INFORM - N.106 - 1 giugno 2010


MEMORIA

Alla Casa della Memoria e della Storia di Roma

Storie di deportate italiane nel lager di Ravensbrück

 

ROMA –“Non perdere la speranza. La storia di due sorelle in lager” : il libro di Maria Camilla Pallavicino di Ceva e di Priola sarà presentato il 3 giugno presso la “Casa della Memoria e della Storia” di Roma alle ore 17.30.

Due documenti rappresentano il cuore del libro (ed.Dell’Orso, 2009): un dattiloscritto inedito sulla deportazione a Ravensbrück, redatto negli anni ‘70 ma sulla base di appunti precedenti, e un sorprendente libricino di 150 pagine: preziosi fogli sui quali di sera Maria Camilla annotava con precisione le ricette raccontate dalle altre prigioniere. Si tratta di un documento unico nel suo genere: parlare di ricette era un po’ come sentirsi di nuovo a casa e in questo modo di rivivere il passato, mantenendolo in vita, c'era un filo di speranza per il futuro. Dunque anche uno strumento di resistenza e di trasgressione: non un passatempo qualunque, ma un' inconsapevole quanto spontanea difesa psicologica che le donne utilizzavano per sopravvivere e per preservare, dalla tremenda quotidianità che erano costrette a vivere, frammenti importanti d'identità e di femminilità.

Presenterà il libro la prof.ssa Elisabetta Bolondi.

In apertura, sarà proiettato il documentario “Le  rose di Ravensbrück - Storia di deportate italiane” (Italia 2006), regia di Ambra Laurenzi, prodotto dall'Aned e dalla Fondazione Memoria della Deportazione per ricordare le oltre 900 donne italiane deportate a Ravensbrück.

Maria Camilla Pallavicino di Ceva nasce a Torino l'8 gennaio 1923. Partigiana (brig. Val Mongia-Mondovì, dal 30 novembre 1943, nome di battaglia “Camilla”), viene arrestata insieme alla sorella Maria Alessandra il 24 aprile 1944 a Nucetto (Cuneo, quindi imprigionata a Genova (Marassi) e nel campo di transito di Fossoli. Con la chiusura del campo è traportata a Verona e di qui deportata a Ravensbrück, insieme alla sorella, il 2 agosto 1944 . Viene poi trasferita nel sottocampo di Rechlin, dove rimane fino alla liberazione (8 maggio 1945). Muore a Torino nel 1989. (Inform)

 

 


Vai a: