RASSEGNA STAMPA
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Gli italiani rifiutano il rimpatrio.
Israele, sei connazionali arrestati.
Le famiglie: "Sono in isolamento". Frattini: ma Gerusalemme adesso
ha l'opportunità di cercare la pace
ROMA- A più di 24 ore dal sanguinoso arrembaggio israeliano
alla «Freedom Flotilla»,
il numero totale degli attivisti che si trovavano a bordo delle sei navi che
componevano il convoglio non è ancora del tutto chiaro. Un responsabile del
ministero dell’interno israeliano in mattinata aveva riferito che le forze di
sicurezza avevano fatto sbarcare 686 persone dalle navi fermate. Stando agli
ultimi aggiornamenti dei media israeliani gli attivisti sarebbero circa 700,
mentre la sezione italiana dell’associazione «Freedom
Flotilla» ha comunicato che sarebbero 610 - e non
487 - gli attivisti internazionali arrestati.
Questi detenuti si sono rifiutati di notificare la loro
identità e sono attualmente rinchiusi nel carcere di Beer
Sheva, nelle vicinanze di Ashod,
la città del sud di Israele nel cui porto sono state scortate le sei nave intercettate
al largo delle coste dell’enclave palestinese. Circa cinquanta attivisti che
hanno invece accettato di di
Sei sono gli italiani detenuti a Beer
Sheva, stando a quanto comunicato dalla Farnesina
e dall’Associazione «Freedom Flotilla».
Si tratta di Giuseppe “Joe” Fallisi, Angela Lano (direttrice di un’agenzia di informazione pro-palestinese,
«Ci auguriamo» che gli italiani fermati in Israele «siano
rilasciati tutti nel più breve tempo possibile» dice Frattini. Il ministro spera
in un’apertura di Gerusalemme: «Credo che in questo momento Israele abbia una
grande opportunità, dopo questo gravissimo gesto. Dopo questo errore francamente
inesplicabile e grave in assoluto, potrebbe fare un gesto di distensione e dire
“moltiplichiamo gli sforzi per la pace; acceleriamo il negoziato; diamo al più
presto ai palestinesi uno Stato”». La posizione di Frattini è la stessa della
Nato. Il Segretario generale, Anders Fogh
Rasmussen, ha chiesto a Israele di liberare «immediatamente»
i civili arrestati e le imbarcazioni sequestrate. «Aggiungo la mia voce agli
appelli delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea per un’inchiesta imparziale,
credibile e trasparente sull’accaduto», ha di
A bordo del convoglio c’erano prevalentemente cittadini
turchi, circa 400: è turca
Fra i militanti rimpatriati figurano una donna turca
con il proprio figlio di un anno, tre parlamentari tedeschi, almeno quattro
cittadini greci e un francese. Nove francesi e sette irlandesi si sarebbero
invece rifiutati di fornire le loro generalità e fare così ritorno in patria.
I prigionieri dovrebbero essere interrogati nel corso della giornata.
Il Servizio carcerario israeliano (Ips)
ha fatto sapere che i prigionieri non saranno portati davanti a un giudice,
in virtù di ordini speciali del ministero dell’Interno. Sempre secondo Ips, i detenuti potranno però avvalersi di assistenza legale
o consolare dei rispettivi Paesi di origine. (