SINDACATI
Confsal Unsa protesta
contro il piano di razionalizzazione della rete estera
ROMA – “Le chiusure previste non rappresentano di fatto
un risparmio, bensì una differente ‘imputazione delle spese’ che scaturirebbe
dallo smantellamento e dal trasferimento di strutture e di personale”. Lo ribadisce
Confsal Unsa Coordinamento
Esteri che protesta contro il piano di razionalizzazione della rete estera e
ha dato sostegno alla manifestazione che si è tenuta il 19 maggio a Francoforte
sul Meno, davanti al Consolato Generale d’Italia.
“No ad una politica dei fatti compiuti e no ad una politica
miope che non sa cogliere l’enorme ricchezza della comunità italiana all’estero
nelle sue diverse sfaccettature e sì ad un dialogo costruttivo che serva a trovare
soluzioni alternative alle chiusure delle Rappresentanze diplomatiche previste
dal piano di razionalizzazione”. Questo, sottolinea Confsal
Unsa “è uno dei tanti messaggi emersi dalla giornata
di protesta, organizzata dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e
sostenuta dalle più svariate realtà associazionistiche e dalla nostra sigla
sindacale”.
Confsal Unsa riconosce
la necessità di rinnovamento delle strutture consolari all’estero, tuttavia
ritiene che tale rinnovamento “vada prima ragionato e concordato con tutte
le parti coinvolte e con la società civile”. L’organizzazione sindacale contesta
“chi vuol far credere che le chiusure sono inevitabili e possano produrre un
risparmio effettivo” .“Il risparmio – sostiene Confsal unsa - deriva da una
profonda analisi del sistema, dai tagli a quelli che il nostro sindacato considera
i veri sprechi e dall’attuazione di misure strutturali che vanno messe in atto
con il consiglio e l’esperienza sul campo di quelle parti sindacali e sociali
che conoscono concretamente la realtà italiana fuori d’Italia”.
“Gli sprechi nella Pubblica Amministrazione esistono,
ma – secondo il sindacato - vanno abbattuti in altri settori e non in quello
dei servizi ai cittadini”. “Chiudere i servizi consolari tout court, obbligando
la nostra collettività a compiere percorsi di migliaia di chilometri per ottenere
i servizi consolari, vuol dire disconoscere i diritti dei residenti all’estero
e non avere alcuna percezione delle prospettive di sviluppo che la rete consolare
potrebbe intensificare all’interno del proprio contesto cittadino promuovendo
il ruolo economico, commerciale e finanziario dell’Italia all’estero”.
Per la sigla sindacale anche talune innovazioni tecnologiche
per fornire i servizi ai cittadini possono risultare inutili e costose “se non
vengono realizzate tenendo conto del contesto reale e locale della richiesta”.Giacché
“solo così si sarà in grado di dare risposte effettive e forse anche meno costose
alle necessità dell’utenza”.
Confsal Unsa Coordinamento
Esteri continuerà la mobilitazione: “oggi in Europa e domani in tutte le realtà
colpite dal piano di razionalizzazione della rete estera”.(