INFORM - N.109 - 7 giugno 2010


DOSSIER DELL’ISPI

 “Sudafrica 2010: la grande occasione?”

Ambasciatore Elio Menzione: “Il Sudafrica, i Mondiali di calcio e la strada verso lo sviluppo”

 

MILANO - A pochi giorni dal via dei Campionati del mondo di calcio, l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) ha pubblicato il dossier “Sudafrica 2010: la grande occasione?” (http://ispinews.ispionline.it/), con policy brief, commenti, interviste e scenari sul paese che ospiterà l’evento, la sua politica interna e internazionale e il quadro economico. “Le aspettative create dal primo grande evento globale organizzato in Africa rappresentano – sottolinea l’Ispi - una possibilità di rilancio del Sudafrica e del continente. Gli effetti a medio e lungo termine degli eventi sportivi internazionali restano difficilmente prevedibili, anche perché investono sia fattori economici reali sia cambiamenti nella percezione internazionale dei paesi ospitanti. Del resto, i fattori interni di tensione, come le perplessità sull’organizzazione e sulla sicurezza, sono ancora molti”.

Nel dossier anche un intervento dell’ambasciatore italiano Elio Menzione, dal titolo “Il Sudafrica, i Mondiali di calcio e la strada verso lo sviluppo”. Di seguito il testo.

“Il 2010 è per il Sud Africa un anno speciale. E non soltanto per la ragione più evidente: la circo-stanza che il paese ospiti quest’anno i campionati mondiali di calcio, evento che comporta per esso un’esposizione mediatica senza precedenti. Il 2010 segna anche il centenario dell’unificazione politica dello spazio sudafricano: una ricorrenza da pochi ricordata e da nessuno festeggiata, dato che l’Unione Sudafricana – nata dalla confluenza di due colonie britanniche, Provincia del Capo e Natal, e di due ex-Repubbliche boere, Transvaal e Stato Libero dell’Oranje – nacque all’insegna della riconciliazione tra le due componenti bianche della popolazione, otto anni dopo il termine della guerra anglo-boera; ma anche della segregazione a danno della maggioranza nera. Una se-gregazione che 38 anni dopo sarebbe stata codificata ed esasperata nell’inumano sistema dell’apartheid.

Ma soprattutto è nel 2010 che cade il ventesimo anniversario del famoso discorso pronunciato dal presidente de Klerk il 2 febbraio 1990, la successiva liberazione di Nelson Mandela e l’avvio di negoziati che avrebbero condotto alla nascita di un nuovo Sud Africa democratico, che riconosce pari dignità a tutte le sue componenti etniche e culturali. Da allora, e principalmente dal 1994 – anno delle prime elezioni democratiche della storia del paese, che portarono Mandela alla presi-denza – il Sud Africa ha percorso molto strada. Si è affermato, anzitutto, come un modello di stabi-lità politica e istituzionale per il continente africano, caratterizzato da una democrazia multipartitica, una chiara distinzione tra i poteri, una stampa libera e spregiudicata, una società civile articolata e vibrante. Dopo alcuni anni di andamento alterno l’economia ha conosciuto, a partire dal 2004, una crescita continua e sostenuta (con tassi di incremento del Pil intorno al 5%), interrotta soltanto nel 2009 da una lieve recessione indotta dalla crisi internazionale, alla quale il paese ha peraltro sapu-to reagire con una prontezza superiore a quella di molti stati occidentali.

Eppure, questa crescita non è stata pari a quella dei principali paesi emergenti (Cina, India, diversi stati del Sud-Est asiatico, Brasile), né all’altezza di un potenziale di sviluppo che ha pochi confronti in Africa, grazie alla ricchezza mineraria del paese e alla sua robusta struttura industriale e finan-ziaria. Le ragioni sono da cercare in una serie di debolezze strutturali: un alto tasso di disoccupa-zione (del 25% circa, che si avvicina addirittura alla soglia del 40% se si tiene conto dei potenziali lavoratori “scoraggiati” dalla ricerca di un impiego); insufficienza del risparmio, degli investimenti interni e di quelli esteri; profonde differenze economiche e sociali nella popolazione; rigidità del mercato del lavoro, e misure – sia pure comprensibili – di “affirmative action” a favore della mag-gioranza svantaggiata della popolazione, che non incoraggiano l’afflusso di capitali dall’estero; eccessiva dipendenza dalle esportazioni di materie prime, anche se negli ultimi anni il settore ma-nifatturiero ha conosciuto un vigoroso sviluppo; diffusione della piaga dell’Aids, con ripercussioni inevitabili sull’economia; una criminalità che ha raggiunto livelli allarmanti. In particolare, l’eco-nomia sudafricana rimane a tutt’oggi un sistema bipolare, dualistico, caratterizzato dalla conviven-za tra un settore finanziario e produttivo moderno (e in certi casi di avanguardia) e vaste sacche di povertà tipicamente africane.

