INFORM - N. 99 - 21 maggio 2010


MONDO SCALABRINIANO

Dal “Messaggero di sant’Antonio”, maggio 2010

Canada. A Sant’Elena l’integrazione di due mondi

I Padri dei fratelli maggiori

I nuovi pastori delle comunità italiane sono Scalabriniani provenienti da Asia e Africa dove i missionari italiani erano, un tempo, i principali evangelizzatori

 

BURNABY, BC - Padre Hily Gonzales, missionario scalabriniano, è da qualche mese alla guida pastorale della numerosa comunità cattolica residente nella zona metropolitana conosciuta come Vancouver Heights. La chiesa di Sant’Elena sorge proprio nel cuore di quest’ampia area collinare, parte della municipalità di Burnaby. Vi si gode un magnifico panorama della città di Vancouver, delle acque del Pacifico che la bagnano, e delle montagne che le fanno corona. All’inizio del secolo scorso, qui c’era la foresta. Le storie raccontano che «nel primo decennio c’era appena una manciata di persone decise a sfidare la scomodità di vivere in un’area remota per dimorare in tanto splendore». Tra costoro, dieci famiglie cattoliche d’origine angloirlandese che sognavano di dare vita a una comunità di fede. Duro lavoro e sacrificio portarono all’edificazione della prima piccola chiesa, la Saint Helen’s, benedetta l’11 agosto 1912. E, dodici anni dopo, arrivò anche la scuola, affidata alla cura delle Sorelle della Carità di San Vincenzo de’ Paoli che per oltre cinquant’anni si dedicarono qui all’educazione di migliaia di bambini. Una seconda più capiente scuola fu realizzata nel 1948, e nel 1956 fu eretta anche una nuova chiesa.

Nel 1973 – lo si apprende dagli appunti di storia parrocchiale – la composizione etnica della comunità sperimentò un drammatico cambiamento per la crescente presenza di cattolici d’origine italiana. L’allora arcivescovo di Vancouver, monsignor James Carney, «intuendo la necessità di servire meglio questi nuovi emigrati, chiese alla Congregazione Scalabriniana di prendersi cura della parrocchia. La seconda era di crescita fisica e di sviluppo sarebbe avvenuta sotto la direzione di questi preti missionari». È la realtà degli ultimi decenni: quasi quattro! E padre Hily (in italiano il suo nome potrebbe essere «Ilario») sta facendo lievitare l’eredità ricevuta dai confratelli che l’hanno preceduto alla guida della Saint Helen’s Parish: gli indimenticabili Giuseppe Ponti (*) e Angelo Calandra, entrambi prematuramente scomparsi; Pietro Sordi, vitalissimo novantenne tuttora sulla breccia nella parrocchia di Our Lady of Sorrows, Claudio Holzer e Agostino Lovatin, attivi a Chicago, e Luigi Piran assegnato recentemente alla cura della Scalabrini House di Burbank, a Los Angeles.

Le composizioni multietniche e multiculturali delle comunità cattoliche presenti nel mondo sono una sfida costante sia per i pastori che per i laici impegnati nell’evangelizzazione e nel servizio ai fratelli, a tutti indistintamente: di qualsiasi fede, origine e condizione sociale. Con il vertiginoso aumento dei migranti, soprattutto dei più poveri e dei perseguitati, i missionari scalabriniani – pur continuando, ove possibile, l’assistenza spirituale alle comunità di italiani insediate da tempo nei vari Paesi – sono chiamati a servire soprattutto sulle attuali frontiere del bisogno e della sofferenza. Questi preti missionari vivono e testimoniano ovunque nel mondo il mandato evangelico di Cristo insieme con il carisma trasmesso dal loro fondatore, il beato Giovanbattista Scalabrini, adeguando mandato e carisma alla realtà della gente cui sono inviati e con cui condividono la vita. I missionari dei migranti non vengono più solamente dall’Italia, come avveniva un tempo. Arrivano dai Paesi del mondo dove i primi scalabriniani italiani portarono la buona novella, facendosi poveri con i poveri, affamati di giustizia con i perseguitati, e ovunque difensori e protettori degli ultimi. «Dove c’è il popolo che soffre, lì deve esserci la Chiesa», ripeteva Scalabrini. «Oggi i nostri orizzonti ci stanno portando verso l’Indonesia, il Vietnam, l’Africa, il Mediterraneo: punti nevralgici delle frontiere centro e sud-americane» mi disse, un paio d’anni fa, padre Sergio Geremia, superiore generale della Congregazione (**). Ed ora sono loro, i figli di Paesi dei continenti asiatico ed africano, centro e sud-americano, a servire anche le comunità italiane dove un tempo operavano i loro «fratelli maggiori». È importante saperlo, è essenziale capirlo, soprattutto nell’ambito delle comunità di italiani: per diventare aperti all’accoglienza, alla comprensione, al sostegno incondizionato, cioè all’amore cristiano.

