STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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“Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti
Uno spettacolo inconsueto al teatro Coliseo
BUENOS AIRES - Un fuori programma non certo gradevole al teatro Coliseo durante la celebrazione della Festa della Repubblica, organizzata dal Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, dall’Istituto Italiano di Cultura, dal Comites di Buenos Aires e dalla Facia, venerdì scorso. Pubblichiamo a parte la cronaca dell’evento di Walter Ciccione (Festa della Repubblica al Coliseo: Una celebrazione con tante luci e alcune ombre). Lo spettacolo inconsueto, cui facciamo riferimento nel titolo, riguarda la contestazione di una parte del pubblico nei confronti del senatore Esteban Caselli, il quale indispettito, ha interrotto il suo discorso e sceso dal palcoscenico, è andato via dal teatro Coliseo.
Il programma filava più o meno secondo quanto previsto, al di là di qualche papera del presentatore.
Aveva parlato il Console generale Giancarlo Curcio, in quella che dovrebbe essere la sua ultima celebrazione a Buenos Aires, prima di lasciare questa sede consolare per insediarsi nella sua nuova destinazione. Come aveva annunciato in varie occasioni, la riunione è stata anche di celebrazione dell’obiettivo raggiunto di azzerare tutto l’arretrato di domande di cittadinanza inevase per anni.
Aveva parlato
il presidente del Comites Graciela Laino che ringraziava il Console generale
e i suoi collaboratori per il lavoro svolto, consegnando una targa a testimonianza
di tale riconoscenza. Quindi saliva sullo scenario il senatore Caselli, il quale
elogiando il presidente del Consiglio Berlusconi e la situazione economica dell’Italia
veniva contestato da una parte del pubblico, fino a decidere di scendere dal
palcoscenico e andare via dal teatro, accompagnato fino all’uscita dall’ambasciatore
Si dirà che anche le contestazioni nei confronti di un senatore sono un modo di esprimere dissenso politico ed è vero. Ma ci sono luoghi e circostanze per farlo e non era certamente la celebrazione della festa nazionale italiana. Non era il luogo e il momento adatto, specialmente perché per noi, italiani in Argentina, la festa del 2 Giugno è diventata una festa di unità e di fratellanza, grazie allo sforzo dei dirigenti che ci hanno preceduto, che hanno saputo superare le barriere delle ideologie, i muri di separazione eretti in Italia nella prima metà del secolo scorso e crollati da noi prima che nel Belpaese.
Festa di unità grazie alla predica di molti che avevano sofferto le divisioni e così è stata per la nostra collettività da almeno trenta quarant’anni. Se qualche volta, qualche persona o settore ha voluto manifestare dissenso, lo ha fatto non partecipando alla celebrazione, rispettando però quanti volevano ricordare l’anniversario della nascita della Repubblica, gli invitati e i rappresentanti dello Stato italiano.
Intendiamoci, per contestazione intendiamo mormorii, qualche fischio, qualche frase di dissenso gridata in faccia al senatore. Ma non erano, insistiamo, né il luogo né il momento per farlo, anche perché tra gli invitati c’erano autorità argentine che, oltre al momento scomodo che hanno dovuto sopportare, possono farsi un’idea sbagliata della nostra collettività.
Anche se a qualcuno può aver disturbato il fatto che il sen. Caselli abbia dimostrato di non aver ancora imparato a leggere correttamente in italiano. Anche se il sen. Caselli ha dimostrato di non saper distinguere tra una celebrazione nazionale - e quindi di tutti - e un comizio di partito, ripetendo l’errore delle precedenti celebrazioni della Festa della Repubblica. Anche quando il sen. Caselli ha così dimostrato - ancora una volta - di non conoscere la comunità italiana in Argentina che dice di rappresentare a Palazzo Madama.
Ma non erano né il luogo né il momento per esprimere dissenso nei riguardi del sen. Caselli.
Probabilmente è un’altra conseguenza non prevista e non voluta della politicizzazione partitica della nostra comunità.
Ma