Il superamento di questo dualismo strutturale non sarà semplice, né rapido. Ma non mancano le ragioni per essere ottimisti: oltre alla già citata stabilità politica e istituzionale, ricordo la rapidità con cui il governo ha saputo affrontare la crisi del 2009, con una manovra anticiclica di ragguardevoli dimensioni (investimenti nelle infrastrutture, appoggio alle piccole e medie imprese e allo sviluppo rurale, aumenti delle spese per istruzione, salute e assistenza sociale). Una politica fiscale espansiva facilitata dalla gestione virtuosa dell’economia negli anni precedenti, in cui il debito pubblico era stato ridotto dal 48 al 23%.

Per imboccare con decisione la strada di uno sviluppo sostenuto e sostenibile, superiore a quello degli anni passati e capace di assorbire gradualmente la disoccupazione oggi esistente, il Sud Africa ha bisogno di un salto di qualità. A tale fine, i campionati mondiali di cal-cio di quest’anno potranno dare un contributo importante: se avranno – come tutti auspichiamo – pieno successo, essi accrediteranno agli occhi del mondo l’immagine di un paese affidabile, dotato di capacità organizzative superiori alle aspettative, e meritevole pertanto di attira-re un maggiore volume di investimenti esteri. Inoltre, essi rappresenteranno per il paese una forte scossa psicologica, atta ad accrescere la fiducia nei suoi mezzi e nelle sue capacità.

Per il nuovo Sud Africa, che a 20 anni sta entrando nell’età adulta, si tratta insomma di un importante esame di maturità, di una sfida gi-gantesca affrontata con orgoglio e determinazione, i cui esiti saranno importanti non soltanto per il paese ma per l’intero continente africa-no. Non va dimenticato che il Sud Africa ha oggi un Pil pari ai tre quarti di quello dell’Africa australe e a un terzo circa di quello dell’intera Africa subsahariana.

In questa sfida il Sud Africa potrà contare sull’appoggio dell’Unione Europea, cui è legato da un rapporto di partenariato strategico e che rappresenta per esso il primo partner commerciale e la principale fonte di investimenti e di aiuti allo sviluppo. E tra i paesi europei anche l’Italia è pronta a fare la sua parte. I nostri scambi con il Sud Africa si aggira-no da tempo sui 4 miliardi di euro l’anno, ma esistono margini notevoli per una crescita negli anni futuri, in settori tradizionali (meccanico-elettronico, agro-industriale, chimico-farmaceutico, turistico) ma anche in settori innovativi, quali le tecnologie avanzate e le energie alternative. Il nostro paese è oggi impegnato in misura notevole nella lotta contro il flagello dell’Aids, con un ambizioso progetto di cooperazione allo sviluppo. La domanda di cultura e di lingua italiana in Sud Africa è in crescita continua, e tale da meritare investimenti lungimiranti. Ma è soprattutto il tessuto connettivo della nostra economia, il settore delle piccole e medie imprese, che potrebbe imprimere un salto qualitativo ai rapporti economici bilaterali.

A tal fine, la Coppa del Mondo di calcio – che porterà il Sud Africa nelle case di milioni di italiani – rappresenterà un’occasione preziosa e forse irripetibile, aiutando a vincere ritrosie e diffidenze e stimolando l’attenzione dei nostri piccoli e medi imprenditori per un mercato in rapida espansione e per un paese meritevole di attirare i loro investimenti. In questo, essi potranno contare sul sostegno attivo delle strutture italiane operanti in questo paese, dall’Ambasciata ai Consolati e all’Ufficio Ice di Johannesburg”. (Inform)

 

 


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