ESULI
La recensione di Claudio Antonelli (Canada)
La storia di un tragico ribaltone
Dal Paraguay, un cd del fiumano
Luciano Benzan. Presto la pubblicazione di un libro
MONTREAL - Dalla lontana Asuncion,
Paraguay, ho ricevuto un disco Cd con “la storia inedita del ribaltone del settembre
L’8 settembre 1943: data fatidica dell’armistizio dell’Italia
con le potenze fino allora sue nemiche, e del capovolgimento nei confronti anche
dei tedeschi fino allora suoi alleati e tramutatisi istantaneamente in nemici.
È il “Ribaltone” come l’hanno sempre chiamato i miei genitori, profughi istriani,
e come lo chiama anche Luciano Benzan, fiumano.
Fiume, città amatissima, occupa il centro di quest’opera.
Anzi ne è il cuore. Un cuore sanguinante, se mi si permette quest’immagine che
non è teorica e romantica ma semplicemente veritiera, per la tragica sorte toccata
alla “città di D’Annunzio” divenuta Rijeka paesone
slavo.
L’8 settembre 1943 e le altre date ben note dell’“Italia
nata dalla Resistenza” indicano giorni che non significano assolutamente la
stessa cosa per tanti italiani, Giorgio Napolitano in primis, e per l’esule
Luciano Benzan, che vive ad Assuncion
nel lontano Paraguay. Benzan, 81 anni, è un “italiano
all’estero” per usare la terminologia consacrata. In realtà Benzan
è qualcosa di più: è un esule fiumano. È un figlio
di quella città, Fiume, la cui identità storica italiana di cultura, di passione,
di destino è stata spazzata via per sempre, a causa delle tremende vicende della
seconda guerra mondiale di cui l’8 settembre appare l’epitome cupa e dolorosa.
Data quest’ultima quindi non degna certo di proclamazioni trionfalistiche e
di celebrazioni, perché bandiera listata a lutto di una guerra civile e di una
sconfitta militare che si tradussero nella perdita del bene più prezioso che
possa esistere per i Benzan e per gli altri italianissimi
abitanti di quelle terre, privati per sempre della loro piccola patria e andati
esuli per il mondo.
Comunque si interpretino i passati avvenimenti,
ossia l’Armistizio e
Immaginate ora l’eco funesto che tali celebrazioni possono
suscitare in un uomo come Benzan, rimasto vigile sull’ultima
trincea dell’amor patrio, col cuore, con la memoria, con lo spasmodico desiderio
che tutti sappiano dell’iniquo tradimento, del “Ribaltone”, che apportò a noi
esuli di quelle terre tanti lutti.
In quest’opera, Luciano Benzan
all’inizio non è stato solo. Ma adesso lo è, poiché gli altri che lo avevano
accompagnato nell’arduo lavoro sono tutti morti.
Solo dopo queste chiarificazioni si potrà capire
l’impeto ansioso di Benzan di testimoniare affinché
si sappia la verità. E in questa sua ansia di verità Benzan
rifiuta le spiegazioni semplici che lui giudica pure apparenze, attratto sempre
dalle cause nascoste, dai retroscena, dai piani prestabiliti, dal disegno globale.
Ciò è il prodotto dell’ossessione di chi sa che le versioni ufficiali degli
avvenimenti di quel tempo abbandonano - relegandoli nel buio della pieghe di
una storia parziale e partigiana - fatti, personaggi, luoghi che invece continuano
a vibrare nei petti ormai vecchi dei testimoni diretti, sempre più radi, di
quei tremendi giorni. (Claudio Antonelli,Montreal, Canada)