STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” di oggi: La collettività italiana in Argentina partecipa
alla festa del Bicentenario
Marco Basti: “Un paese fatto dagli italiani,
l’altra patria degli italiani”
BUENOS AIRES
- Giorni di celebrazioni in Argentina per il Bicentenario della “Revolución
de Mayo de
Qui di seguito,
l’editoriale del direttore di “Tribuna Italiana”.
Nella sua prefazione al libro di Fernando Devoto “Storia degli Italiani in Argentina”, l’economista Victor Uckmar scriveva che gli italiani hanno trasmesso all’Argentina tante loro virtù, tra le quali l'attaccamento alla famiglia, la laboriosità, lo spirito di sacrificio e di intraprendenza. Aggiungeva però che avevano trasmesso alla società argentina, anche alcuni loro difetti e tra questi sottolineava lo scarso attaccamento alla casa comune (lo Stato, la società, il pubblico), la familiarità intesa come abuso o deformazione dell'attaccamento alla famiglia e la tendenza a evadere o eludere le regole, anche come modo di contrastare regole inique o ingiuste.
Verso gli stessi anni inizio di questa decada, Mario Baccini, sottosegretario agli Esteri italiano del governo Berlusconi di allora, diceva in una riunione con esponenti della collettività italiana: “se è vero che voi siete la metà dell’Argentina significa che siete responsabili anche del cinquanta per cento di quello che è stato fatto male nel Paese”. Una semplificazione ma con un indubbio fondo di verità, dal significato specialmente terribile perchè detto all’indomani dello scoppio della rande crisi del 2001.
La celebrazione del Bicentenario della “Revolución de Mayo” in questi giorni, è motivo anche di riflessioni sul passato e sul futuro di questo Paese che é stato lungo la sua storia la seconda patria di migliaia e migliaia di italiani.
Una patria per certi versi molto generosa, nel senso che, ad eccezione fatta di pochi isolati casi, non si è registrato nella società argentina quel sentimento di rifiuto, di discriminazione che subirono gli emigrati italiani in altri paesi.
In genere gli emigrati italiani hanno avuto la possibilità di progredire e durante lunghi periodi, di vivere meglio di come avrebbero vissuto se fossero rimasti in Italia. L’Argentina ha lasciato fare senza quasi imporre condizioni discriminanti, al di fuori dei diritti politici, a chi non ha preso la cittadinanza argentina.
Forse l’emigrazione italiana più sfortunata è stata quella che arrivò in Argentina nel secondo dopoguerra, perché ad essa è toccata in sorte il costante, inesorabile declino del Paese, mentre l’Italia conosceva un periodo di ripresa e di sviluppo mai vissuto prima, da quando diventò un paese unito, quasi 150 anni fa.
Ritornando alla classica semplificazione secondo cui gli italiani sono la metà della popolazione argentina, si può dire senza dubbi che in quanto parte fondamentale della società argentina, perché pienamente inseriti in essa, gli italiani hanno condiviso gioie e dolori di questa società e di questo Paese, per cui la festa del Bicentenario e le riflessioni che scaturiscono da tale ricorrenza dovrebbero coinvolgerci profondamente al di là della partecipazione agli eventi organizzati in questi giorni.
Argentina, la seconda patria degli italiani, non è solo uno slogan o il titolo di una esposizione fatta qualche anno fa a Buenos Aires.
E’ una realtà
che merita il nostro coinvolgimento. Intanto ricordiamo quanto scrisse l’ex
ambasciatore Ronca nella presentazione allo stesso libro di Devoto: “L’efficacia
di questa attività solo potrà essere constatata fra qualche decade, quando saranno
sparite le ultime generazioni di emigrati. Sapranno i loro discendenti di doppia
cittadinanza raccogliere il testimone e perpetuare la presenza italiana in Argentina?
E’ prematuro sapere in quale forma avverrà questo. Ma l’impronta italiana in
Argentina è così profonda che non potrà mai essere cancellata.” (Marco
Basti-Tribuna Italiana/