ITALIANI ALL’ESTERO
Replica e controreplica tra Comites di Israele e Randazzo
(Pd) sul blitz della marina israeliana nei confronti della flottiglia di attivisti
filo-palestinesi a Gaza
Una nota del Comitato invita il senatore ad una visione
meno “unilaterale” dell’accaduto, mentre quest’ultimo chiede ai connazionali
di farsi “portatori di moderazione, giustizia e buon senso”
ROMA - Il Comites di Israele interviene a seguito
della vicenda della flottiglia di attivisti filo-palestinesi diretta al porto
di Gaza e delle di
Nella nota diffusa dal Comites, Randazzo viene invitato a formulare posizioni “meno unilaterali e parziali” rispetto alle tensioni tra israeliani e palestinesi e ad intraprendere “una ricognizione in loco che gli permetta di verificare direttamente quali siano le condizioni effettive dei cittadini italiani ivi residenti che egli rappresenta”.
“Gli Italiani in Israele sono una comunità di persone indipendenti, che ragionano e fanno parte di una società democratica – prosegue la nota del Comites, - nella quale esistono diverse idee politiche. Tutti, senza distinzione, auspicano una pacifica, rapida e giusta soluzione al conflitto nel Medio Oriente, che tuteli l’esistenza d’Israele come Stato ebraico e democratico e assicuri a tutte le parti nel conflitto pieni diritti civili nei rispettivi paesi”.
Pur considerando le diverse valutazioni circa gli avvenimenti delle ultime settimane, il Comites ribadisce “fuor di dubbio che la flottiglia era composta da un gruppo molto eterogeneo, comprendente persone convinte in buona fede di compiere un’azione umanitaria e facinorosi mossi da motivazioni bellicose”. Forse coinvolti nella stessa lotta di Hamas contro Israele
La nota ricorda inoltre che gli israeliani, e, fra essi, i cittadini italiani, siano “sottoposti per mesi al quotidiano bombardamento di razzi e missili nella regione adiacente alla striscia di Gaza e nelle regioni settentrionali della Galilea da parte di Hizballah, hanno il dovere di preoccuparsi della propria incolumità”. Tale incolumità viene assicurata – precisa la nota – “con azioni di contenimento e di contrattacco deliberate dal Governo di Israele”.
Tra le azioni di contenimento viene annoverato dunque il blocco navale di Gaza, “determinato – segnala il Comites – dalla necessità di evitare che armi e munizioni di grosso calibro e maggiore gittata vengano sbarcati a Gaza, facendone di fatto un porto iraniano nel Mediterraneo”.
A Randazzo viene quindi ricordato come il tentativo di forzare il blocco del porto di Gaza debba essere considerato alla pari di un atto di guerra “e come tale è stato trattato dalla Marina militare israeliana. Il Comites – aggiunge la nota - deplora e compiange qualsiasi spargimento di sangue avvenuto in seguito all’operazione”.
Il Comitato ricorda infine i molti “atti di barbarie” che “intolleranza, fanatismo e totalitarismo” hanno provocato nell’area medio-orientale, e non solo, e che hanno causato anche la morte di militari italiani impegnati su fronti di conflitto: “l’affondamento di una nave sud-coreana da parte della Corea del Nord - elenca la nota, - le centinaia di migliaia di morti in Iraq per mano di terroristi musulmani, i numerosi morti dell’OLP nel conflitto civile con Hamas, l’uccisione del vescovo di Anatolia da parte del suo autista musulmano, l’uccisione di decine di Copti da parte di estremisti musulmani in Egitto, le centinaia di migliaia di morti in Algeria, la feroce repressione dell’opposizione democratica in Iran”.
Viene, infine, segnalata a Randazzo la detenzione da parte di Hamas di Gilad Shalit, soldato israeliano, cittadino francese e onorario della città di Roma, “a cui viene negata da ben quattro anni ogni visita da parte delle organizzazioni umanitarie internazionali”.
Randazzo, in sede di controreplica, definisce la nota dal Comites “una fluviale replica che deborda dal punto centrale e dalle intenzioni delle mie legittime osservazioni di parlamentare della circoscrizione Estero: se c’è, o meno, giustificazione morale, politica, strategica, per la dissennata barbarica uccisione di nove attivisti filo-palestinesi”.
“Non ho messo in dubbio, neppure alla lontana, l’indipendenza e lo spirito democratico della comunità italiana d’Israele, anche se potrei chiedermi – aggiunge Randazzo, - a quale principio si possa ispirare il rifiuto ufficiale israeliano di una commissione d’indagine internazionale. Ho semplicemente esortato a far pervenire all’Italia, uno fra i Paesi europei più esposti alla turbolenza mediorientale, sollecitazioni per una più incisiva iniziativa di assistenza, intermediazione e pacificazione nella regione dove sono morte pietà e giustizia”.
Mentre il richiamo alle vittime dell’estremismo islamico su altri fronti viene giudicato fuorviante, l’esponente Pd ribadisce il suo accordo alla condanna “assoluta e totale del terrorismo di ogni parte ed estrazione ideologica o religiosa, delle folli minacce alla cancellazione dello Stato di Israele, degli errori ed orrori provocati dal conflitto israelo-palestinese e del brutale isolamento del prigioniero israeliano Shalit”. Condivisa anche “la necessità per gli italiani di Israele di preoccuparsi della propria incolumità”, pur interrogandosi su “quante siano vittime in Israele dei rudimentali razzi palestinesi rispetto a quelle dell’aviazione e dei carri armati israeliani sul fazzoletto di terra di Gaza”.
Randazzo non approva invece “le sommarie caratterizzazioni di facinorosi e terroristi per un buon numero di partecipati alla flottiglia della pace”, formulate nella replica del Comites, e ricorda che, se è giustificato parlare di tutela dell’esistenza d’Israele come Stato ebraico e democratico e assicurare a tutte le parti nel conflitto pieni diritti civili nei rispettivi Paesi, occorre allo stesso modo richiamare “anche il diritto dei palestinesi, a milioni costretti all’esilio in condizioni subumane, ad uno Stato indipendente e riconosciuto da tutta la comunità internazionale, Israele incluso”.
Ciò che preme al parlamentare italiano è quindi la “ripresa, sotto l’egida dell’ONU, di autentiche trattative multinazionali di pace nella destabilizzata e martoriata regione”.
“Senza escludere
mie personali umane carenze, cui spero porre rimedio anche con la guida degli
amici del Comites, quel che solo chiedo ai connazionali in Israele è di farsi
portatori di moderazione, giustizia e buon senso, - conclude Randazzo - non
temendo, se il caso, di dissentire e persino condannare atteggiamenti estremistici
di un governo dai cui atti dipende tanta parte della pace nella regione e nel
mondo”. (