INFORM - N.112 - 10 giugno 2010


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it”

Sudafrica 2010: Italia, il ritiro blindato degli azzurri

Tra poliziotti e teste di cuoio, gli allenamenti di Lippi sono off limits per i tifosi

 

E' una Nazionale inavvicinabile, come e più del solito. Se Lippi ha inasprito fin dal suo arrivo nel 2004 le regole sui rapporti tra gli azzurri e il mondo esterno, la combinazione Lippi + Sudafrica ha creato davvero una bolla protettiva attorno alla squadra che vive nell'isolamento tra il Leriba Lodge e il centro di allenamento al Southdowns College, entrambi sulle colline a poca distanza da Pretoria.

Per entrare nell'albergo occorre superare infatti l'unico varco (sbarrato e presidiato) in un muro di cinta sormontato dal filo elettrico e poi si entra in un parco vastissimo: ovviamente il tutto è sorvegliato da una security inflessibile. Quanto al college, l'accesso, quando non c'è allenamento a porte chiuse, è limitato alla tribunetta vicina al campo e solo per gli accreditati: tifosi e curiosi devono restare fuori. Sarà anche per questo che non se ne incontra uno.

Attorno all'Italia lavorano dodici uomini del Viminale con una squadra di esperti dell'antiterrorismo, tre bodyguards di un'agenzia privata e trenta poliziotti sudafricani, anche qui divisi a seconda della specializzazione: bravissime le staffette di scorta al pullman, molto preparati gli specialisti nelle bonifiche che controllano costantemente i mezzi e i locali frequentati dagli azzurri per evitare che ci siano armi ed esplosivi. E' un piccolo esercito che, esclusi i costi dei funzionari e degli agenti italiani, assorbe un dieci per cento dei 6 milioni fissati per la spedizione sudafricana dalla Federazione.

Si dirà che la situazione del Sudafrica lo impone ma in fondo assistiamo soltanto all'inasprimento di un sistema che da una ventina d'anni è diventato la norma per i grandi eventi. La seguono tutte le Nazionali che sarebbero seguitissime, dal Brasile all'Inghilterra, dalla Francia all'Argentina di Maradona che da calciatore predicava il football aperto alla gente. Questo ormai è il calcio. Un bunker con una finestrella: la partita. Meglio se vista alla tv, per non disturbare.(Marco Ansaldo-La Stampa.it, 10 giugno 2010)

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