INFORM - N. 104 - 28 maggio 2010
PREMI
Il Premio Maiella 2010 in grande smalto
Nel 25° di fondazione dell’Associazione,
premiate a Rho insigni personalità abruzzesi e molisane
RHO – Per incipit, una leggenda. Maia, la sposa di Giove,
“la grande madre degli dèi e degli animali” come la cantò Lucrezio, fu la prima
a metter piede in Abruzzo, approdando dalle rive della Frigia nella baia di
Ortona. Tra le braccia recava l’ultimo suo figlio, aitante e bellissimo, ferito
gravemente da un dardo che gli aveva trafitto il costato in uno scontro cosmico.
Toccata la riva, Maia lo portò tra i boschi, nascondendolo ai nemici perché
non lo trovassero. Quando il giovane morì fu sepolto sul Gran Sasso, dove ancor
oggi chi guarda sulla terza vetta scorge la sua sepoltura laddove il sole tramonta.
Maia visse ancora a lungo, con la sua corte di alte amazzoni, diafane come l’aria
tersa di quella terra. Quando la dea morì, fu sepolta sulla montagna che da
allora prese il suo nome: Maiella. Anche Medea fece come Maia, portando suo
figlio Marsio nel cuore d’Abruzzo, nelle selve che coronavano il grande lago.
Così gli dèi abitarono la terra d’Abruzzo, prima degli uomini. Quando poi vennero
gli uomini, appresero da loro sortilegi e incanti, ma anche il coraggio e la
prodezza per difendere la propria terra. E i popoli che quella terra abitarono
- Marsi, Peligni, Vestini, Frentani, Marrucini, Piceni e Sanniti - furono forti
e indomiti, con il destino legato indissolubilmente alla montagna che ne modellò
il carattere fiero, austero, nobile e gentile, proprio dell’indole delle genti
d’Abruzzo e Molise.
Con la lettura di questa leggenda, per la voce espressiva
ed intensa di Paola Pessina che con grande professionalità ha condotto la manifestazione,
il 23 maggio si è avviato nell’Auditorium di via Meda, a Rho, il Premio Maiella
2010, giunto quest’anno alla XXIII edizione, ricorrendo il 25° anniversario
di fondazione dell’Associazione Abruzzese e Molisana in Lombardia “La
Maiella” che nel 1988 l’istituì, quale riconoscimento verso
i corregionali distintisi “fuori regione” nei vari campi di attività professionale,
industriale, economica, artistica, culturale e sociale. La grande sala è colma
in ogni ordine di posti, quando dal mito si passa alla realtà, con le armonie
del Coro “Histonium” di Vasto, complesso polifonico per voci miste diretto da
Luigi Di Tullio. Una storia lunga 37 anni, reduce dal servizio liturgico reso
in mattinata nel Duomo di Milano cantando nella Messa di Pentecoste, il gruppo
corale ha subito conquistato il pubblico con “Vola Vola”, con altri bei canti abruzzesi, concludendo la sua perfomance
molto apprezzata con il canto in dialetto aquilano “J’Abbruzzu”, più noto come “So’ sajitu aju Gran Sassu”, che dell’Abruzzo
è un po’ l’inno regionale. Il Premio Maiella, nel corso delle sue 23 edizioni,
ha consolidato il suo prestigio per l’eccellenza delle personalità insignite.
Da diversi anni può vantare l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica,
cui si è aggiunto quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, comunicato
con una recente nota del sottosegretario Gianni Letta al presidente dell’Associazione
Abruzzese e Molisana, Domenico D’Amico. E’ stato proprio D’Amico, portando il
saluto dell’Associazione alle autorità ed agli ospiti intervenuti, a sottolineare
con legittimo orgoglio il crescente rilievo del Premio che, sin dalla sua istituzione,
gode del patrocinio delle Regioni Lombardia, Abruzzo e Molise, delle Province
di Milano, L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo, Campobasso e Isernia, e della
Città di Rho. D’Amico ha
pure rimarcato l’uscita del quarto volume
della collana “Dall’Abruzzo e Molise con
onore”, pubblicazione che documenta gli ultimi cinque anni d’attività dell’Associazione
“La Maiella”
e ne costituisce gli Annali con gli altri volumi
editi.
