STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Sul
“Messaggero di sant’Antonio”, giugno 2010, intervista
al nuovo presidente della Fusie Giangi Cretti
Allarme rosso per l’editoria italiana all’estero
Adeguati strumenti e professionalità per
garantire tradizione, innovazione e autorevolezza. Ma anche una fase nuova nei
rapporti con la politica. Non si cancella la storia a colpi di decreti
ROMA -
Con la consapevolezza che i tempi sono ancora più duri, e che è ancora più difficile avere udienza da quegli interlocutori, soprattutto istituzionali, che sono comunque determinati nella definizione della politica e degli interventi a sostegno dell’editoria italiana all’estero. A tal fine cercherò di attivare tutte le vie e tutti i contatti possibili per il massimo coinvolgimento di tutti quei soggetti che, a diverso titolo, possono contribuire a migliorare il dialogo e il confronto. Un ruolo importante ce l’avranno gli operatori stessi e le associazioni di categoria, ma spero che non si sottraggano a un coinvolgimento diretto anche i politici: quelli eletti all’estero ma non solo loro. E anche il Cgie, il Consiglio generale degli italiani all’estero.
Gli
interlocutori politici che dovevano essere il sostegno delle comunità italiane
all’estero, sembrano non avere assolto del tutto al loro ruolo. E’ così?
Nella sostanza direi di no, anche se forse la percezione è quella. Per quanto riguarda, in modo specifico, il problema dei tagli all’editoria, credo che siano stati colti in contropiede dal fatto che l’articolo che prevede questo taglio è stato inserito in un Decreto con il nome sintomatico di «Mille proroghe». In altre parole, non se ne sono neppure accorti fino a che non è stato approvato. Va sottolineato, comunque, che anche da parte dei parlamentari della maggioranza vi sono state reazioni ed emendamenti con cui questi tagli specifici non solo vengono condannati, ma si chiede che vengano pure azzerati.
Quali
prospettive ha l’informazione italiana nel mondo?
In parte dipenderà dagli eventuali risultati che si riusciranno ad ottenere sul versante dei contributi pubblici che chiediamo vengano almeno ripristinati prima di una seria riflessione sulla necessaria riforma della legge che ne definisce l’erogazione. Molto di più, invece, dipenderà dalla capacità che gli editori e gli operatori sapranno mettere in campo di fronte ai mutati modi di veicolare e di utilizzare le informazioni. Se da un lato non vi è dubbio che la stampa italiana all’estero svolga ancora un ruolo insostituibile in termini di aggregazione comunitaria e di integrazione, è pur vero che la sua fruizione, così come l’abbiamo sempre concepita, sia in diminuzione. D’altro canto è in aumento l’utilizzo delle nuove tecnologie che sono uno strumento fenomenale che, però, non ha ancora l’autorevolezza e la credibilità che le testate tradizionali si sono costruite nel corso di decenni durante i quali hanno svolto anche un ruolo di servizio, talvolta sostituendosi ai compiti che avrebbe dovuto svolgere lo Stato.
La legge
attuale non prende in considerazione né le nuove tecnologie né il settore radiotelevisivo.
Possiamo aspettarci un cambiamento nella normativa?
Lo possiamo auspicare.
E per quello che ci compete lo chiederemo, cosa che d’altronde abbiamo fatto
per anni, fermo restando una
Ha ancora
una funzione l’informazione italiana all’estero?
Indubbiamente
sì. Almeno finché è in grado di aver un pubblico che la richiede. Dal punto
di vista teorico possiamo dire che essa contribuisce a consolidare il senso
di appartenenza, a creare un’opinione, per certi versi a mantenere viva la diffusione
della lingua italiana al di fuori dei confini nazionali. Da un punto di vista
pratico, molto dipende da come l’informazione viene fatta; pertanto dalle strategie
editoriali di ciascuna testata, fatto salvo il fatto che se fondamentali sono
le risorse intellettuali, irrinunciabili sono quelle materiali. (Mauro Montanari-“Il
Messaggero di sant’Antonio” edizione italiana per l’estero/
_____________
Il documento della Prima Commissione
I tagli del 50% ai fondi destinati alle pubblicazioni italiane nel mondo, relativi alla legge 416/81 per i periodici, e alla legge 250/92 per i quotidiani, costituiscono un intervento brutale che mette a repentaglio la possibilità di sopravvivenza di molti di questi giornali.
Il provvedimento compreso nel cosiddetto «Decreto Mille proroghe», peraltro retroattivo, e quindi di dubbia costituzionalità, taglia fondi per un ammontare di circa 5 milioni di euro: una cifra che potrebbe essere recuperata, sul piano contabile, applicando in maniera più equa le leggi attuali sull’editoria.
Questa politica si inserisce in una serie di misure discriminatorie che, ultimamente, hanno colpito le strutture portanti delle nostre comunità all’estero: dall’ICI alla de-strutturazione della rete consolare, alla lingua, alla cultura e all’assistenza.
I giornali e i periodici italiani nel mondo costituiscono, insieme a realtà di altra natura, l’ossatura fondamentale che permette di mantenere unito il Sistema-Paese all’estero. Sono la voce delle nostre comunità che acquistano visibilità proprio ed esclusivamente grazie all’informazione che le riguarda. Le comunità italiane all’estero non sono normalmente rappresentate né sulla stampa locale, né tanto meno sulla stampa nazionale. Senza un’informazione specifica esse rimarrebbero invisibili storicamente e socialmente.
Le nuove tecnologie mediatiche, di cui tutti ci auguriamo lo sviluppo, non sostituiscono però la funzione e l’autorevolezza della parola scritta su carta; per non parlare del fatto che gran parte della nostra emigrazione non ha ancora accesso ai nuovi mezzi. Occorre, certo, riformare – e il Cgie ha già elaborato proposte specifiche – la normativa sulle misure di sostegno per la qualificazione e la trasparenza dell’intervento pubblico, nella consapevolezza che l’ingresso dei new media vada considerato in un contesto di offerta d’informazione professionale e integrata. I giornali delle comunità italiane all’estero rappresentano indici di riconoscimento immediato su cui una buona politica riformatrice può favorire integrazione e sviluppo.
In attesa di
una legge quadro sull’editoria che consenta anche la costituzione di una normativa
per il riconoscimento e per la selezione di nuove tecnologie informatiche, così
come della funzione di radio e televisione,
L’Assemblea Generale
del Cgie condividendo le preoccupazioni e le istanze della Commissione, e richiamando
i precedenti documenti programmatici sulla riforma dell’editoria, chiede, infine,
che il Consiglio generale degli italiani all’estero partecipi a pieno titolo
al processo di consultazione per «l’elaborazione di una riforma condivisa» più
volte annunciato come imminente dal sottosegretario all’editoria, Paolo Bonaiuti.
A questo scopo chiede che il Ministero degli Esteri si adoperi per assicurare
i necessari interventi politici e amministrativi presso