INFORM - N.106 - 1 giugno 2010


RASSEGNA STAMPA

Da “La Stampa.it”

Gli italiani rifiutano il rimpatrio. La Nato: "Liberateli al più presto"

Israele, sei connazionali arrestati. Le famiglie: "Sono in isolamento". Frattini: ma Gerusalemme adesso ha l'opportunità di cercare la pace

 

ROMA- A più di 24 ore dal sanguinoso arrembaggio israeliano alla «Freedom Flotilla», il numero totale degli attivisti che si trovavano a bordo delle sei navi che componevano il convoglio non è ancora del tutto chiaro. Un responsabile del ministero dell’interno israeliano in mattinata aveva riferito che le forze di sicurezza avevano fatto sbarcare 686 persone dalle navi fermate. Stando agli ultimi aggiornamenti dei media israeliani gli attivisti sarebbero circa 700, mentre la sezione italiana dell’associazione «Freedom Flotilla» ha comunicato che sarebbero 610 - e non 487 - gli attivisti internazionali arrestati.

Questi detenuti si sono rifiutati di notificare la loro identità e sono attualmente rinchiusi nel carcere di Beer Sheva, nelle vicinanze di Ashod, la città del sud di Israele nel cui porto sono state scortate le sei nave intercettate al largo delle coste dell’enclave palestinese. Circa cinquanta attivisti che hanno invece accettato di dichiarare le proprie generalità, sono stati condotti fin da questa mattina all’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv per essere espulsi verso i loro Paesi d’origine. Altri 45 passeggeri della flottiglia rimasti feriti, per la maggior parte di origine turca, sono ancora ricoverati in vari ospedali israeliani.

Sei sono gli italiani detenuti a Beer Sheva, stando a quanto comunicato dalla Farnesina e dall’Associazione «Freedom Flotilla». Si tratta di Giuseppe “Joe” Fallisi, Angela Lano (direttrice di un’agenzia di informazione pro-palestinese, la Infopal), Marcello Faracci (che ha doppio passaporto italo-tedesco) Manolo Luppichini, Manuel Zani e Muhim Qaqer (che ha doppio passaporto italo-palestinese). Il console italiano a Tel Aviv è riuscito ad entrare intorno a mezzogiorno nel carcere israeliano e a visitare i sei connazionali, e la Farnesina ha fatto sapere che sono in buone condizioni di salute.

«Ci auguriamo» che gli italiani fermati in Israele «siano rilasciati tutti nel più breve tempo possibile» dice Frattini. Il ministro spera in un’apertura di Gerusalemme: «Credo che in questo momento Israele abbia una grande opportunità, dopo questo gravissimo gesto. Dopo questo errore francamente inesplicabile e grave in assoluto, potrebbe fare un gesto di distensione e dire “moltiplichiamo gli sforzi per la pace; acceleriamo il negoziato; diamo al più presto ai palestinesi uno Stato”». La posizione di Frattini è la stessa della Nato. Il Segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, ha chiesto a Israele di liberare «immediatamente» i civili arrestati e le imbarcazioni sequestrate. «Aggiungo la mia voce agli appelli delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea per un’inchiesta imparziale, credibile e trasparente sull’accaduto», ha dichiarato Rasmussen al termine di una riunione straordinaria degli Ambasciatori dei Paesi membri della Nato svoltasi questo pomeriggio a Bruxelles.

A bordo del convoglio c’erano prevalentemente cittadini turchi, circa 400: è turca la Mavi Marmara, la nave in cui è avvenuto l’assalto israeliano conclusosi con il pesante bilancio di nove morti e decine di feriti. Oltre a questi diversi cittadini americani, britannici, australiani, canadesi, irlandesi, svedesi, oltre a italiani, tedeschi, greci e francesi.

Fra i militanti rimpatriati figurano una donna turca con il proprio figlio di un anno, tre parlamentari tedeschi, almeno quattro cittadini greci e un francese. Nove francesi e sette irlandesi si sarebbero invece rifiutati di fornire le loro generalità e fare così ritorno in patria. I prigionieri dovrebbero essere interrogati nel corso della giornata.

Il Servizio carcerario israeliano (Ips) ha fatto sapere che i prigionieri non saranno portati davanti a un giudice, in virtù di ordini speciali del ministero dell’Interno. Sempre secondo Ips, i detenuti potranno però avvalersi di assistenza legale o consolare dei rispettivi Paesi di origine.  (La Stampa.it, 1 giugno 2010)

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