Le attività sociali, artistiche e culturali realizzate in
cinque lustri dall’Associazione si sono distinte sempre per l’elevato livello
di qualità, segno della presenza in Lombardia d’una comunità abruzzese e molisana
che ha sempre cercato d’esprimere il meglio di sé. Di anno in anno questo tratto
distintivo raggiunge l’eccellenza con l’austera vetrina delle personalità d’origine
abruzzese e molisana chiamate a ricevere il Premio dalle varie regioni italiane
e dal resto del mondo, dove prestano la loro opera. L’evento si è connaturato
nel soma stesso della città di Rho, che sin dall’istituzione lo ospita. Lo ha
detto con molta chiarezza, nel suo intervento, il sindaco Roberto Zucchetti,
quando ha riconosciuto il valore e gli aspetti morali della comunità abruzzese
e molisana in Lombardia, che davvero sa rendere onore alla propria terra. “Chi ospita è spesso molto severo – ha aggiunto Zucchetti – dimenticando i propri limiti”. Ha poi aggiunto
che il genio lombardo si è realizzato non solo per meriti propri, ma perché
ha saputo valorizzare tutti i talenti venuti da fuori regione. E tra essi spiccano
i talenti della gente abruzzese e molisana, come la serietà e la bonomia del
carattere. La città di Rho ne è onorata. “A nome di tutta la città intendo ringraziare per il grande contributo
che questa Associazione ha dato e continua a dare alla nostra convivenza sociale
e, per il tramite di essa, tributare alle genti di Abruzzo e del Molise il riconoscimento
del grande onore giustamente meritato dal lavoro, dall’arte e dall’impegno sociale
di tanti loro figli.”
A questo punto il presidente D’Amico, introducendo il Premio
Maiella con un richiamo alla sua storia, chiama sul palco Emilio Gentile, che
l’anno scorso non poté ricevere il Premio a causa d’un intervento chirurgico
che, come egli stesso ha rammentato con ironia “mi ha reso più leggero nel corpo e mi ha alleggerito anche nelle tasche”.
Ha provveduto il sindaco Zucchetti a consegnare al prof. Gentile medaglia e
pergamena del Premio. Emilio Gentile è nato nel 1946 a Boiano, in provincia
di Campobasso. Scrittore e storico, conosciuto in campo internazionale, è stato
insignito di numerosi riconoscimenti. Molti dei suoi libri sono stati tradotti
in diverse lingue. Docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, collabora
con giornali e riviste. Ha insegnato in Australia, Francia e Stati Uniti. Dagli
studi iniziali sulla cultura d’avanguardia del primo Novecento, Gentile ha sviluppato
le sue ricerche nella storia del nazionalismo, del fascismo e del totalitarismo,
sia negli aspetti ideologici e culturali come in quelli organizzativi e istituzionali.
Negli ultimi anni le sue ricerche riguardano i rapporti tra religione e politica
e la Grande Guerra. Ha
pubblicato una ventina di libri, molti sul fascismo e sui totalitarismi. Sta
attualmente lavorando ad una biografia di Giuseppe Prezzolini.
Chiusa con il premio ad Emilio
Gentile l’edizione 2009, il presidente Mimmo D’Amico apre ufficialmente il Premio
Maiella 2010, chiamando sul palco Marina Catena. E’ Remo Di Martino, assessore
alla Provincia di Chieti e presidente del Consiglio comunale di Ortona, a consegnare
a Marina Catena la medaglia e la pergamena, con espressioni di stima e di compiacimento
alla sua concittadina. Ella, ringraziando, parla dell’esperienza di donna vissuta
in campi diversi e nell’Esercito italiano, con l’orgoglio delle proprie origini
abruzzesi. Aggiunge che, specie quando si è all’estero, diventa più forte il
bisogno d’onorare la Patria
e la propria terra. Marina Catena è nata ad Ortona, in provincia di Chieti.
Corposo il suo curriculum. Conseguito nel 1987 il baccellierato presso il Collegio
del Mondo Unito dell’Adriatico (Duino), presieduto da Nelson Mandela, frequenta
la LUISS di
Roma dove si laurea con lode in Scienze Politiche. Nel 1990, a Parigi, diventa hostess
di volo Air France. Frequentato l’Erasmus presso l’Institute d’Etudes Politiques
di Strasburgo, nel 1992 ha
inizio la sua carriera internazionale a Bruxelles, nell’Unione Europea, dove
per 7 anni cura la comunicazione a fianco della Commissaria Emma Bonino, occupandosi
delle campagne di sensibilizzazione a favore dei bambini nei paesi balcanici
in conflitto e delle donne afghane. Nel 1999 viene nominata consigliere politico
del ministro francese Bernard Kouchner, rappresentante speciale di Kofi Annan
per la missione ONU in Kosovo. Si occupa del processo di democratizzazione e
del ruolo delle donne kosovare nelle istituzioni, favorendone l’inserimento.
