COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
In vista della Giornata
Mondiale contro lo Sfruttamento del Lavoro Minorile
Alla Farnesina una mostra e un incontro sul dramma dell’infanzia
negata
Belloni: “Fondamentale il contributo dei mezzi
di informazione per la denuncia delle violazioni contro i minori e la responsabilizzazione
di quanti debbono agire”
ROMA – Il minore che lavora come portatore d’acqua in India, il bambino che vende buste di plastica in un mercato della Nuova Guinea, il piccolo che spacca pietre o fabbrica mattoni nel Congo. Queste sono alcune delle immagini della mostra fotografica “Workers. Storie di infanzia negata” di Cristina Francesconi, allestita alla Farnesina in vista della Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile del 12 giugno. L’esposizione, che offre uno spaccato dello sfruttamento del lavoro minorile nel mondo, è stata realizzata nel quadro della campagna internazionale “SCL – Stop Child Labour – School is the best place to work”, con la collaborazione della Commissione Europea. La mostra, che sarà presente alla Farnesina fino al 17 giugno, è già stata presentata in diversi Paesi europei e località italiane.
In concomitanza con l’apertura della mostra si è svolta alla Farmesina una conferenza stampa nel corso della quale si è anche parlato dei dati del recente rapporto dell’ILO sul lavoro minorile dal titolo “Accelerating action against child labour”. Secondo l’indagine vi sono attualmente nel mondo circa 215 milioni di minori sfruttati di età compresa tra 5-17 anni, perlopiù impegnati (60% ) nel settore agricolo, mentre sono 115 milioni i bambini assoggettati alle peggiori forme di sfruttamento, come ad esempio la schiavitù, la prostituzione, e la drammatica esperienza dei bambini soldato (circa 250.000).
L’incontro è stato introdotto da Stefano Piziali, responsabile della sicurezza del CESVI, che ha sottolineato la necessità di mantenere al centro della nostra politica estera la lotta allo sfruttamento minorile e gli altri temi legati al rispetto dei diritti umani. Piziali ha anche auspicato l’erogazione di maggiori risorse sia per la cooperazione allo sviluppo, sia per il sistema educativo, il vero baluardo contro il coinvolgimento dei bambini nel mondo del lavoro e nelle tipologie più gravi di sfruttamento.
Il direttore
generale del Mae per
“Io credo – ha
aggiunto
La necessità di continuare a parlare di questo problema è stata sottolineata anche dal presidente del CESVI, Giangi Milesi che ha inoltre evidenziato come ormai, dopo le prime campagne di denuncia e boicottaggio contro lo sfruttamento del lavoro minorile da parte delle multinazionali, il “sistema Italia” tenda a muoversi in maniera unitaria su queste tematiche, “prendendo sulle proprie spalle la sfida…Oggi – ha aggiunto Milesi - siamo ad esempio qui insieme, pubblico e privato, per una campagna che parte dalla responsabilità sociale delle imprese. In questi anni vi è stata quindi un’evoluzione dei presupposti delle iniziative, mentre i risultati da perseguire sono sempre gli stessi. La strategia – ha concluso Milesi - rimane comunque quella della prevenzione, della valorizzazione della scuola, l’unica possibilità per i bambini di avere un loro sviluppo individuale, e della promozione di progetti di cooperazione internazionale che consentano di fare sistema”.
Furio Rosati del progetto Understanding Children’s Work (UCW), un’iniziativa promossa dalle organizzazioni internazionali Unicef, ILO e Banca Mondiale, ha dal canto suo segnalato come, nonostante un leggero miglioramento del fenomeno, lo sfruttamento lavorativo dei minori sia lungi dall’essere debellato. “Bisogna andare avanti in questa direzione – ha spiegato Rosati - favorendo un lavoro trasversale fra le istituzioni internazionali che si occupano di questo tema. Occorre poi far capire ai governi interessati che la lotta al lavoro minorile è uno strumento essenziale per lo sviluppo economico dei singoli paesi”.
Roberto Salvan, direttore generale dell’Unicef Italia, ha ricordato come il problema dello sfruttamento minorile sia giunto a conoscenza dell’opinione pubblica solo negli anni novanta quando, in occasione del mondiale in Italia, ci si accorse che i palloni di calcio venivano confezionati dai i bambini dei paesi poveri. “Da allora – ha aggiunto Salvan – molto passi avanti sono stati compiuti dalla Banca Mondiale dall’Unicef e dall’ILO per mette insieme risorse,competenze e capacità organizzative atte a decifrare ed inquadrare con esattezza il fenomeno. Una serie di tappe cha hanno permesso di avviare la raccolta delle buone pratiche e di definire i concetti che possono sradicare dall’economia dei vari paesi il lavoro minorile”. Salvan ha anche precisato come a tutt’oggi anche in Italia, sia pure in forme diverse rispetto alla realtà dei paesi in via di sviluppo, il problema dello sfruttamento lavorativo dei minori sia presente. Un paese, il nostro, che dal 2004 non promuove un piano d’azione comune, coordinato fra governo, regioni e comuni, sulle questioni relative ai bambini e ai minori.
L’incontro si
è concluso con l’intervento del vice direttore del Mae per