INFORM - N. 116 - 16 giugno 2010


CGIE

Nardelli: “In atto uno svuotamento delle istanze democratiche degli italiani all’estero”

 

BUENOS AIRES - Alla vigilia della riunione continentale del CGIE, “Tribuna Italiana” ha intervistato il vice segretario generale del Consiglio generale degli Italiani all’estero per l’America Latina, ing. Francisco Nardelli. Ecco l’intervista.

Perché una riunione continentale del CGIE così presto e a Buenos Aires?

Il CGIE nell'ultima seduta plenaria, ritenendo ingiusto ed inaccettabile il decreto che rinvia ancora una volta le elezioni di Comites e conseguentemente CGIE, ha deciso di anticipare le riunioni continentali previste per il secondo semestre, in modo da poter dimostrare al governo la posizione degli organismi di rappresentanza e della stessa collettività in riguardo.

La scelta di Buenos Aires, è stata fatta perché qui risiede la più grande collettività italiana dell'America Latina.

L'urgenza e data perché è in atto uno svuotamento delle istanze democratiche degli italiani all'estero. Qualsiasi riforma o cambiamento che metta in discussione l'esistenza di un organo di rappresentanza mette, giocoforza, in discussione i termini della democrazia: andando a toccare direttamente la possibili di rendere più o meno accessibili i propri diritti. Per questo motivo il momento è cruciale, dobbiamo stare attenti e lavorare assieme affinché non siano i cittadini coloro che vengano danneggiati dalle modifiche normative.

Perché partecipano anche i presidenti dei Comites dei paesi dell'area?

Non solo abbiamo invitato anche i presidenti dei Comites dell'area, ma pure i parlamentari della circoscrizione America Meridionale.

La scelta di invitare tutti i presidenti dei Comites elvetici dell'America Latina, l'abbiamo presa per riuscire per la prima volta nella storia a tenere un plenario di tutti i rappresentanti degli italiani all'estero dell'area continentale, perché la situazione lo merita. Oggi non è solo in discussione la riforma di Comites e CGIE, sono in discussione tutti gli interventi dell'Italia a favore delle nostre collettività. Da quando si è insediato l'ultimo governo stiamo assistendo ad un calo grave dell'attenzione nei nostri confronti. Questo ulteriore rinvio, spostando la data del rinnovo oltre la sua scadenza naturale - secondo la legge vigente - è un chiaro segnale di delegittimazione degli organismi stessi.

Quali gli obiettivi della riunione e i temi all'ordine del giorno?

L' obiettivo cardine è contestare questo rinvio. Perché è inaccettabile che un organismo democratico eletto per 5 anni sia prorogato per altri tre invece di essere rinnovato a scadenza naturale, soprattutto perché istituito da una legge dello Stato ancora in vigore che dev'essere rispettata.

D'altra parte soprattutto noi rappresentanti dell'America Latina non possiamo non denunciare la gravità della situazione sociale di tanti anziani emigrati in situazione disagiata. Con i tagli operati nella Finanziaria 2009 sul capitolo pertinente all'assistenza diretta (sanitaria ed economica), si è consolidata una situazione di vero abbandono. E dunque esigeremo che nonostante le conosciute difficoltà economiche e finanziarie che vive l'Italia, sia protetta questa fascia sociale che senza dubbio è la più debole tra tutti gli italiani.

Per ultimo, approfitteremo l'opportunità di questa seduta plenaria della rappresentanza per emettere un documento con le nostre posizioni per contribuire al dialogo nella prospettiva della riforma. Voglio chiarire che il CGIE non è contro la riforma, anzi, è stato il primo organismo a dichiarare che alla luce della presenza in Parlamento di rappresentanti degli italiani all'estero ci voleva un aggiornamento del sistema per ottimizzare le potenzialità e garantire una rappresentanza seria e consolidata. Però non capiamo perché riformare invece la legge dei Comites che è stata rivisitata già nel ottobre 2003.