Da questa esperienza nasce il
suo libro “Il treno di Kosovo Polje”
(Sellerio), per il quale la
Catena vince il premio di Narrativa “Il Paese delle Donne”.
I proventi vengono destinati ad opere filantropiche in Kosovo. Nel 2003 il Ministero
per gli Affari Esteri la nomina esperta nella missione “Antica Babilonia” in
Iraq, per il coordinamento dei progetti della cooperazione italiana a favore
delle donne irachene. Nel 2005 diventa Tenente dell’Esercito italiano (Riserva
Selezionata) e nel 2007 viene nominata consigliere politico della Brigata Paracadutisti
Folgore, partendo con il contingente italiano per il Libano nella missione ONU
(Unifil). Su questa missione scrive “Una
donna per soldato: diario di una tenente italiana in Libano” (Rizzoli),
il primo libro in Italia scritto da una donna-soldato. I proventi della vendita
vengono destinati ad un’opera umanitaria in Libano. Nel 2008 diventa Direttrice
del Programma Alimentare ONU, nella più grande agenzia umanitaria mondiale,
a Parigi. Nel 2009, con decreto del Presidente Nicolas Sarkozy, è nominata Cavaliere
dell’Ordine al Merito della Repubblica Francese. A fianco di Guido Bertolaso,
capo della Protezione Civile, da maggio a luglio 2009 collabora nell’organizzazione
all’Aquila del G8, nel programma dedicato alle First Ladies. E’ insignita dei
seguenti riconoscimenti: “Melvin Jones” 2009, “Foemina d’Oro” 2008 per l’impegno
di pace in Libano, Premio internazionale “S. Tommaso tra le Genti” per l’impegno
in Iraq, Premio Rotary International “Harris Fellow”. Madrelingua inglese e
francese, parla anche spagnolo e portoghese.
E’ ora la volta di Alfonso De
Virgiliis. Il riconoscimento gli è tributato da Arianna Cavicchioli, consigliere
della Regione Lombardia e già sindaco di Rho per due mandati. De Virgiliis non
nasconde l’emozione, egli che consegna premi a grandi Personalità della Terra,
nel ricevere il Premio Maiella in ragione delle proprie origini. Alfonso De
Virgiliis è nato nel 1938
a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo e risiede
da molti anni a Firenze. Laurea in Giurisprudenza a Bologna, nel 1961, con il
massimo dei voti, entra in Assitalia (INA) ed è Agente Generale per quarant’anni,
gli ultimi venti a Firenze. L’attività professionale, la passione per la musica,
l’arte e la cultura lo portano ad assumere incarichi di grande prestigio. Ha
ricoperto numerosi incarichi ed attualmente è presidente d’una Banca interregionale,
presidente dell’Orchestra da Camera Fiorentina, membro del Consiglio direttivo
dell’Associazione Amici dell’Accademia della Crusca, Console onorario della
Costa d’Avorio, componente del Consiglio direttivo della Scuola di Musica di
Fiesole, ed altro ancora. E’ promotore e Presidente della Fondazione “Premio
Galileo 2000”,
che da oltre dieci anni ospita a Firenze i più grandi nomi della cultura, dell’arte
e del sociale, nel mondo. Gli sono stati tributati nel 1998 il Premio Speciale
“Comunicazione e Cultura”, nel 2002 il Premio internazionale “Le Muse” e nel
2004 il Premio “Salomone d’Oro”, conferitogli dall’Università di Firenze.
Viene ora invitato sul palco il
drammaturgo Mario Fratti. Gli conferisce il premio il consigliere della Regione
Abruzzo, Franco Caramanico, onorato d’insignire un corregionale tra i più illustri
e famosi nel mondo. Fratti si dichiara
felice d’essere tra tanti abruzzesi e molisani sorridenti, oltre che di tanti
lombardi. Racconta gli anni a New York, al suo arrivo nel 1963. Il successo,
ma anche la diffidenza degli americani verso l’autore italiano, vinta definitivamente
dopo sette anni. Un grande paese, l’America. In Italia vengono preferiti gli
autori stranieri, quando ci sono grandi autori di teatro italiani, spesso ignorati.
