INFORM - N. 100 - 24 maggio 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Da “In rete con l’Italia”, maggio-giugno 2010, bimestrale a cura della Direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del MAE

Sulle orme degli italiani in Sud Africa

A cura di Enrico De Agostini, Console Generale d’Italia a Johannesburg

 

Gli albori

Lo sapevate che i primi italiani arrivarono in Sud Africa nel 1688? Erano circa quaranta valdesi che, per sfuggire alle persecuzioni religiose, si imbarcarono su una nave olandese e si aggiunsero alle poche centinaia di europei, maggiormente olandesi e ugonotti francesi, che costituirono il primo nucleo della colonia olandese del Capo di Buona Speranza.

In oltre trecento anni di storia, la comunità italiana in Sud Africa è cresciuta molto di numero, grazie a nuovi afflussi di emigrati, che ebbero luogo soprattutto alla fine dell’Ottocento, quando la febbre dell’oro contagiò anche molti nostri connazionali, e dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni Settanta dello scorso secolo c’erano oltre 60mila italiani in Sud Africa e, sebbene oggi il numero sia sceso a poco più di 30mila, la nostra comunità resta tra le più attive nel mondo.

E non c’è da stupirsene: gli italiani di oggi sono gli eredi di donne e uomini straordinari, che hanno cambiato il volto del Sud Africa moderno. Furono, ad esempio italiane le prime donne a lavorare in una fabbrica (di dinamite!) in Sud Africa. E ancora italiana fu la prima donna in Africa ad acquisire il brevetto di pilota.

Il Novecento

Fu istituito negli Anni Trenta un collegamento marittimo stabile tra Genova e Città del Capo, che contribuì moltissimo ad incrementare il flusso di persone e di merci fra i due Paesi. Fu, infatti, a bordo di queste navi che, anche dopo la guerra, molti degli emigranti italiani giunsero in Sud Africa. Come, ad esempio, quelli che realizzarono per la Power Lines, anch’essa italiana, gran parte delle linee elettriche del Sud Africa moderno.

Vi sembrerà bizzarro, ma una buona parte degli attuali membri della comunità italiana deve la sua presenza in Sud Africa alla seconda guerra mondiale. Oltre centomila prigionieri di guerra italiani, provenienti dall’Africa Orientale e Settentrionale, furono, infatti, trasferiti in campi di prigionia sudafricani, dove ebbero la possibilità di lavorare. Il risultato fu che, alla fine della guerra, molti di loro decisero di fermarsi nel Paese, dove presto si affermarono nelle rispettive professioni. Fu questo il caso di Edoardo Villa, bergamasco, considerato il maggiore scultore sudafricano vivente. E fu così anche per Gregorio Fiasconaro, considerato il fondatore dell’Opera lirica in Sud Africa e padre di Marcello Fiasconaro, recordman mondiale sugli ottocento metri nel 1973 e ancora detentore del record italiano sulla distanza.

Il libro

Queste e molte altre storie straordinarie sono contenute nel libro “Italian Footprints in South Africa - Sulle Orme degli Italiani in Sud Africa” di Ilse Ferreira, edito da Jacana nel 2009. Nato da un’idea del compianto Ambasciatore d’Italia in Sud Africa Alessandro Cevese, il libro contiene una serie impressionante di esempi del genio italico in Sud Africa.

Gli Italo-Sudafricani oggi

Oggi la comunità italiana in Sud Africa vanta una concentrazione davvero straordinaria di storie di successo: alcuni dei più ricchi uomini d’affari sudafricani sono di origine italiana; da Gianni Ravazzotti, “re delle mattonelle” a Desmond Sacco, padrone della maggior parte dei giacimenti di manganese; dalla famiglia Giuricich, leader nelle costruzioni, ai Dalla Cia, chesi distinguono nel settore vinicolo in un mercato non certo facile. I settori nei quali l’imprenditoria italiana svolge un ruolo di primo piano sono, insomma, moltissimi e testimoniano la perfetta integrazione dei nostri connazionali in questa terra lontana. Ma la nostra comunità ha conservato legami solidi e proficui con la madre patria, anche grazie ad un rapporto di fattiva collaborazione tra i suoi rappresentanti eletti nei Comites (Comitati degli italiani all’estero) e nel CGIE (Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero) da un lato e l’Ambasciata e gli Uffici consolari dall’altro. Un progetto che il Consolato Generale di Johannesburg sta portando avanti in collaborazione con i suddetti Organismi rappresentativi è quello dell’istituzione di una scuola bilingue, destinata a preservare il legame culturale tra le future generazioni e l’Italia.

Non mancano, al tempo stesso, i problemi e gli indigenti all’interno della comunità italiana sono purtroppo in crescita soprattutto tra gli anziani. Ma per fortuna gli italiani non si perdono d’animo e primeggiano anche nel campo della solidarietà; il loro sforzo è sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri, attraverso contributi significativi ai singoli e alle Istituzioni che si occupano dei più bisognosi. (In rete con l’Italia/Inform)

 


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