IRAN
Alla Camera, Focus sui diritti umani nel paese ad un anno dalle elezioni politiche
Il testo dell’intervento di Franco
Narducci
ROMA - Oggi nella Sala del Mappamondo della Camera dei
Deputati si è svolto un seminario su “I diritti umani in Iran ad un anno dalle
elezioni del giugno
I lavori sono stati introdotti dal vice presidente della
Commissione Esteri, on. Franco Narducci e, moderati da Luciano Ghelfi del Tg2,
sono intervenuti l’on. Enrico Pianetta, il capo dell’Unità di Analisi e Programmazione
del Ministero degli Esteri, Pasquale Ferrara, il portavoce di “Amnesty International
“ e di “Iran Human Rights”, rispettivamente Riccardo Noury e Zahra Toufigh,
che nell’occasione hanno presentato il loro rapporto annuale.
Franco Narducci, nel suo intervento, ha sottolineato
l’importanza dell’educazione ai diritti umani come presupposto della pace. Inoltre
Narducci ha ricordato che il rispetto che l’Iran chiede per se lo deve anche
al suo popolo.
Di seguito il testo integrale dell’intervento dell’on.
Franco Narducci.
“Sono convinto che sia fondamentale favorire l’educazione
ai diritti umani anche come prerequisito per la pace, ponendo in particolare
l’accento sulle pratiche di riconciliazione in un’ottica di tolleranza e rispetto
reciproco poiché ognuno è nel futuro
Porto i saluti della Commissione affari esteri ai rappresentanti
di Amnesty International, con i quali abbiamo un rapporto proficuo e costante
nei nostri lavori di Commissione, e ai rappresentanti di Iran Human Rights.
Desidero inoltre ringraziare entrambi per il rapporto annuale che redigono:
è uno strumento importante per la politica, per le istituzioni, per la democrazia
e per la società civile e dunque il ringraziamento non è retorico.
Vorrei esordire ricordando i terribili giorni di un anno
fa e le proteste oceaniche che si scatenarono a Theran dopo la grande truffa
elettorale, un imbroglio così lampante e tangibile da scatenare la protesta
di quella parte del popolo iraniano che aveva creduto in una possibilità di
mettere in moto un processo democratico di normalizzazione del Paese attraverso
il voto.
Cosa accadde e le immagini di quelle proteste soffocate
nel sangue è ancora impresso nella memoria di tutti noi: diecine di migliaia
di dimostranti radunati di fronte alla piazza Baharestan per protestare contro
il regime, gli scontri violenti tra i dimostranti e le forze repressive del
regime dei mullah, le centinaia di morti e feriti sotto il fuoco aperto contro
i dimostranti, sono gli aspetti più drammatici che ci ricordano la terribile
repressione delle manifestazioni di un popolo in rivolta contro i brogli elettorali
e deluso nelle sue speranze in un corso democratico.
Di tutto ciò abbiamo elevato a simbolo il sacrificio
di una giovane donna, Neda Agha Soltan, stroncata nella sua giovane vita e nei
suoi sogni. Un anno fa nella manifestazione a Roma in Piazza della Repubblica,
organizzata dall'Associazione dei Giovani iraniani in Italia, il sacrificio
di Neda aveva spinto tutti a chiedere la fine della dittatura teocratica di
Khamenei e a proclamare Neda a simbolo della resistenza e della volontà
ferrea delle donne iraniane di combattere contro il fanatismo e le imposizioni
del potere, di sostenere con tutte le forze la grande rivolta nazionale del
popolo iraniano per rovesciare il regime dei mullah e ripristinare la libertà
in Iran.
Cosa è rimasto di quelle grandi proteste, cosa è accaduto
sul piano dei diritti umani e civili? A queste domande vogliamo dare risposta
avvalendoci soprattutto della presenza di Amnesty International e di Iran Human
Rights.
Sul piano politico dobbiamo purtroppo constatare che
le tensioni non sono diminuite, anzi risultano accresciute; siamo oltretutto
confrontati con le pretese di un regime tanto oppressivo quanto spaventato sul
suo futuro. Un Paese in bilico che continua a predicare la rivoluzione affermatasi
in teocrazia, e che vive stretto nella morsa del regime di Ahmadinejad.
Cosa accadrà il 12 giugno, nel giorno dell’anniversario
delle elezioni che avevano fatto assaporare agli iraniani la gioia della libertà
e di un inizio di rinascente processo democratico? Probabilmente non avremo
molte notizie: i siti internet e i blog così attivi un anno fa sono stati neutralizzati
e la stampa estera relegata ai margini. Non sappiamo cosa conta ancora l’onda
verde iraniana, ma sappiano che una delle spinte propulsive della resistenza,
quella delle donne di Teheran, ha subito pesanti decapitazioni. Le donne che
raccoglievano le firme per la parità dei diritti sono in carcere, sono state
processate, minacciate, licenziate e sottoposte ad una sorveglianza oppressiva.
La battaglia per la parità, iniziata con tanto slancio quattro anni fa da donne
di ogni ceto, religiose e laiche, povere e ricche, si è arrestata.
La situazione economica del Paese è sempre più difficile,
con la disoccupazione in aumento vertiginoso e la voglia di scappare all’estero
di tantissimi giovani, a molti dei quali è stata tolta la possibilità di proseguire
gli studi nelle loro università.
