FORUM
Mcl e Ucoii:
prove di dialogo a Milano
“Conoscenza e fiducia reciproca le chiavi per sconfiggere
la paura e camminare verso una vera integrazione tra Europa e Islam”
MILANO – “In un momento in cui la presenza islamica in
Europa raggiunge livelli record, sfiorando i 60 milioni di persone, la sfida
che si apre è innanzi tutto culturale, prima ancora che politica. Conoscenza
e fiducia reciproca sono infatti le chiavi per sconfiggere la paura e camminare
verso una vera integrazione che non può essere basata sulla tolleranza, ma ha
assoluto bisogno di profondo rispetto reciproco”. E’ quanto emerso dal forum
organizzato a Milano dal Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) e dall’Unione
delle Comunità islamiche in Italia (UCOII).
“Gli europei hanno paura che l’accoglienza li porti a
perdere le proprie specificità di popolo. Di qui la necessità di trovare un
minimo comun denominatore socio-politico che consenta ai nativi di fare scelte
adeguate e ai nuovi venuti di sentirsi coinvolti” ha detto Carlo Costalli, presidente del Mcl, aprendo
i lavori. “L’immigrazione è un fenomeno complesso, fatto a volte solo di cifre
inerenti il lavoro e di interessi statistici, ma i tempi sono maturi per aprire
inedite finestre di conciliazione culturale”, ha continuato Costalli. “L’immigrato non può disfarsi totalmente della sua
cultura di origine e diventare completamente uniforme al cittadino del posto;
e neppure può considerarsi realistica la promozione separata della cultura di
origine quasi che gli immigrati siano, di per sé, interessati a ritornare (comunque)
nei loro Paesi”. D’altra parte “non bisogna sottovalutare che l’Unione Europea
è caratterizzata da valori comuni e la politica migratoria è destinata a diventare
sempre più comunitarizzata, per cui i principi dell’integrazione
vanno modellati sui valori europei condivisi: la dignità delle persone, l’uguaglianza
di fronte alla legge, la parità dei sessi, il concetto di società laica come
contenitore rispettoso di tutte le differenze religiose, per limitarsi ad alcuni
esempi”. Per Costalli “la lezione difficile da imparare è che anche noi
italiani ed europei dobbiamo adattarci ad ‘altri’, riuscendo a capire che le
differenze, quando non pregiudicano la convivenza, sono da accettare e rispettare.
L’immigrazione, pur con il suo fardello di asperità è un supporto aggiuntivo
di stimoli, di risorse, di creatività a livello italiano ed europeo, e anche
di equità a livello mondiale: tutto sta nel riuscire a fare rete, autoctoni
ed immigrati, e a costruire obiettivi condivisi” ha concluso Costalli.
Izzeddin Elzir, presidente
dell’Ucoii, ha invitato a “non confondere la
religione con gli atti che fanno gli uomini: se un musulmano sbaglia non è questione
di fede religiosa, è l’uomo che sbaglia. Quando un mafioso viene trovato con
tre Bibbie in mano, non dobbiamo imputare la religione cattolica; e così quando
parliamo di terrorismo diciamolo apertamente che è ‘terrorismo’ e non è islam.
Diversamente finiremmo col capovolgere il concetto di ‘innocenza fino a prova
contraria’ facendolo diventare ‘colpevolezza fino a prova contraria’ ”.
Elzir, che ha detto di sentirsi “un cittadino italiano
di fede diversa”, ha ricordato che è importante “lavorare sì sulla linea giuridica,
sulla politica, ma ancor più importante è l’aspetto culturale: bisogna cambiare
modo di riflettere per affrontare la paura, che è reciproca, sia degli
autoctoni che degli ultimi arrivati”.
Secondo Vittorio Emanuele Parsi, docente dell’Università
Cattolica del Sacro Cuore, “il concetto di cittadinanza è oggi ormai per noi
occidentali un concetto scolorito, annacquato. Per questo è importante riscrivere
le regole per definire la cittadinanza, e spetta alla legge dettare tali regole
delimitando in modo certo tempi e requisiti”. Il punto, ha continuato
Parsi, è che “noi dobbiamo includere nel muro della nostra polis i nuovi venuti,
chiedendo però loro di essere attivi, non solo di essere protetti dalla legge.
Ma affinché le porte della città siano aperte, chi arriva deve conquistare la
fiducia di chi è dentro. Da questo non si scappa”. Dunque la questione è : “cosa
vuol dire conquistarsi la fiducia? Per esempio che il luogo in cui mi
raccolgo e che mi definisce, sia un posto con le mura di vetro, in cui si parli
una lingua comune, comprensibile anche a chi sta già è dentro le porte della
città. Tutto questo passa anche – ha concluso Parsi– attraverso un’evoluzione
del rapporto tra politica e religione”.
I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con gli interventi
del prof. Paolo Branca, dell’Università Cattolica di Milano, e di Noè Ghidoni,
vice presidente nazionale Mcl. (