STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Dal
“Corriere d’Italia” di Francoforte
Germania: Acli, al via il programma di
formazione
FRANCOFORTE - A Francoforte ha avuto luogo un incontro tra il responsabile mondiale delle Acli, Michele Consiglio, la responsabile nazionale per la formazione, Paola Vacchina, il presidente federale delle Acli Germania, il neoeletto Carmine Macaluso e il vicepresidente federale, Salvatore Faraci. Tema: un progetto di formazione per i quadri aclisti. Ne parliamo con Michele Consiglio.
Consiglio,
Cominciamo a parlare del progetto...
Si tratta di un programma di formazione per la nuova classe dirigente uscita dal congresso aclista; un programma per rilanciare la presenza e l’esperienza aclista in Germania. Due gli obiettivi strategici. Anzitutto le Acli devono operare come soggetto nazionale, e devono pensarsi sempre più come una componente attiva della società civile tedesca, pur con profondi sentimenti identitari e con un profondo radicamento nella storia migratoria. Le Acli devono essere in questo senso un soggetto che coivolge e tutela tutti i soggetti deboli della vita sociale. Il nostro contributo deve essere quindi complessivamente dato allo sviluppo della società tedesca.
Questo
cosa significa nella pratica?
Ciò presuppone che le Acli in Germania debbano particolarmente rapportarsi in senso formale e informale con la società tedesca, oltre che con le istituzioni italiane e con gli enti tradizionali dell’emigrazione. E devono rapportarsi con le realtà associative della società di accoglienza.
Questo
vuol dire l’abbandono di una strategia difensiva delle migrazioni? Che ne è
di coloro che invece cercano di difendere lo status?
Non credo che ci saranno forti resistenze a questa prospettiva. Chi ritiene che bisogna limitarsi ad una strategia conservatrice non ha visione del futuro e non è incisivo nelle politiche di integrazione, che sono poi quelle che contano nel futuro delle nostre comunità.
Torniamo
però un attimo sul versante italiano. Siamo di fronte in questi giorni ad una
sorta di punizione nei confronti degli italiani nel mondo. Perché?
Il punto è che
l’Italia non ha una politica di valorizzazione della presenza italiana nel mondo.
Questo lo si può rilevare dalle chiusure dei consolati, dai tagli alla cultura,
alla lingua, all’informazione, fino al nuovo rinvio delle votazioni per gli
organi di rappresentanza. I quali rischiano fortemente un logoramento che li
condurrebbe alla fine. Un rinvio incomprensibile, anche se inserito in un quadro
generale di rinnovo costituzionale degli organi dello Stato. (Mauro Montanari-Corriere
d’Italia, numero di giugno/