Quale sarà il programma? Dove si svolgeranno le riunioni?

La riunione continentale avrà due momenti, il primo nell’albergo El Conquistador in via Suipacha 948, dove si terrà l’apertura giovedì 17 alle 15.30 ed i lavori di dibattito venerdì 18 e sabato 19 mattina.

Il secondo, che per me sarà il più importante, si terrà nel Club Italiano, sabato 19 alle ore 15, dove incontreremo la Collettività, informeremo i risultati dei nostri lavori e protesteremo fortemente contro questa mancanza di attenzione di questo governo nei confronti degli italiani all'estero.

Chi viene dall'Italia a rappresentare il governo? E in rappresentanza di altre istanze tipo segretario generale del CGIE, esponenti di partiti, parlamentari?

Purtroppo il governo non è disposto a dialogare, io credo che a questa riunione continentale, del governo non verrà nessuno, forse qualcuno dell'opposizione. Saremo noi, Comites, CGIE, Parlamentari eletti nella nostra circoscrizione, Associazioni e Collettività in generale che dovremo fare arrivare il nostro forte messaggio.

Io sono convinto che assistiamo a un momento molto duro soprattutto perché inaspettato. Dopo l'elezione dei parlamentari della circoscrizione estero, tutti ci aspettavamo una maggiore attenzione nei riguardi delle nostre collettività. Proprio il Ministro Tremaglia diceva, "finita la stagione delle riforme, arriva la stagione dei diritti!", invece stiamo assistendo ad un forte calo dell'attenzione, e ad una forte diminuzione degli interventi a favore degli italiani nel mondo, non solo nel campo assistenziale, o dei servizi, con una rete consolare sempre con meno risorse, ma pure in quello della promozione della lingua e la cultura italiana.

L'assemblea continentale di Buenos Aires, segue a quelle fatte a Francoforte e a Vancouver. Segue anche all'assemblea generale che si è svolta a fine aprile a Roma, nella quale c'è stato uno scontro particolarmente acceso col sottosegretario Mantica, col quale, tra l'altro, i rapporti continuano ad essere molto tesi. Il CGIE, e anche molti Comites, si sono manifestati durante questi ultimi due anni contro i tagli e in genere contro la politica del governo nei confronti degli italiani all'estero. La domanda è se servono a qualche cosa queste riunioni e i documenti che producono, visto che il governo continua immutabile la sua politica?

Io sono convinto che in democrazia è sempre importante manifestare la propria posizione. Noi come rappresentanti degli Italiani all'estero abbiamo il dovere di esprimere i desideri ed i bisogni delle nostre collettività; non perché un governo o un politico in particolare sia insensibile o la pensi diversamente noi dovremmo tacere. In ogni caso nel futuro ci saranno altri governi che potranno prendere atto di queste manifestazioni e documenti, e dare a loro se lo ritengono opportuno un uso migliore.

L'assetto della rappresentanza degli italiani all'estero così come è oggi, è composto da una prima istanza territoriale (Comites), una seconda istanza di sintesi globale (CGIE) ed una voce in Parlamento (parlamentari circoscrizione Estero). Però è da evidenziare che i primi due organismi sono di carattere consultivo, solo possiamo esprimere pareri e proporre azioni politiche, ecc. Adesso con i parlamentari abbiamo pure la possibilità di presentare disegni di legge in Parlamento però fino ad oggi, nessuno di essi è stato approvato.

Al di là dei tagli, c'è la questione del rinvio, due volte, delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE. Inoltre la bozza Tofani, che sembra essere quella appoggiata dal governo, è in gran parte in contrasto con le proposte di riforma di Comites e CGIE fatte proprio dal CGIE. Potrà il Consiglio modificare il progetto principale sostenuto dal governo? Hanno i Comites e il CGIE la forza per far cambiare rotta al governo sui progetti di riforma?

