INFORM - N.109 - 7 giugno 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Sul Messaggero di sant’Antonio, edizione per l’estero, l’indagine di Anna Maria Zampieri Pan sulla stampa italiana in Canada ai tempi del fascismo

La gloria e il trionfo… a parole

Dopo l’Italia del Canada del 1911 e L’Eco d’Italia del 1955, una breve rassegna di un periodico pubblicato a Vancouver tra il 1936 e il 1940

 

VANCOUVER - L’indagine che sto conducendo sulla stampa italiana nell’ovest del Canada, per informazione dei lettori ma anche in preparazione della Mostra del centenario (1911-2011) in cantiere nello spazio museale del locale Centro culturale italiano di Vancouver, prosegue con la rassegna di un periodico comunitario, nato in piena epoca fascista, ed esauritosi nel giro di quattro anni.

Interessanti, talora stupefacenti, le sorprese riservateci. La prima copia de L’Eco Italiana è datata all’inglese (Friday, October 9, 1936) forse in ragione del contenuto bilingue del giornale: quattro pagine in formato tabloid. Costo di una copia: 5 cents, abbonamento annuale: 1 dollaro.

L’Eco Italiana indica come proprietari Giulio Trevisiol, Leo Cecarini e Louis Marino, ma se ne parla tuttora come della creatura di Bruno Girardi, il capo-cordata che in qualità di direttore- editore lo gestirà l’anno dopo, nel 1937, denominandolo L’Eco Italo-Canadese, questa volta con periodicità settimanale.

Nella copia d’origine, quella del 1936, il foglio si definisce «Only Italian Semi-Montly Newspaper

Published in British Columbia», il solo giornale semi-mensile pubblicato nella British Columbia.

Ciò fa supporre la cessata circolazione, in quegli anni,  del glorioso primogenito della stampa italiana prodotta a Vancouver, e cioè dell’Italia del Canada risalente al 1911 (*)

La dichiarazione d’intenti dell’Eco Italiana, rivolta a «tenere più compatta e unita la fratellanza italiana della  colonia di Vancouver» – all’epoca di poche migliaia di persone – è contenuta in un editoriale nel quale, tra  l’altro, si afferma che «non avendo nessun soggetto politico da trattare,  questo giornaletto avrà l’aspetto di pura neutralità».

Ci sia permessa una  riflessione: come possa un giornale,  sia pure comunitario, dichiararsi  neutrale, è tutto da dimostrare. Un conto è l’autonomia da poteri e pressioni esterne; un altro è la neutralità, che significa rinuncia a pronunciarsi nei confronti degli eventi sia della società d’accoglienza che di quella di nascita o d’origine. La veste grafica di un giornale, l’impaginazione, la scelta delle fotografie, la collocazione  e la dimensione dei titoli, oltre che di articoli e rubriche, la selezione delle notizie, le presenze o assenze di nomi e fatti, le inserzioni pubblicitarie e così via, già costituiscono messaggi diretti ai fruitori. Senza dire degli editoriali, difficilmente asettici. Un giornale è uno spaccato di storia importante, nel nostro caso racconta un periodo di vicende comunitarie, con personaggi protagonisti o spettatori, devoti o meno al credo fascista. E allora, a chiusura del retorico «Messaggio del Regio Vice Console» (Pietro Corbertardo) possiamo  oggi rileggere: «Fate che la vostra italianità si espanda e si tempri, rivolgendo il pensiero alla Patria lontana ma sempre presente nel nostro spirito, a Roma eterna,  a S. M. il re Imperatore e al Duce che, col suo genio, ha condotto l’Italia ad altezza insuperata».

In grande rilievo si annuncia la Celebrazione Colombiana per ricordare il 444° anniversario della

scoperta dell’America: lo si farà con concerto, banchetto e gran ballo, il tutto organizzato da un apposito Comitato esecutivo composto da una ventina di esponenti comunitari. Abbinate alle feste colombiane ci sono le miss, tre belle giovani elette dal numeroso pubblico: la reginella Clorinda Piccolo con le damigelle Patricia Pulice e Mary Canal (la regina Isabella e la sua scorta? Le tre caravelle?).

