INFORM - N. 105 - 31 maggio 2010


PIANETA AMERICA

Ro Pucci: “All’indomani del disastro ambientale nel Golfo del Messico”

Adesso l’America degli Happy Days è l’America delle lacrime

 

HOUSTON, Texas – La televisione rappresenta una parte importante della giornata di molti Americani e, da un po’ di tempo a questa parte, la gente comune sta assistendo a spettacoli insoliti che esercitano un effetto psicologicamente destabilizzante. Sul piccolo schermo cominciano ad apparire sempre più spesso immagini d’Americani infelici, d’individui ed anche di gruppi fiaccati dal dolore e che s’abbandonano allo sconforto ed al pianto. Nel passato della superpotenza mondiale le lacrime non erano certamente sconosciute ma, solitamente, in un paese a forte connotazione anglosassone come questo, dove era sempre prevalso l’autocontrollo, il pudore e l’orgoglio di non mostrare la debolezza manifestata altrove, le scene di dolore e di pianto erano state sempre molto limitate al punto che gli spettatori stranieri di film made in USA si erano chiesti spesso se gli Americani fossero degli esseri umani dotati degli stessi sentimenti degli altri mortali o, invece, degli  stoici dalla forza sovrumana.

Quanto compare ultimamente sugli schermi televisivi viene a sfatare tali teorie dimostrando che per il dolore, come per il mal di mare, è solo una questione di resistenza e che, raggiunta una soglia più o meno alta tutti, anche gli abitanti del Nord America, piangono esattamente come gli altri. Dopo i lutti e le lacrime causate dalla tragedia del 9 / 11 e dall’attacco alle torri gemelle di New York, sono state progressivamente altre le cause che hanno fatto piombare ancora gli Americani nello sconforto e nella profusione di lacrime cocenti. I documentari e gli stessi telegiornali, hanno fatto vedere tre esempi ben precisi di queste scene di sconforto che sono molto sintomatici dei cambiamenti che si stanno verificando in America.

Nel primo caso s’è trattato della disperazione degli operai di un’importante fabbrica d’autocarri ed SUV che è stata costretta a chiudere per effetto della crisi economica e del fallimento delle politiche industriali delle case automobilistiche di Detroit. In un secondo documentario, le lacrime portate sullo schermo erano quelle di familiari, parenti ed amici dei militari caduti in Iraq ed in Afghanistan e le cui spoglie sono ospitate nei “giardini di pietra” del cimitero di Arlington. Per finire, l’ultimo spettacolo di dolore incontenibile, è stato quello ancora più impressionante del congressman democratico dello Stato della Louisiana Charlie Melancon nel corso dei lavori di una commissione d’inchiesta sulla tragedia dalle proporzioni apocalittiche imputata alla BP che si sta verificando ancora nel Golfo del Messico.

Gli Americani dunque piangono. Dalle donne e dagli uomini e che sono costretti ad appendere le loro tute blu al chiodo e che in età non più verde si trovano in gran numero senza lavoro, a quelli che nel fine settimana del Memorial Day piangono per un lutto causato dalla guerra ad un rappresentante politico che non riesce a sopportare l’idea di vedere la propria regione trasformata in un deserto avvelenato simile ad uno scenario apocalittico postnucleare.

Ciò che è nuovo e che fa meraviglia è che ora si stia contravvenendo alla parola d’ordine dell’ottimismo ad oltranza ritenuto necessario per esorcizzare i fantasmi e le paure che hanno poi anche conseguenze concrete a Wall Street e nel mondo degli affari. Si continua ad ignorare che , in effetti,  si piange per i disastri e le tragedie inflitti agli Americani dall’ottusa cupidigia e dalla stupidità criminale che s’accompagnano ad un sistema basato sulla logica del profitto ad ogni costo ed innanzi tutto.

Oltre ai documentari impietosi e molto espliciti si possono seguire in televisione anche gli episodi della serie “American Greed” che ha per oggetto le grandi truffe portate a segno ai danni di gente che s’era fidata troppo. Intanto, giungono altre notizie ancora più allarmanti sul ritiro dal mercato di noti farmaci che per anni hanno danneggiato ed anche ucciso chi li ha assunto e per i quali non si capisce come abbiano potuto ricevere regolari permessi di distribuzione dalla Food and Drugs Administration. Ci si rende conto che si è davanti ad un baratro di corruzione dalle proporzioni gigantesche, legato a quel mondo del lobbysmo che Obama aveva promesso di combattere e di sconfiggere. Sembra facile poter prevedere che far rotolare qualche testa eccellente, come quella di Elizabeth Birnbaum, colpevole di troppa accondiscendenza verso la BP, servirà poco per far abbandonare il malcostume e la cupidigia suicida che sta avvelenando e rendendo sempre più infelici un numero sempre crescente d’ Americani. (Ro Pucci-Info Usa Magazine/Inform)

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