Sicuramente questa domanda si collega con la precedente. Noi abbiamo solo l'obbligo e la possibilità di esprimere una posizione, quella che noi interpretiamo sia il desiderio dei nostri concittadini residenti all'estero. E’ il Parlamento che ha il dovere - potere di legiferare e dare all'Italia una legge che soddisfi le esigenze dei cittadini e serva allo stesso tempo ad una politica di Stato. In questo contesto noi dobbiamo auspicare e promuovere il più ampio dibattito perché queste nostre posizioni siano almeno considerate nella discussione parlamentare. Infatti alla Camera ci sono alcuni disegni di legge che hanno accolto in grande parte le nostre proposte.

Il governo, o almeno chi lo rappresenta nei rapporti con gli italiani all'estero che è il sen. Mantica, considera superata la rappresentanza delle comunità all'estero attraverso i Comites e specialmente il CGIE. Ma ci sono anche altri settori, anche in seno alle comunità italiane all'estero, che sostengono che con l'elezione dei parlamentari il CGIE non ha piú senso e che i fondi coi quali è finanziato, potrebbero servire per altri scopi. Che ne pensa?

Io credo che purtroppo questo Governo ha reagito non necessariamente contro la rappresentanza degli italiani all'estero, senza dare il tempo a che questa nuova situazione maturasse. Non dobbiamo dimenticare che questo è la prima legislatura per i Comites (istituiti dalla nuova legge nell’ottobre 2003), che abbiamo parlamentari eletti nella circoscrizione estero solo da 4 anni, sebbene abbiamo votato già due volte.

D'altra parte mi pare percepire che alla base della discussione ci sia questa differenza: noi italiani all'estero credevamo che con l'arrivo dei parlamentari eletti nella Circoscrizione estero il nostro sistema di rappresentanza veniva completato. Invece sembra che alcuni politici di questo governo credessero che con il loro arrivo il sistema di rappresentanza sia superato.

Inoltre sono convinto che questo sia una prima fase di un attacco molto più profondo, come Lei bene segnala nella sua domanda. Ci sono già voci (mi chiedo se bene intenzionati) che mettono in dubbio la validità e utilità della rappresentanza parlamentare.

Infine, qua ci vuole un ampio dibattito che metta in luce cosa intende fare l'Italia con il rapporto con le collettività italiane all'estero. Tutta questa situazione evidenzia una mancanza di visione, di chiarezza ed di conseguenza di una vera politica nei nostri confronti.

Specificamente per quanto riguarda l'America latina, o meglio l'America Meridionale, quali sono i rapporti con i parlamentari eletti nell'area? E con i Comites? E con l'associazionismo? Esiste un coordinamento o che dalla continentale di Buenos Aires nasca la possibilità di un coordinamento tra queste realtà?

I rapporti con i parlamentari eletti nell'area sono normali, istituzionalmente abbiamo diversi compiti, e sicuramente per alcuni di loro, quelli eletti per i partiti che oggi formano questo governo è molto difficile, dato che devono giustificare un atteggiamento del governo nei nostri confronti ingiusto ed inaspettato. In ogni modo il rapporto anche cambia secondo le loro sensibilità personali.

Con i Comites dell'area il rapporto è buono, credo che sia migliorato molto da quando il Segretario Generale del CGIE Elio Carozza ha proposto di rafforzare il lavoro delle Commissione Continentali e Tematiche riducendo le plenarie a due. Questo ci ha consentito di allargare i nostri incontri permettendo la loro partecipazione. Une delle cose che sarebbe importante includere nella modifica della legge è prevedere la partecipazione dei consiglieri CGIE agli incontri degli InterComites.

Con il mondo associativo, l'associazionismo, il rapporto è molto buono, gran parte dei consiglieri proveniamo di questo mondo, particolarmente nell'area America latina, e sicuramente questa presenza è ancora più forte nei Comites, ma purtroppo se passasse la riforma così come proposta dalla bozza Tofani, questa presenza verrebbe fortemente minacciata.

