DOSSIER DELL’ISPI
“Sudafrica 2010: la grande occasione?”
Ambasciatore Elio Menzione: “Il Sudafrica, i Mondiali
di calcio e la strada verso lo sviluppo”
MILANO - A
pochi giorni dal via dei Campionati del mondo di calcio, l’ISPI (Istituto per
gli Studi di Politica Internazionale) ha pubblicato il dossier “Sudafrica 2010:
la grande occasione?” (http://ispinews.ispionline.it/),
con policy brief, commenti, interviste e scenari sul paese che ospiterà l’evento,
la sua politica interna e internazionale e il quadro economico. “Le aspettative
create dal primo grande evento globale organizzato in Africa rappresentano –
sottolinea l’Ispi - una possibilità di rilancio del Sudafrica e del continente.
Gli effetti a medio e lungo termine degli eventi sportivi internazionali restano
difficilmente prevedibili, anche perché investono sia fattori economici reali
sia cambiamenti nella percezione internazionale dei paesi ospitanti. Del resto,
i fattori interni di tensione, come le perplessità sull’organizzazione e sulla
sicurezza, sono ancora molti”.
Nel dossier anche un intervento dell’ambasciatore italiano
Elio Menzione, dal titolo “Il Sudafrica, i Mondiali di calcio e la strada verso
lo sviluppo”. Di seguito il testo.
“Il 2010 è per il Sud Africa un anno speciale. E non
soltanto per la ragione più evidente: la circo-stanza che il paese ospiti quest’anno
i campionati mondiali di calcio, evento che comporta per esso un’esposizione
mediatica senza precedenti. Il 2010 segna anche il centenario dell’unificazione
politica dello spazio sudafricano: una ricorrenza da pochi ricordata e da nessuno
festeggiata, dato che l’Unione Sudafricana – nata dalla confluenza di due colonie
britanniche, Provincia del Capo e Natal, e di due ex-Repubbliche boere, Transvaal
e Stato Libero dell’Oranje – nacque all’insegna della riconciliazione tra le
due componenti bianche della popolazione, otto anni dopo il termine della guerra
anglo-boera; ma anche della segregazione a danno della maggioranza nera. Una
se-gregazione che 38 anni dopo sarebbe stata codificata ed esasperata nell’inumano
sistema dell’apartheid.
Ma soprattutto è nel 2010 che cade il ventesimo anniversario
del famoso discorso pronunciato dal presidente de Klerk il 2 febbraio 1990,
la successiva liberazione di Nelson Mandela e l’avvio di negoziati che avrebbero
condotto alla nascita di un nuovo Sud Africa democratico, che riconosce pari
dignità a tutte le sue componenti etniche e culturali. Da allora, e principalmente
dal 1994 – anno delle prime elezioni democratiche della storia del paese, che
portarono Mandela alla presi-denza – il Sud Africa ha percorso molto strada.
Si è affermato, anzitutto, come un modello di stabi-lità politica e istituzionale
per il continente africano, caratterizzato da una democrazia multipartitica,
una
Eppure, questa crescita non è stata pari a quella dei
principali paesi emergenti (Cina, India, diversi stati del Sud-Est asiatico,
Brasile), né all’altezza di un potenziale di sviluppo che ha pochi confronti
in Africa, grazie alla ricchezza mineraria del paese e alla sua robusta struttura
industriale e finan-ziaria. Le ragioni sono da cercare in una serie di debolezze
strutturali: un alto tasso di disoccupa-zione (del 25% circa, che si avvicina
addirittura alla soglia del 40% se si tiene conto dei potenziali lavoratori
“scoraggiati” dalla ricerca di un impiego); insufficienza del risparmio, degli
investimenti interni e di quelli esteri; profonde differenze economiche e sociali
nella popolazione; rigidità del mercato del lavoro, e misure – sia pure comprensibili
– di “affirmative action” a favore della mag-gioranza svantaggiata della popolazione,
che non incoraggiano l’afflusso di capitali dall’estero; eccessiva dipendenza
dalle esportazioni di materie prime, anche se negli ultimi anni il settore ma-nifatturiero
ha conosciuto un vigoroso sviluppo; diffusione della piaga dell’Aids, con ripercussioni
inevitabili sull’economia; una criminalità che ha raggiunto livelli allarmanti.
In particolare, l’eco-nomia sudafricana rimane a tutt’oggi un sistema bipolare,
dualistico, caratterizzato dalla conviven-za tra un settore finanziario e produttivo
moderno (e in certi casi di avanguardia) e vaste sacche di povertà tipicamente
africane.
Il superamento di questo dualismo strutturale non sarà
semplice, né rapido. Ma non mancano le ragioni per essere ottimisti: oltre alla
già citata stabilità politica e istituzionale, ricordo la rapidità con cui il
governo ha saputo affrontare la crisi del 2009, con una manovra anticiclica
di ragguardevoli dimensioni (investimenti nelle infrastrutture, appoggio alle
piccole e medie imprese e allo sviluppo rurale, aumenti delle spese per istruzione,
salute e assistenza sociale). Una politica fiscale espansiva facilitata dalla
gestione virtuosa dell’economia negli anni precedenti, in cui il debito pubblico
era stato ridotto dal 48 al 23%.
Per imboccare con decisione la strada di uno sviluppo
sostenuto e sostenibile, superiore a quello degli anni passati e capace di assorbire
gradualmente la disoccupazione oggi esistente, il Sud Africa ha bisogno di un
salto di qualità. A tale fine, i campionati mondiali di cal-cio di quest’anno
potranno dare un contributo importante: se avranno – come tutti auspichiamo
– pieno successo, essi accrediteranno agli occhi del mondo l’immagine di un
paese affidabile, dotato di capacità organizzative superiori alle aspettative,
e meritevole pertanto di attira-re un maggiore volume di investimenti esteri.
Inoltre, essi rappresenteranno per il paese una forte scossa psicologica, atta
ad accrescere la fiducia nei suoi mezzi e nelle sue capacità.
Per il nuovo Sud Africa, che a 20 anni sta entrando nell’età
adulta, si tratta insomma di un importante esame di maturità, di una sfida gi-gantesca
affrontata con orgoglio e determinazione, i cui esiti saranno importanti non
soltanto per il paese ma per l’intero continente africa-no. Non va dimenticato
che il Sud Africa ha oggi un Pil pari ai tre quarti di quello dell’Africa australe
e a un terzo circa di quello dell’intera Africa subsahariana.
In questa sfida il Sud Africa potrà contare sull’appoggio
dell’Unione Europea, cui è legato da un rapporto di partenariato strategico
e che rappresenta per esso il primo partner commerciale e la principale fonte
di investimenti e di aiuti allo sviluppo. E tra i paesi europei anche l’Italia
è pronta a fare la sua parte. I nostri scambi con il Sud Africa si aggira-no
da tempo sui 4 miliardi di euro l’anno, ma esistono margini notevoli per una
crescita negli anni futuri, in settori tradizionali (meccanico-elettronico,
agro-industriale, chimico-farmaceutico, turistico) ma anche in settori innovativi,
quali le tecnologie avanzate e le energie alternative. Il nostro paese è oggi
impegnato in misura notevole nella lotta contro il flagello dell’Aids, con un
ambizioso progetto di cooperazione allo sviluppo. La domanda di cultura e di
lingua italiana in Sud Africa è in crescita continua, e tale da meritare investimenti
lungimiranti. Ma è soprattutto il tessuto connettivo della nostra economia,
il settore delle piccole e medie imprese, che potrebbe imprimere un salto qualitativo
ai rapporti economici bilaterali.
A tal fine,