INFORM - N. 115 - 15 giugno 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Da “In rete con l’Italia”, maggio-giugno 2010, bimestrale a cura della Direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del MAE

Frammenti di memoria dal Marocco

Intervista a Roberta Yasmine Catalano

 

Quella italiana in Marocco è stata una storia migratoria “minore” in termini numerici, ma non per questo “minore” sotto il profilo umano e storico. Il Consolato Generale d’Italia a Casablanca negli ultimi anni si è impegnato a fondo per riunire i tanti frammenti di memoria attraverso diverse iniziative: la riapertura del Palazzo delle Istituzioni italiane a Tangeri, l’organizzazione di eventi e seminari su esponenti insigni della nostra comunità, una mostra sugli architetti italiani nel Paese e anche la promozione del lavoro della ricercatrice Roberta Yasmine Catalano raccolto nel libro: “Schegge di Memoria, gli Italiani in Marocco”. “In rete con l’Italia” l’ha intervistata.

Come è nata l’idea di scrivere un libro sulla comunità italiana in Marocco?

Ho trascorso da piccola e adolescente 15 anni in Marocco, un Paese che mi è rimasto sempre nel cuore, tant’è che appena posso ci ritorno. A Casablanca ho frequentato la scuola italiana e sono venuta in contatto con la comunità dei nostri connazionali. Una comunità da sempre amata e rispettata, che ha contribuito non poco a far crescere il Paese. Nell’edilizia, come nella costruzione delle infrastrutture, nell’artigianato come nell’agricoltura gli italiani si sono distinti per la loro professionalità e il loro calore. In molti cantieri si parlava italiano, o meglio i vari dialetti, soprattutto del Sud Italia. Ma di tutto questo si sa ben poco, ed è proprio per dar voce a questo pezzetto di storia dell’emigrazione italiana che nasce il mio lavoro.

Quale periodo storico è stato considerato nella sua ricerca?

Sono partita addirittura dal 1100, risalgono infatti a quell’epoca le prime relazioni commerciali tra Italia e Marocco, che comportavano viaggi e spostamenti di persone tra i due Paesi. Ho trovato antichissimi documenti in proposito negli archivi storici, sia in Marocco che in Italia. Ma è soprattutto tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XX che il fenomeno migratorio verso il Nord Africa prende corpo, prima verso la Tunisia e poi verso il Marocco. Si tratta soprattutto di gente povera che proviene dal Sud Italia. In particolare nel corso del 1800 il flusso dalla Sicilia è altissimo. In seguito alla filossera, che dilania i vigneti dell’isola, nel 1880 si attiva un’emigrazione massiccia verso la Tunisia. Poi, andando avanti nel tempo, tra le due guerre si assiste a una forte tensione nelle relazioni franco-italiane. Gli italiani in Tunisia rappresentavano una comunità molto numerosa, circa 80mila persone, oltre il 60% degli europei presenti, un pericolo per la colonia francese, preoccupata di veder snaturata la propria identità. La Francia impone altissime tasse agli italiani oltre a una forzata naturalizzazione, che consente l’aumento del numero di cittadini francesi in Tunisia. C’è chi parte per l’America e chi invece si dirige verso il vicino Marocco. Intorno al 1930 gli italiani erano 50mila nella sola Casablanca. Questa piccola diaspora è rappresentata non più solo da contadini e operai ma anche da artigiani e commercianti che, poco a poco, si muovono in parte verso altre città come Meknes, Fez, Marrakesh.

Come è evoluta la comunità nel tempo?

Subito prima della seconda guerra mondiale l’emigrazione italiana evolve socialmente in modo rapido e compaiono anche proprietari di negozi, alberghi, trattorie, fabbriche. Poi arrivano anche architetti, medici, insegnanti e giornalisti. La comunità è perfettamente integrata nel Paese ed esprime anche tanti personaggi di spicco nelle diverse professioni.

Oggi la nostra comunità come è rappresentata?

Purtroppo sono rimasti in pochi. Già nel 1956, con l’indipendenza del Marocco, molti italiani tornano in Europa, poi nel 1973 arriva il colpo di grazia con il cosiddetto decreto di “maroccanizzazione” che impone a tutti gli stranieri che possiedono attività commerciali o industriali di cedere il 50% del capitale a persone fisiche o giuridiche marocchine entro il maggio del 1974. Molti figli di emigranti, anzi la stragrande maggioranza, vanno a fare gli studi universitari in Francia. Oggi la comunità italiana si è ridotta a poco più di duemila persone! Certo poi ci sono gli “itineranti”, come ormai dovunque nel mondo, che vanno temporaneamente in Marocco per motivi di studio o lavoro.

Si è basata solo su testi scritti e documenti per scrivere il suo libro?

No, ho fatto anche delle interviste, da cui anche il titolo del libro “Schegge di Memoria”. In Marocco hanno vissuto personaggi famosi come Edmondo de Amicis o Enrico Mattei, che hanno senz’altro contribuito a far sentire orgogliosi tanti italiani residenti in Marocco. Ma è in particolare la storia degli uomini e delle donne comuni che mi ha toccato profondamente. Per esempio la storia di Elisa Chimenti, figlia di un medico napoletano al servizio del Sultano Mulay Hassan, arrivata nel 1890 a Tangeri. Insegnante, studiosa e scrittrice, si prodigò con tutte le sue forze per la comunità italiana e riuscì a far nascere la prima scuola italiana a Tangeri nella sua casa, dove ospitava amici e vicini interessati a studiare la nostra lingua.

L’obiettivo profondo di questo suo lavoro è dunque trasmettere la memoria di queste persone?

Dalle mie ricerche sono emerse storie di sacrifici, di indicibile abnegazione, di fedeltà alla patria, di strenua difesa identitaria. Storie che mi hanno commossa e di cui sono fiera di poter restituire la voce, nella speranza che questo contribuisca a saldare il debito di memoria nei loro confronti. Perché è semplicemente questo che i “vecchi” italiani del Marocco chiedono: di essere ricordati. Dopo aver ripercorso anni e vicende e aver condiviso le emozioni di persone eccezionali, mi auguro che queste possano ottenere giustizia. Che, in questo caso, significa una sola cosa: memoria, riconoscenza. Se riuscirò a riscattare la loro storia, allora tutto il mio lavoro avrà avuto un senso. (In rete con l’Italia/Inform)


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