INTERVENTI
Il consigliere del CNEL Silvano Miniati sulle ipotesi
di risparmio relativi ad assegni di invalidità e accompagno
“Se si scovano falsi invalidi, quei soldi dovrebbero
andare ad alleviare le condizioni degli invalidi veri”
ROMA – “La questione dei falsi assegni di invalidità, che pure esistono, va affrontata con grande attenzione, evitando di creare un clima di sospetto nei confronti di ogni cittadino invalido e soprattutto di fornire numeri e percentuali ad effetto”.
Così il consigliere del CNEL Silvano Miniati interviene sulle voci che si susseguono relative ai tagli inclusi nella manovra economica da 24 miliardi di euro che il Ministro Tremonti presenta oggi all’approvazione del Consiglio dei Ministri.
“Dalle ricerche che abbiamo svolto per indagare a fondo sul sovra-indebitamento delle famiglie è emerso chiaramente che un invalido, soprattutto se non autosufficiente, rappresenta per la famiglia non solo un grande peso sul piano umano, ma anche un carico economico spesso insopportabile – spiega Miniati. - Gli assegni di invalidità e l’assegno di accompagno, quando esistono, rendono sicuramente meno dura una situazione alla quale non si è però mai dedicata sufficiente attenzione”.
Per il consigliere del CNEL “una efficace lotta contro i falsi invalidi presuppone una unificazione delle modalità di accertamento, a partire dai tempi di attesa e dalla composizione effettiva delle commissioni di accertamento, oltre che del loro funzionamento. Sono spesso proprio le lunghe attese e l’incertezza dei tempi per la visita che permettono l’ingresso in campo dei faccendieri – aggiunge Miniati - e il consolidarsi di rapporti tra chi raccomanda e chi è chiamato a gestire la pratica e a pronunciarsi nel merito”.
Per gli invalidi, dunque, si parla di “di redditi lordi che, una volta depurati delle tasse nazionali e delle addizionali locali, non permettono neppure di sostenere il costo di un/a badante”, mentre gli assegni di accompagnamento – spesso incassati dagli eredi del titolare, evidenzia Miniati – costituiscono un contributo non conteggiabile nel reddito, per cui sarebbe problematico immaginare la loro subordinazione al reddito dell’interessato. “Il problema non si può affrontare neppure pensando di fare cassa e ignorando che, - conclude Miniati - se si scovano falsi invalidi, quei soldi dovrebbero andare subito ad alleviare le condizioni degli invalidi veri, che purtroppo esistono e vivono spesso in condizioni intollerabili”. (Inform)