Una società disorientata e in crisi morale come racconta
il bel film “A proposito di Elly” che l’anno scorso a Berlino ha vinto l’Orso
d’Argento.
Nella Di
All’art. 19 del Patto internazionale sui diritti civili
e politici, che fa seguito alla “ “Di
Tale Patto, elaborato dalla Commissione per i Diritti
dell'Uomo ed adottato all'unanimità dall'ONU il 16 dicembre1966, è stato ratificato
dal Parlamento iraniano nel 1975 ed entrato in vigore nel 1976.
Come si vede le notizie che allarmanti che arrivano a
ritmo crescente dall’Iran, lasciano intuire una pesante discrepanza tra i patti
firmati e i comportamenti posti in essere di fronte a una moltitudine di gente,
per lo più giovani, che hanno manifestato per le strade della Repubblica islamica.
Qualcuno ha scritto che l’adesione al Patto sui diritti
civili e politici modifica in senso nettamente positivo il comportamento dello
Stato membro per quanto concerne la tutela dei diritti in oggetto al Patto e
lo dimostra il test fatto tra il 1976 ed il 1993 su 178 Paesi membri.
Pare che questa tendenza non sia valida per alcuni Paesi
come l’Iran che palesemente adottano comportamenti in contrasto con gli obblighi
volontariamente assunti sul piano internazionale. Resta il fatto che purtroppo
non esistono meccanismi giurisdizionali volti a rendere effettivi questi obblighi
assunti visto che nell’ambito del Protocollo facoltativo al Patto sui diritti
civili e politici si prevedono solo comunicazioni da parte di singoli o altri
Stati che segnalano al Comitato per i diritti umani i casi di violazioni e la
risposta si esaurisce in “considerazioni”, da parte del Comitato stesso, rivolte
allo Stato accusato.
Ma sicuramente ciò assume un valore politico e può costituire
premessa per la formazione di una coscienza internazionale sui diritti umani.
Un compito che è egregiamente svolto dalle organizzazioni dei diritti umani
anche mediante la redazione di appositi Rapporti annuali. Essi possono costituire
una base anche educativa al valore dei diritti umani che sia realmente da stimolo
per la costruzione di relazioni internazionali amichevoli e proficue anche sul
piano della politica commerciale. Del resto è noto che da tempo l’Unione europea
adotta una politica della condizionalità nei rapporti commerciali consistente
nel subordinare la conclusione o la prosecuzione di accordi commerciali con
i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani fondamentali, in piena sintonia
con i contenuti del trattato di Lisbona che dà rilievo al principio democratico
dello Stato di diritto ed al rispetto dei diritti umani fondamentali quali valori
unificanti degli Stati membri, tali da ispirare anche le relazioni internazionali
ed in esse quelle commerciali.
Sono convinto che sia fondamentale favorire l’educazione
ai diritti umani anche come prerequisito per la pace, ponendo in particolare
l’accento sulle pratiche di riconciliazione in un’ottica di tolleranza e rispetto
reciproco poiché ognuno è nel futuro dell’altro.
Devo sottolineare che nel corso degli anni il mondo ha
imparato a riconoscere il significato profondo dei diritti umani attraverso
gli occhi di Amnesty International e ritengo che dobbiamo essere tutti grati
all’ottimo lavoro che questa organizzazione ha svolto nel contribuire a ridurre
alcune evidenti violazioni perpetrate in varie parti del mondo, non da ultimo
in Iran.
Penso, tuttavia, che occorra ancora fare molto
affinché si arrivi ad una inculturazione dei diritti umani tale che essi possano
costituire il quadro di riferimento nel quale costruire lo sviluppo e la giustizia.
L’Organizzazione Iran Human Rights, in quest’ottica,
coinvolgendo gli iraniani sparsi nel mondo, potrà svolgere un ruolo determinante
per il bene del loro Paese.
Pertanto, credo sia importante che la comunità internazionale
manifesti solidarietà al popolo iraniano, prevenendo il suo isolamento e favorendo
il flusso di informazioni chiedendo con forza alle autorità iraniane sia il
rispetto della libertà di aggregazione che di stampa nelle sue varie forme.
Nella Commissione esteri abbiamo molto a cuore la situazione dei Diritti umani
in Iran come abbiamo dimostrato sia attraverso l’attività istituzionale svolta,
sia nell’impegno politico di tutti i suoi membri.
Sono convinto che è nostro dovere lavorare sul piano
legislativo ma anche per l’affermazione di una cultura dei diritti umani. Sul
piano politico e diplomatico credo sia fondamentale chiedere, assieme all’Unione
europea, che l’Iran sia coerente oltre che con i Trattati che ha firmato anche
con la sua Carta costituzionale dove all’art. 24 si garantisce la libertà di
informazione e all’art. 26 si tutela la libertà di opinione politica nel
quadro della repubblica islamica.
Credo che, in un momento in cui è in gioco la trasformazione
istituzionale dell’Iran da Repubblica islamica a Stato islamico non democratico,
come ha fatto notare anche il noto filosofo islamista iraniano Soroush, sia
importante valutare con l’Unione europea l’opportunità dell’invio di osservatori
internazionali con il compito di riferire in sede ONU sull’accaduto.
In un quadro così complesso dove la vita umana rischia
di soccombere per la realizzazione di disegni politici penso che le indicazioni
che verranno da questo seminario saranno utile strumento di lavoro assieme al
rapporto che ci offrono Iran Human Rights e Amnesty International”. (