Poi un pensiero forte ed affettuoso per L’Aquila, la sua amata città. Mario Fratti, commediografo
e drammaturgo, è nato a L’Aquila nel 1927. Dopo la laurea alla Ca’ Foscari a
Venezia, Fratti avvia alla fine degli anni Cinquanta una ricca produzione per
il teatro. Del 1959 il suo primo dramma “Il nastro”, vincitore del Premio Rai, mai radiotrasmesso per la crudezza
della storia. Nel 1962, al Festival di Spoleto, il suo atto unico “Suicidio” viene apprezzato da Lee Strasberg
che lo porta a New York, lo dirige e lo mette in scena all’Actor’s Studio. Diventa
un successo, cui ne seguono altri. Nel 1963 Fratti da Venezia si trasferisce
a New York, dove insegnerà alla Columbia University e all’Hunter College, fino
ad alcuni anni fa. Sopra tutto si affermerà grande drammaturgo, le cui opere
sono di casa a Broadway e restano in cartellone - come il caso di “Nine”,
una commedia su Fellini diventata un musical - anche per anni, con migliaia
di repliche. In America i riflettori s’accendono giusto il tempo d’una rappresentazione,
poi l’interesse svanisce. A Fratti capita invece che il successo lo rincorra.
Questa è la singolarità del “caso Fratti”, il cui consenso dura da decenni.
Un destino che non è toccato neanche a grandi autori americani, come Tennessee
Williams o Arthur Miller, riscoperti dopo la morte, o come a scrittori europei
del calibro di Sartre, Anouilh, Brecht, Toller, Pirandello o Betti. Le opere
di Fratti, una novantina, tradotte in 20 lingue, sono state rappresentate in
seicento teatri di tutto il mondo, dall’America all’Europa, dalla Russia al
Giappone, dal Brasile alla Cina, dal Canada all’Australia. Si connotano per
l’immediatezza della scrittura teatrale, asciutta e tagliente, come per la denuncia
politica e sociale che egli vi trasfonde. Molti i riconoscimenti tributati allo
scrittore, come il Selezione O’ Neil, il Richard Rogers, l’Outer Critics, l’Heritage
and Culture, e 8 Drama Desk Awards. Ma sopra tutto ben 7 Tony Award, il riconoscimento
più ambito e prestigioso, che nel teatro è come l’Oscar per il Cinema. Ai vertici della considerazione,
Fratti non ha perso e non perde la sua schietta indole aquilana, coltivando
intensi rapporti umani in ogni angolo del mondo con assoluta semplicità, com’è
nello stile delle personalità di grande valore.
E’ il turno di Raffaele Jannucci.
Gli conferisce il Premio il consigliere della Regione Molise, Michele Pietraroia,
che si dice orgoglioso di tributare il riconoscimento ad un conterraneo che
onora il Molise e l’Italia. Jannucci, riconoscendosi solo il merito d’aver promosso
il turismo in Italia e d’aver creato una rivista specializzata al primo posto
per diffusione, non fa velo di nostalgia della Maiella. Raffaele Jannucci è
nato nel 1930 a Casacalenda, in provincia di Campobasso.
Studi in Giurisprudenza a Roma, codici e pandette non risultano essere la sua
passione. L’ambizione è il campo pubblicitario, per qualche anno svolto tra
Roma e Milano. Entrato nel settore della comunicazione, Jannucci passa alle
pubbliche relazioni diventando uno dei fondatori dell’associazione professionale,
quindi dirigendo una delle più importanti agenzie nazionali, con esperienze
nello spettacolo e nello sport, nell’industria e nell’editoria. In quest’ultimo
campo ha esperienze di lavoro al Corriere dei Piccoli e al settimanale Amica,
maturando la decisione di concentrare la propria attività nell’editoria, creando
una società di consulenza per le più importanti testate nazionali. Qui, con
la collaborazione della moglie che proviene dal giornalismo, con il nascente
turismo all’aria aperta, decide di realizzare una prima rivista “2C
Caravan Camping”. E’ l’antenato dell’attuale PlainAir, casa editrice e mensile
che in pochi anni raggiungono una posizione di vertice nella stampa turistica
in Italia e in Europa. Nella lunga attività editoriale Jannucci ha trattato
tutte le tematiche del territorio e del turismo ambientale. Direttore editoriale
delle Edizioni PlainAir, le conduce insieme alla moglie ed alle sue due figlie.
La rivista nel suo genere è la prima in assoluto in Italia, per tiratura e diffusione.
Rilevante l’impulso dato nel promuovere e sviluppare il turismo ambientale nel
nostro Paese.
A completare la squadra dei protagonisti
del Premio Maiella 2010 è Nicola Occhiocupo. Il presidente D’Amico
chiama chi scrive a consegnargli il riconoscimento, mentre sottolinea
le relazioni che intrattengo con le comunità abruzzesi nel mondo. Proprio in
relazione a tali esperienze, nel breve intervento affermo quanto importante
sarebbe per l’Italia saper ricercare concrete occasioni di collaborazione tra
personalità di tale livello intellettuale con la migliore Italia esistente all’estero.
Sarebbe davvero utile per far progredire il Paese, talvolta più attento alle
apparenze che all’essenza. Ne verrebbe un’Italia migliore, dentro e fuori i
confini, seria e più austera, con un più alto senso della Nazione. Il prof.
Occhiocupo fa un richiamo forte ai valori della nostra Costituzione, alla necessità
che le riforme siano rigorosamente nell’alveo dei princìpi fondamentali che
sempre garantiscono l’equilibrio tra diritti e doveri. Questo vale ancor più
in vista d’uno Stato a struttura federale. Nicola Occhiocupo, giurista e costituzionalista,
è nato nel 1936 a
Villa Bozza, in provincia di Teramo. Laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche,
ha percorso tutte le tappe della sua lunga e prestigiosa carriera a Parma, dove
vive ed è professore emerito nell’ateneo della città. Dell’Università di Parma
è stato Rettore per ben quattro volte, dal 1989 al 2000, due volte preside della
Facoltà di Giurisprudenza. E’ stato per sette anni membro dell’Autorità Garante
della Concorrenza e del Mercato, nominato dai Presidenti di Camera e Senato.
Eletto presidente del Collegio Europeo di Parma, di cui è fondatore e promotore,
è stato presidente del Parco Scientifico e Tecnologico. La produzione scientifica
del prof. Occhiocupo è imponente ed abbraccia tutti i temi del diritto costituzionale,
come la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale,
il Bicameralismo e la creazione dello Stato a struttura federale, con una proposta
lungimirante, nel 1975, di dar vita ad una Camera delle Regioni. Insignito dal
Capo dello Stato dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, ha ricevuto benemerenze
civiche dai Comuni di Parma, Atri e Pescara, mentre Amalfi l’ha nominato Cittadino
onorario. Torna spesso in Abruzzo, nella sua casa di Pescara.
Tra gli eventi celebrativi del
Venticinquennale, l’Associazione “La
Maiella” ha promosso dal 22 maggio al 12 giugno in Villa Burba,
a Rho, la Mostra
del pittore abruzzese Antonio Marinelli, ma lombardo d’adozione, “I Colori del Mediterraneo”. Artista raffinato,
noto per i suoi delicati paesaggi mediterranei, Marinelli si esprime con una
cifra molto personale, di grande intensità e dai sottili riferimenti sociali,
specie sul tema delle migrazioni, che danno alla sua arte un valore anche etico.
“Quei paesi radunati quasi sempre in cima a un
colle, o protesi sul mare, sono percorsi da biancori e ombre che si comunicano,
parrebbe, la stessa luminosità. Sembrano stare di vedetta, in attesa dei ritorni,
nei luoghi abbandonati quando i meridionali erano sempre pronti a partire come
gli uccelli dal ramo spoglio, indifeso. Sono nidi chiari, ritagliati nella memoria.
E’ come se tutto quel bianco - lo immagino sotto la luna - fosse rimasto un
paese abitato da colombe notturne. Quando un pittore ha questa qualità evocativa
è già una presenza a suo modo necessaria, oltre che significativa per l’arte
in sé…”, scrive Sergio Zavoli in una nota critica sull’Artista. Presente da oltre trent’anni con
importanti mostre personali in Italia e all’estero, Antonio Marinelli ha esposto
da Milano a Zurigo, da Roma a Parigi, dalla Spagna alla Germania, dal Canada
al Giappone. Nel 1996 il Ministero degli Esteri gli ha conferito una Targa al
Merito per aver onorato l’arte italiana nel mondo. Nel 2003 la Regione Abruzzo,
nel Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, sede del Consiglio Regionale, ha ospitato
una sua grande mostra titolata ”Artisti
di ritorno”. L’Artista, che negli anni Settanta dipingeva sagome di figure
umane erranti, dipinge oggi evanescenti paesaggi vuoti, senza anime, che rappresentano
una testimonianza più serena, ma nel contempo un grido d’allarme per fermare
tutte le migrazioni, restituendo alla cultura e alla loro vita i borghi mediterranei
che in tinte pastello occupano le sue tele. (Goffredo Palmerini-Inform)
gopalmer@hotmail.com