RASSEGNA STAMPA
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“Il Secolo XIX” intervista al sottosegretario agli Affari Esteri
Vincenzo Scotti: “I dubbi Usa? Li capisco”
ROMA - Definirla una crepa nel governo forse è troppo. Ma in ogni caso quelle di Enzo Scotti, sottosegretario agli Esteri, sono parole che segnano una presa di distanza dal “bavaglio” alla stampa che si sta profilando con il ddl anti intercettazioni. «Mi auguro - dice Scotti - che queste ore servano per aprire un dibattito laico e costruttivo, arrivando a un testo che possa contemperare le esigenze della privacy dei cittadini con quelle della libertà di stampa». Insomma, un testo largamente condiviso.
Il ddl
sulle intercettazioni preoccupa anche gli Stati Uniti.
«Sul fronte della criminalità organizzata tra Italia e Usa esiste un rapporto molto stretto fino dall'inizio degli anni 90, quando io ero ministro dell'Interno. L'intervento del loro governo non mi meraviglia: segnala l'attenzione con cui seguono la nostra legislazione su questa materia».
E lei
condivide i dubbi Usa sul ddl-intercettazioni?
«Io dico che quella degli Usa è una preoccupazione che meritava una risposta. E il ministro Alfano ha fatto bene a ribadire subito che le intercettazioni si potranno continuare a usare per i reati legati alla criminalità organizzata. Noi abbiamo una delle legislazioni più avanzate al mondo su questo tema, e la nostra azione di aggressione all'economia criminale, con le confische ai clan mafiosi, viene osservata con grande interesse all'estero. L'impegno del governo su questo punto non deve essere messo in discussione. Lo dimostra la partecipazione di Frattini nei prossimi giorni al vertice di Panama contro il narcotraffico».
Il presidente
Obama però incontrerà Napolitano e non Berlusconi. C'è gelo tra i due governi,
come sostiene qualche osservatore?
«Sono analisi prive di fondamento. Mi sembra il tentativo di riportare la politica estera a una lettura domestica ».
Tornando
alle intercettazioni, lei condivide il testo in discussione?
«Non possiamo nasconderci che esistano abusi e aggressioni violente alla privacy. Bisogna trovare una soluzione». (Andrea Castanini- Il Secolo XIX del 25 maggio 2010 )
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