungarico, annessi al Regno d’Italia alla fine della Prima guerra mondiale, ed ai loro discendenti. “Una norma che offre spunti di riflessione interessanti in merito al fenomeno migratorio e consente di collegare immediatamente, per uno studio adeguato del tema, discipline differenti come storia e geografia – ha rilevato la Capuzzo, che fa parte della Commissione interministeriale incaricata del vaglio delle richieste pervenute.

“Si tratta di un’emigrazione a lungo considerata marginale – aggiunge la Capuzzo, - che si è per lo più diretta verso i territori della Bosnia Erzegovina e dell’America latina, ma la cui recente acquisizione nell’ambito della storiografia nazionale è significativa specie per il forte legame identitario che contraddistingue le collettività trentine sparse in giro per il mondo e che possono beneficiare degli effetti della legge” ( i territori in questione riguardano infatti le province di Trento, Bolzano, Trieste, Gorizia, in parte Udine e Belluno insieme all’Istria, Fiume e alcune isole della Dalmazia).

A completare i saluti di rito, l’intervento del rettore della Sapienza Luigi Frati, del pro-rettore Antonello Biagini, che si è soffermato sul ruolo del Risorgimento nel percorso di costituzione dell’identità nazionale italiana, il preside della Facoltà di Lettere e filosofia, Franco Piperno, che ha segnalato l’attualità degli argomenti trattati, il direttore del Dipartimento di Scienze dei segni, degli spazi e della cultura, Paolo Di Giovane e il vice presidente del Comitato di Storia del Risorgimento di Roma, Vincenzo Pacifici.

Nella sessione dedicata ad “Emigrazione e istituzioni” è intervenuto il vice presidente della Commissione Affari Esteri della Camera Franco Narducci (vedi Inform n°116, http://www.mclink.it/com/inform/art/10n11604.htm) il quale, a proposito della legge 379, ha auspicato “si possa arrivare a garantire una proroga dei termini di presentazione della domanda, attualmente stabilito entro il 20 dicembre 2010, iniziativa di cui mi ero fatto portavoce, - ha ricordato - insieme ad altri colleghi, con un apposito provvedimento in Parlamento”. Un provvedimento che potrebbe essere “condiviso da tutte la forze politiche di buona volontà” per evitare una “disparità subita dai trentini, giuliani e dalmati residenti all’estero”.

Per Narducci, è indispensabile riprende in Parlamento il dibattito sulla normativa in materia di cittadinanza, affinché essa possa essere rivista e riformata ad ampio raggio, non solo per quanto concerne i nostri residenti all’estero. “Credo che il nostro Paese debba prendere in considerazione la necessità di adeguarsi ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione – ha aggiunto il parlamentare - contemplando nel proprio ordinamento sia lo ius sanguinis che lo ius soli, riconoscendo dignità di cittadini agli italiani che per vari motivi hanno perso la cittadinanza e accogliendo le persone straniere che si sentono italiani perché hanno scelto il nostro Paese quale luogo di vita, vi hanno intessuto relazioni lavorative ed affettive e ne condividono i principi costituzionali”.

Per il Mae il consigliere politico del Sottosegretario Scotti, Raffaele Celentano, ha riassunto brevemente le caratteristiche della diaspora italiana all’estero e illustrato le funzioni degli organismi di rappresentanza espressi da questi connazionali, Comites e Cgie.  “I riconoscimenti di cittadinanza italiana connessi alla norma 379 sono stati ad oggi 20.000 – ha aggiunto, - e altrettante sono le pratiche ancora in trattazione”. Celentano ha infine auspicato che la memoria dell’emigrazione italiana possa giovare in misura più incisiva all’approccio legislativo con cui si fa fronte oggi all’immigrazione in Italia.

Franco Danieli, già vice ministro degli Affari Esteri nel governo Prodi, ha rimarcato la mancanza da parte delle istituzioni e della politica “di una prospettiva strategica con cui guardare agli italiani nel mondo”, un “elemento fortemente critico” a cui si associa “il drammatico ritardo con cui si predispongono azioni rivolte a questi ultimi”. Una caratteristica ben esemplificata dall’approvazione della modifica costituzionale relativa al voto all’estero, - ha segnalato Danieli - proposta già nell’immediato dopoguerra e attuata solo nel 2001. Un provvedimento il cui regolamento attuativo Danieli definisce “pessimo”, rilevando come gli ultimi episodi di cronaca rischino di condurre ad una sua totale messa in discussione.

Richiama episodi dell’emigrazione italiana via nave il contrammiraglio delle Capitanerie di Porto Cristiano Aliperta, mentre il deputato Sandro Schmidt, proponente la legge 379, invia un messaggio ai presenti nel quale ribadisce le finalità della stessa. Schmidt riferisce però di diverse difficoltà riscontrate prima per l’emanazione del regolamento attuativo della legge e, in seguito, per “cavilli e passaggi burocratici” accusati di rendere farraginoso il riconoscimento della cittadinanza agli aventi diritto. Il deputato suggerisce infine il suo sostegno laddove si vogliano intraprendere “cause pilota” utili ad ottenere il riconoscimento nei casi più complessi e di difficile soluzione.

Per il ministero dell’Interno, il prefetto Angelo Di Caprio giustifica tuttavia il procedimento di verifica, in quanto “dovuto accertamento dei requisiti di legge e non requisitoria”. Anch’egli auspica una revisione della normativa in materia di cittadinanza, tenendo conto dei mutamenti avvenuti dal 1992 ad oggi. “Il criterio della discendenza italiana, utile ad un riconoscimento dovuto ai residenti all’estero e sancito dalla legge del 1992, non deve andare a scapito della naturalizzazione di quegli immigrati che hanno scelto l’Italia come Paese d’adozione, condividendone valori, diritti e doveri -  afferma Di Caprio. “Una riforma organica della materia è tanto più indispensabile – conclude - quanto anche in sede di Unione Europea si chiede la progressiva armonizzazione dei codici giuridici degli Stati membri sul tema”.

Per la Commissione interministeriale sulla legge 379 interviene anche Giuseppe Ascrizzi, del ministero dell’Interno, che evidenzia le difficoltà per i connazionali interessati alla norma di risalire a storie individuali e familiari così datate nel tempo. “La Commissione è però ben consapevole che dietro ad ogni istanza presentata vi è una persona – afferma Ascrizzi – e conta di velocizzare, con l’adozione della posta elettronica certificata, il vaglio delle richieste”. La PEC potrebbe infatti rendere più veloce la forma di comunicazione oggi esistente con le strutture consolari.

Invia una messaggio ai partecipanti al convegno anche Laura Garavini, deputata eletta nella ripartizione Europa, che, auspicando un’ampia riforma in materia di cittadinanza, segnala come il testo di legge attualmente fermo in Commissione Affari Costituzionali della Camera non includa però questioni e aspetti legati alle problematiche di riacquisto e riconoscimento più sentite dai cittadini residenti all’estero.

Per l’Ambasciata del Brasile in Italia, infine, Maria Caterina Pincherle ricorda come il Paese sud americano sia stato una delle mete principali dell’emigrazione italiana e come la nostra collettività si sia ben integrata in un contesto sociale che a sua volta promuove, anche a livello internazionale, i valori dell’inclusione e della tolleranza.

Al termine della mattinata è stata inaugurata una mostra sul tema allestita in collaborazione con l’associazione Trentini nel mondo presso la Biblioteca di geografia della Facoltà, al I piano. L’esposizione rimarrà aperta sino al 18 giugno. (Viviana Pansa – Inform)


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