Padre Hily Gonzales è filippino, ha studiato a lungo in Italia (a Bassano del Grappa, a Piacenza e a Roma), e prima di essere assegnato alla parrocchia di Sant’Elena ha svolto il suo apostolato a Milano. Come quasi tutti i confratelli parla diverse lingue, e si esprime benissimo anche in italiano. «Ma padre Marvin lo parla meglio di me – confida padre Hily, umilmente – perciò tocca a lui predicare alle messe in italiano». Padre Marvin Ajic, anch’egli scalabriniano, è un giovane prete guatemalteco. Nato nel sud del Guatemala, si è formato nel seminario di Purepero, in Messico, ha studiato per un paio d’anni a Roma, ha lavorato a Chicago prima di arrivare tra noi. Quale tesoro di vero multiculturalismo, e di ecumenismo in atto, possono godere i fedeli di Sant’Elena!

«La nostra parrocchia ha il 70% di famiglie italiane o di origine italiana » mi informa Biba Lupatin, da anni efficientissima segretaria della Sant’Elena. Questa giovane esule istriana sposata con un trevigiano, mi aiuta a recuperare una serie di nomi di italocanadesi fedelmente impegnati in diversi gruppi parrocchiali. Tra di loro troviamo Fortuna Konarski Di Tomaso, direttrice dello straordinario Coro della chiesa, oltre che del famoso Coro folkloristico italiano di Vancouver. Italo Padovan e Luigi Quattrin sono rispettivamente presidente e vicepresidente del Club degli anziani (Seniors’ Club). Dei Knights of Columbus fa parte Noè Mastroianni, ex Gran cavaliere del Consiglio n. 12490, che ogni mese sovrintende ai Pancake Breakfasts: simpatica usanza, molto gradita soprattutto dai bambini e dalle loro famiglie, organizzata dopo le messe domenicali delle parrocchie cui i Cavalieri di Colombo sono associati. C’è poi Dino Infanti, presidente del Comitato finanze. E Tony Torresan, perpetuo volontario e custode della chiesa, dal momento che la tiene d’occhio anche da dove abita, al di là della strada. Che dire poi delle brave donne, sempre a disposizione per attività benefiche? Il gruppo delle M&M Ladies è presieduto da Sonia Jacoboni, con tesoriera Mara Cirotto.

Esemplari sono inoltre la presenza costante e le testimonianze del Gruppo per l’aiuto alle Missioni. La benemerita Help for Mission Society, fondata e guidata da Manuela Perizzolo, ha saputo trascinare nel tempo, stuoli di generosi donatori e incontrare la cooperazione di moltissimi volontari: tra loro anche il «braccio destro», Annamaria Canal.

Della scuola cattolica annessa alla parrocchia parleremo in seguito. (Anna Maria Zampieri Pan-Il Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)

_____________________

 (*) Nel 1983 padre Ponti ebbe, tra l’altro, il merito di rilevare, da Roano Azzi, il settimanale comunitario L’Eco d’Italia, gestito per conto degli Scalabriniani fino alla vigilia degli anni Novanta, e successivamente ceduto da padre Lovatin a un gruppo facente allora capo a Enzo Malito.

(**) Cfr. «La Chiesa deve stare con chi soffre», intervista a padre Sergio Geremia, Messaggero di sant’Antonio - Edizione italiana per l’estero, Gennaio 2008.

 


Vai a: