CAMERA DEI
DEPUTATI
Marco Fedi (Pd): Minidecreto omnibus del Governo per
cancellare il risarcimento alle vittime del nazismo e prorogare Comites e Cgie
ROMA - “Cos’è che unisce due articoli – diversi tra loro
per oggetto, natura, materia ed obiettivi politici – come l’art. 1 sulla sospensione
dell’efficacia delle sentenze sui risarcimenti alle vittime del nazismo e l’art.
2 di proroga di organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo
– i Comitati degli Italiani all’estero ed il Consiglio Generale degli Italiani
all’estero?”
Con questa domanda ha aperto il suo intervento in Aula
Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide,
nell’ambito della discussione generale sulla Conversione in legge del decreto-legge
28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati
esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi
degli italiani all'estero (3443).
Nell’esprimere un giudizio negativo sul provvedimento
in esame alla Camera, Fedi ha affermato come questo sia “l’ennesimo decreto
deciso dal Governo per trascinare nell’emergenza due questioni sulle quali sarebbe
stato possibile avere un vero e approfondito dibattito parlamentare. Come spesso
accade, e come rilevato durante l’esame in Commissione Esteri, si tratta
di norme decise dal Governo sulla base di necessità ed urgenza presunte – di
cui non condividiamo le motivazioni – derivanti da “esigenze giurisdizionali
internazionali”, per quanto riguarda l’art. 1 e da “riforme in cantiere” per
l’art. 2. Anche sui minidecreti il Governo sceglie un percorso confusionale.
Da un lato abbiamo un atto grave che comporta il rischio
di cancellare il diritto di chiedere un risarcimento alla Germania per tutte
le vittime italiane dei crimini nazisti e per le loro famiglie. Un atto che
si riflette in maniera paritaria su italiani in Italia e all’estero. Dall’altro,
invece, abbiamo la decisione di indebolire gli organismi di rappresentanza politica
e comunitaria dell’emigrazione italiana, il tentativo di delegittimare i luoghi
della discussione, della conoscenza e dell’incontro, tra questi appunto i Comites
e il Cgie”.
“Questo provvedimento richiede - ha precisato Fedi
– una riflessione di carattere politico sul futuro del rapporto con le comunità
italiane nel mondo. Oggi che il Governo annuncia misure drastiche di riduzione
delle spese, con altri tagli lineari, come quelli che hanno già penalizzato
le comunità italiane nel mondo”. Una riflessione necessaria ha continuato
“poiché siamo preoccupati da un Governo che non parla di riforme ma solo di
tagli. Un Governo e una maggioranza sempre più lontani dalle esigenze
vere, poste in maniera
A questo proposito Fedi ha ricordato il tema della cittadinanza
e di “come Governo e maggioranza non agiscano su questo fronte lasciando inapplicate
sentenze della Corte di Cassazione sulla facoltà della donna di trasmettere
la cittadinanza ai propri figli avendola perduta per il matrimonio con uno straniero,
superando l’odiosa discriminazione a scapito delle donne. Oppure riaprendo i
termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e ristabilendo la verità
storica di chi non ha mai davvero rinunciato ad essere italiano, oppure riconoscendo
lo jus soli a chi nasce in questo Paese”. Ma anche il tema delle nuove generazioni
e dei legami culturali e linguistici con l’Italia “con la riforma della 153/71
che non decolla, con la perdita di risorse nel settore della scuola, con la
chiusura dei lettorati, con gli istituti di cultura in crescente difficoltà”.
Ci sono poi “i temi dei diritti pensionistici e previdenziali
- posti con forza anche dai sindacati dei pensionati di CGIL, CISL e UIL - con
la richiesta di una sanatoria degli indebiti INPS maturati senza dolo per responsabilità
dei ritardi dell’Istituto; del riconoscimento dell’assegno di solidarietà per
gli anziani in condizioni di indigenza nati in Italia e residenti all’estero;
dell’abrogazione del requisito di dieci anni di soggiorno continuativo in Italia
per avere diritto all’assegno sociale se residenti in Italia; della ratifica
delle convenzioni bilaterali, per esempio con il Marocco, il Canada, il Cile.
E a ciò si aggiunge l’esonero dal pagamento ICI sulla prima casa in Italia,
se non affittata, anche per gli italiani all’estero: in sostanza equità, parità
di trattamento, attenzione e sensibilità nei confronti di tantissimi anziani
italiani emigrati all’estero che ancora oggi vivono in condizioni di povertà
e disagio”.
E ancora “Il tema della rete consolare – posto in tutta
la sua gravità – come questione che attiene alla presenza dello Stato italiano
all’estero nella sua complessità: a livello economico e commerciale, culturale,
linguistico, e di servizio. Un quadro che richiede investimenti e risorse prima
di procedere alla chiusura di sedi. E resta aperto il tema dei diritti sindacali
– in termini di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro – come
è ancora in attesa di soluzione definitiva il tema delle detrazioni fiscali
per carichi di famiglia”.
Sullo specifico del provvedimento riguardante i Comites
e il Cgie, Fedi ha espresso “il sospetto che la proroga al 31 dicembre 2012
sia utile ad indebolire questa rappresentanza in vista di altri tagli e di una
riforma che è tutto fuorché un rafforzamento del ruolo politico di questi organismi.
La riforma non è condivisa, i tempi non sono certi e le perplessità sulla copertura
finanziaria, già espressi dalla Commissione bilancio del Senato, non saranno
facilmente superate.
Per molti mesi il Governo ha sostenuto la tesi che occorreva
rivedere la normativa per armonizzarla con la rappresentanza parlamentare. Oggi
siamo in procinto – se dovessimo prestare ascolto alle di
Ecco, non sarebbe stato utile rinnovare Comites e Cgie
oggi, per assicurarci anche un contributo nell’azione di completamento delle
riforme?”
A conclusione del suo intervento, il deputato del PD
ha espresso una forte preoccupazione per l’elemento che sembra unire le due
questioni prese in esame dal provvedimento: “Con l’intervento sui Comites e
sul Cgie si proroga la durata di organi elettivi in scadenza, con l’intervento
sugli indennizzi si sospende l’efficacia di decisioni assunte dai tribunali
italiani: in entrambi i casi il Governo, e la maggioranza quando deciderà di
seguire questo percorso, si porrà oltre un naturale corso di eventi –
oltre il principio di “natural justice” – determinando un pericoloso precedente
sia in termini di “funzionamento democratico” di organi elettivi che di “efficacia
delle sentenze.
Per queste ragioni avevamo presentato in Commissione
un emendamento soppressivo dell’articolo 2 che ripresenteremo in Aula e per
queste ragioni esprimiamo un giudizio negativo sul provvedimento”. (