Purtroppo un coordinamento non esiste, però credo che questo primo incontro può avviare un dibattito in questo senso. Oggi ci vuole più che mai potenziare le sinergie positive che possono avere queste strutture, che tranne i parlamentari sono tutte strutture del più assoluto volontariato. Il coordinamento dovrà essere frutto di questo dialogo che ancora non è avvenuto in modo organizzato.

Secondo alcuni CGIE e Comites sono screditati a causa della mancanza di risultati e dell'indifferenza del governo nei loro confronti. Ma anche da una distanza crescente con gli elettori, cioè con le comunità che rappresentano. Il rinvio delle elezioni ha l'effetto di erodere ancora di più la loro immagine. Bastano solo le riunioni e i comunicati per dimostrare operatività? Quanto interesse, clamore o reazione nel governo e nella società italiana possono provocare queste riunioni e i rispettivi comunicati? Non avete pensato a qualche azione più eclatante? Qualcuno ha pensato a dimettersi?

Quelli che si esprimono in questo senso, prima di tutto mancano alla verità, proprio l'esistenza dei parlamentari eletti all'estero è l'esempio più palese dei risultati ottenuti.

Questi sono attenti a snaturare la discussione, che deve essere se gli italiani all'estero hanno il diritto ad avere almeno una voce democraticamente eletta per rapportarsi con i consoli e le autorità locali, con lo Stato ed altre istituzioni (come p.e. le Regioni e Provincie Autonome) ed una voce in Parlamento. Perché la vera discussione è questa, non dobbiamo confondere le cose, i parlamentari della Circoscrizione estero sono solo il 2 % in ogni ramo del Parlamento, non è la percentuale di rappresentanza che occorrerebbe per 4 milioni di cittadini in Italia. Allora chi vuole sopprimere o ridurre alla minima espressione Comites e CGIE escludendo il mondo associativo da questo ambito e dichiarando che la rappresentanza parlamentare è più che sufficiente, solo vuole toglierci il diritto ad esprimere i nostri bisogni, aspettative e desideri in un ambito istituzionale.

Il taglio al contributo per la stampa italiana all'estero entra in questa manovra di non voler ascoltarci.

Dimettersi in questo contesto solo servirebbe al gioco del governo. Quando si richiama il dovere di rinnovo elettivo, infatti, nessuno difende una poltrona perché saranno gli elettori a decidere democraticamente chi comporrà questi organismi. Se il Governo non ci vuole più, abbia il coraggio di sospenderci. Noi continueremo a fare il nostro dovere, che è rappresentare le nostre collettività negli organismi nei quali siamo stati eletti.

Vuole aggiungere qualche altra cosa?

Infine voglio dire che il CGIE, solo esige che venga rispettata la legge in vigore, che non è un intento di perpetuarsi ma di garantire il rispetto che organismi democratici istituiti dalla legge meritano. Questo è un tentativo di delegittimare le istituzioni e creare una grande confusione per poter ridimensionarle in senso riduttivo senza grandi reazioni.

Se questo Governo vuole instaurare con le collettività all'estero un altro tipo di rapporto a questo che si è consolidato in più di 30 anni con la nascita dei Co.As.It e dopo, la prima conferenza della emigrazione italiana, e le successive tappe, che lo dica apertamente e ci proponga una politica integrale per avviare un dibattito serio.

Non è solo il rinvio delle elezioni, ci sono i tagli all'assistenza, alla promozione della lingua e la cultura italiana, la razionalizzazione della rete consolare, ecc. Questo è l'azzeramento degli interventi dell'Italia in favore degli Italiani all'estero e compromette seriamente il futuro dei rapporti istituzionali delle nostre collettività con la terra di origine. (Tribuna Italiana/Inform)


Vai a: