IMMIGRAZIONE
Al Festival dell’economia di Trento un dibattito su criminalità
e immigrazione
Un confronto sui dati che smentisce i timori diffusi
nell’opinione pubblica italiana e, in misura maggiore, europea. Pittau (Caritas/Migrates):
“Il tasso di criminalità di italiani e immigrati è analogo. Necessaria una comunicazione
più chiara”
TRENTO - Sull’ipotesi di un legame tra criminalità e immigrazione si sono confrontati nei giorni scorsi il sociologo dell’Università di Bologna, Marzio Barbagli, e il docente di politica economica dell’Università di Parma, Francesco Daveri, nel dibattito intitolato “Vero o falso”, nuovo format realizzato nel’ambito del Festival dell’economia, svoltosi a Trento dal 3 al 6 giugno.
All’incontro, coordinato dal giornalista di Repubblica Federico Rampini e introdotto da Paolo Pinotti del Centro studi della Banca d’Italia, hanno partecipato anche David Card, Franco Pittau, Riccardo Puglisi e Linda Laura Sabbadini.
Al termine del confronto, una giuria di studenti ha sentenziato all’unanimità che “più immigrazione non corrisponde a più criminalità”, contrariamente a quanto emerge dai sondaggi svolti in proposito e ricordati, nel corso della riflessione, da Pinotti: circa il 60% delle persone, in Italia, dichiara di essere preoccupata della criminalità portata dagli immigrati; la media europea del dato raggiunge il 70%.
I dati Istat sulle variabili connesse al problema non sono sempre così facili da interpretare: il tasso di criminalità in Italia è costante dai primi anni ’90 in poi, mentre l’immigrazione nello stesso periodo è quadruplicata; il tasso di stranieri sul totale della popolazione carceraria è invece del 40%, anche se, in totale, rispetto alla popolazione italiana, il tasso di immigrati regolari non arriva al 5%. Le stime però confermano che l’80% degli immigrati oggi incarcerati sono irregolari, mentre la percentuale delle popolazione italiana che viene denunciata è all’incirca uguale per quanto riguarda italiani e immigrati regolari.
Il tasso di criminalità, in base ad uno studio approfondito dei dati, non risulta legato all’immigrazione, quanto ad una serie di variabili quali l’età media della popolazione (la propensione a delinquere è più diffusa nella fascia di età giovanile, che nel nostro Paese va diminuendo), il tasso di alfabetizzazione, la qualità e quantità delle politiche che promuovono l’integrazione, il rispetto della legalità che si registra tra gli autoctoni.
Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico immigrazione della Caritas Migrantes, ha segnalato anche in questo occasione come il tasso di criminalità degli immigrati sia pressoché uguale a quello degli italiani e, se togliamo il reato di immigrazione clandestina, addirittura più basso. Oltre a ciò, l’Italia in realtà sta meglio di altri paesi considerati più fortunati sul piano della diffusione della criminalità, come il Belgio e l’Inghilterra. “Dirlo chiaramente – ha concluso Pittau - attenuerebbe l’effetto di ‘assedio da parte della criminalità’ che parte della popolazione italiana avverte”. (Inform)