INFORM - N.111 - 9 giugno 2010


FORUM

Mcl e Ucoii: prove di dialogo a Milano

“Conoscenza e fiducia reciproca le chiavi per sconfiggere la paura e camminare verso una vera integrazione tra Europa e Islam”

 

MILANO – “In un momento in cui la presenza islamica in Europa raggiunge livelli record, sfiorando i 60 milioni di persone, la sfida che si apre è innanzi tutto culturale, prima ancora che politica. Conoscenza e fiducia reciproca sono infatti le chiavi per sconfiggere la paura e camminare verso una vera integrazione che non può essere basata sulla tolleranza, ma ha assoluto bisogno di profondo rispetto reciproco”. E’ quanto emerso dal forum organizzato a Milano dal Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) e dall’Unione delle Comunità islamiche in Italia (UCOII).

“Gli europei hanno paura che l’accoglienza li porti a perdere le proprie specificità di popolo. Di qui la necessità di trovare un minimo comun denominatore socio-politico che consenta ai nativi di fare scelte adeguate e ai nuovi venuti di sentirsi coinvolti” ha detto Carlo Costalli, presidente del Mcl, aprendo i lavori. “L’immigrazione è un fenomeno complesso, fatto a volte solo di cifre inerenti il lavoro e di interessi statistici, ma i tempi sono maturi per aprire inedite finestre di conciliazione culturale”, ha continuato Costalli. “L’immigrato non può disfarsi totalmente della sua cultura di origine e diventare completamente uniforme al cittadino del posto; e neppure può considerarsi realistica la promozione separata della cultura di origine quasi che gli immigrati siano, di per sé, interessati a ritornare (comunque) nei loro Paesi”. D’altra parte “non bisogna sottovalutare che l’Unione Europea è caratterizzata da valori comuni e la politica migratoria è destinata a diventare sempre più comunitarizzata, per cui i principi dell’integrazione vanno modellati sui valori europei condivisi: la dignità delle persone, l’uguaglianza di fronte alla legge, la parità dei sessi, il concetto di società laica come contenitore rispettoso di tutte le differenze religiose, per limitarsi ad alcuni esempi”.  Per Costalli “la lezione difficile da imparare è che anche noi italiani ed europei dobbiamo adattarci ad ‘altri’, riuscendo a capire che le differenze, quando non pregiudicano la convivenza, sono da accettare e rispettare. L’immigrazione, pur con il suo fardello di asperità è un supporto aggiuntivo di stimoli, di risorse, di creatività a livello italiano ed europeo, e anche di equità a livello mondiale: tutto sta nel riuscire a fare rete, autoctoni ed immigrati, e a costruire obiettivi condivisi” ha concluso Costalli.

Izzeddin Elzir, presidente dell’Ucoii, ha invitato a  “non confondere la religione con gli atti che fanno gli uomini: se un musulmano sbaglia non è questione di fede religiosa, è l’uomo che sbaglia. Quando un mafioso viene trovato con tre Bibbie in mano, non dobbiamo imputare la religione cattolica; e così quando parliamo di terrorismo diciamolo apertamente che è ‘terrorismo’ e non è islam. Diversamente finiremmo col capovolgere il concetto di ‘innocenza fino a prova contraria’  facendolo diventare ‘colpevolezza fino a prova contraria’ ”. Elzir, che ha detto di sentirsi “un cittadino italiano di fede diversa”, ha ricordato che è importante “lavorare sì sulla linea giuridica, sulla politica, ma ancor più importante è l’aspetto culturale: bisogna cambiare modo di riflettere per affrontare la paura, che è  reciproca, sia degli autoctoni che degli ultimi arrivati”.

Secondo Vittorio Emanuele Parsi, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, “il concetto di cittadinanza è oggi ormai per noi occidentali un concetto scolorito, annacquato. Per questo è importante riscrivere le regole per definire la cittadinanza, e spetta alla legge dettare tali regole delimitando in modo certo tempi e requisiti”.  Il punto, ha continuato Parsi, è che “noi dobbiamo includere nel muro della nostra polis i nuovi venuti, chiedendo però loro di essere attivi, non solo di essere protetti dalla legge. Ma affinché le porte della città siano aperte, chi arriva deve conquistare la fiducia di chi è dentro. Da questo non si scappa”. Dunque la questione è : “cosa vuol dire conquistarsi la fiducia? Per esempio che il luogo in  cui mi raccolgo e che mi definisce, sia un posto con le mura di vetro, in cui si parli una lingua comune, comprensibile anche a chi sta già è dentro le porte della città. Tutto questo passa anche – ha concluso Parsi– attraverso un’evoluzione del rapporto tra politica e religione”.

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con gli interventi del prof. Paolo Branca, dell’Università Cattolica di Milano, e di Noè Ghidoni, vice presidente nazionale Mcl. (Inform)

 

 


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