INFORM - N.106 - 1 giugno 2010


SINDACATI

Confsal Unsa protesta contro il piano di razionalizzazione della rete estera

 

ROMA – “Le chiusure previste non rappresentano di fatto un risparmio, bensì una differente ‘imputazione delle spese’ che scaturirebbe dallo smantellamento e dal trasferimento di strutture e di personale”. Lo ribadisce Confsal Unsa Coordinamento Esteri che protesta contro il piano di razionalizzazione della rete estera e ha dato sostegno alla manifestazione che si è tenuta il 19 maggio a Francoforte sul Meno, davanti al Consolato Generale d’Italia.

“No ad una politica dei fatti compiuti e no ad una politica miope che non sa cogliere l’enorme ricchezza della comunità italiana all’estero nelle sue diverse sfaccettature e sì ad un dialogo costruttivo che serva a trovare soluzioni alternative alle chiusure delle Rappresentanze diplomatiche previste dal piano di razionalizzazione”.  Questo, sottolinea Confsal Unsa “è uno dei tanti messaggi emersi dalla giornata di protesta, organizzata dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e sostenuta dalle più svariate realtà associazionistiche e dalla nostra sigla sindacale”.

Confsal Unsa riconosce la necessità di rinnovamento delle strutture consolari all’estero, tuttavia ritiene che tale rinnovamento  “vada prima ragionato e concordato con tutte le parti coinvolte e con la società civile”. L’organizzazione sindacale contesta “chi vuol far credere che le chiusure sono inevitabili e possano produrre un risparmio effettivo” .“Il risparmio – sostiene Confsal unsa  - deriva da una profonda analisi del sistema, dai tagli a quelli che il nostro sindacato considera i veri sprechi e dall’attuazione di misure strutturali che vanno messe in atto con il consiglio e l’esperienza sul campo di quelle parti sindacali e sociali che conoscono concretamente la realtà italiana fuori d’Italia”.

“Gli sprechi nella Pubblica Amministrazione esistono, ma – secondo il sindacato - vanno abbattuti in altri settori e non in quello dei servizi ai cittadini”. “Chiudere i servizi consolari tout court, obbligando la nostra collettività a compiere percorsi di migliaia di chilometri per ottenere i servizi consolari, vuol dire disconoscere i diritti dei residenti all’estero e non avere alcuna percezione delle prospettive di sviluppo che la rete consolare potrebbe intensificare all’interno del proprio contesto cittadino promuovendo il ruolo economico, commerciale e finanziario dell’Italia all’estero”.

Per la sigla sindacale anche talune innovazioni tecnologiche per fornire i servizi ai cittadini possono risultare inutili e costose “se non vengono realizzate tenendo conto del contesto reale e locale della richiesta”.Giacché “solo così si sarà in grado di dare risposte effettive e forse anche meno costose alle necessità dell’utenza”.

Confsal Unsa Coordinamento Esteri continuerà la mobilitazione: “oggi in Europa e domani in tutte le realtà colpite dal piano di razionalizzazione della rete estera”.(Inform)

 

 


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