Le notizie dall’Italia sono riprese dalle famose «veline del regime» – propaganda fascista – preparate a Roma dalla Minculpop, e girate al giornale dal vice console in carica. Al tempo non esistevano collegamenti via telescrivente tra la redazione (mi riferisco all’Eco d’Italia degli anni

Ottanta-Novanta) e l’agenzia di stampa italiana Ansa, e si era anni luce lontani dall’odierna immediata comunicazione via Internet. Ecco, perciò, alcuni titoli risalenti a... 74 anni fa: «L’Italia svaluta la Lira», «L’Italia Maestra e Insuperabile», «Il Duce e la Pace», «Nuova Cacciatorpediniere varata», «Un vasto aeroporto verrà costruito a Jesi nelle Marche».

Una notiziola di cinque righe, piazzata tra brevi cronache locali e avvisi comunitari, recita: «Nei circoli diplomatici del mondo prevale il rumore che il Conte Galeazzo Ciano, genero del Duce, venga eletto Capo del Gabinetto Fascista e possibilmente il suo successore». Sappiamo bene che non è andata proprio così... (**).

Dalle pagine interne, ricche di inserzioni pubblicitarie di ditte italiane e canadesi, si apprende l’arrivo dei due primi sacerdoti italiani alla chiesa del Sacro Cuore: don Gioachino Bortignon e don Leonardo Della Bedia. «Finalmente il sogno di tutte le famiglie italiane si è realizzato» si legge in apertura di notizia. Si avverte anche che «la scuola italiana incomincerà il 19 ottobre nella scuola del Sacro Cuore, al 900 di Pender Street, e gli insegnanti saranno i due nuovi sacerdoti italiani». L’anno seguente – lo documenta abbondantemente Raymond Culos nel primo volume di Vancouver’s Society of Italians – l’insegnamento della lingua italiana, esteso dall’allora Little Italy cittadina ai centri di North Vancouver e New Westminster, raggiungerà grande successo sotto la direzione della maestra Cleofe Forti «47 anni, inviata a Vancouver dal governo di Roma come parte dell’enfasi recentemente posta da Mussolini a supporto delle scuole di lingua italiana all’estero». L’arrivo della nuova insegnante è documentato da un comunicato consolare, pubblicato il 9 gennaio 1937 ne L’Eco Italo-Canadese, settimanale in immediata continuità con L’Eco Italiana. Alla regia sede vice-consolare di Vancouver era stato assegnato, nel frattempo, il cavalier dottor Giuseppe Brancucci, che tanta influenza avrà sull’orientamento fascista del giornale comunitario – accentuato nel 1938 sotto la direzione di Alberto Boccini –, e specialmente sul Circolo Giulio Giordani cui aderivano i sostenitori del regime di Mussolini.

Un’approfondita rassegna critica dei contenuti del settimanale è stata condotta dal professor Angelo Principe nel suo The darkest side of the fascist years: the Italian-Canadian press, 1920-1942 edito nel 1999 dalla Guernica di Toronto. Un intero capitolo della pubblicazione, il quarto, è

titolato «L’Eco Italo-Canadese: 1936- 1940 (Vancouver)»; in apertura si afferma che «L’Eco, tabloide di 12 pagine, ha servito la comunità meglio di quanto fatto dai più pretenziosi giornali dell’est, l’Italia e Il Bollettino, rispettivamente di Montréal e Toronto. «L’Eco era stato creato nell’ondata di euforia patriottica riversatasi sugli italo canadesi a seguito del successo dell’Italia nella guerra d’Etiopia» – vi si legge – e «perfino  il rinomato avvocato Angelo Branca ha contribuito al successo dell’iniziativa editoriale dando il suo supporto», riconosciuto pubblicamente anche dal presidente della Società Figli d’Italia W. Ruocco.

Quello del giudice Branca è definito «mild antifascism », ma diventerà aperta messa in guardia e condanna, nel maggio del 1940, in previsione dell’alleanza dell’Italia mussoliniana con la Germania di Hitler. Seguirà il capitolo triste e controverso dell’internamento degli italo-canadesi filo-fascisti nei campi di concentramento canadesi. Nel frattempo L’Eco cessava le pubblicazioni.

Quindici anni dopo, nascerà il longevo giornale di Mainardi e Mori, descritto nell’articolo L’Eco d’Italia, «un’epopea tra le rotative», del febbraio 2010. (Anna Maria Zampieri Pan-Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero, numero di giugno/Inform)

(*) Pagine italiane, di Anna Maria Zampieri Pan, Messaggero di sant’Antonio-edizione italiana

per l’estero Luglio-Agosto 2009.

(**) Quando il nonno fece fucilare papà di Fabrizio Ciano, Mondadori editore, 1991

 

 


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