INFORM - N. 95 - 17 maggio 2010


ITALIA-ARGENTINA

A Roma aperte le Giornate di collaborazione universitaria italo-argentina

Riconoscimento dei titoli di studio, collaborazione su ricerca e innovazione tecnologica, sprovincializzazione dei sistemi universitari, sinergia tra mondo dell’impresa e formazione le linee guida alla base della promozione del modello di cooperazione universitario tra i due Paesi

 

ROMA – Aperte stamani a Roma, presso la Sala Aldo Moro del Ministero degli Affari esteri, le Giornate per la collaborazione universitaria italo-argentina, un’iniziativa, nell’ambito delle manifestazioni legate al Bicentenario dell’indipendenza dei Paesi latino-americani, rivolta agli addetti ai lavori e non per sottolineare l’importanza dello sviluppo di progetti di collaborazione tra gli atenei dei due Paesi.

 Cooperazione nella ricerca, per il trasferimento delle conoscenze - specie quelle riguardanti le innovazioni tecnologiche, -  e riconoscimento dei titoli di studio: questi alcuni dei punti all’ordine del giorno di questi lavori – che proseguiranno domani a Camerino, poi ad Ascoli Piceno e Benedetto del Tronto mercoledì 19 maggio, – annunciati dal direttore di Rai Italia, Daniele Renzoni, moderatore degli interventi di apertura. Renzoni ha ricordato come l’investimento in cultura costituisca “una domanda che proviene costantemente dal nostro pubblico di riferimento, in gran parte residente nei Paesi latino-americani” e sia uno dei punti essenziali per “vedere la luce dopo un periodo di crisi, attraverso lo sviluppo di modelli diversi di società”.

L’incaricata d’affari dell’Ambasciata argentina a Roma Norma Nascimbene de Dumont ha sottolineato “i vincoli che legano Italia e Argentina, sin dalla nascita della Repubblica” ed ha ringraziato il Mae per l’impegno speso nel rafforzamento dei legami universitari tra i due Paesi -legami già saldi se si pensa a circa 150 accordi interuniversitari ad oggi censiti tra i due Stati. “Ciò che può accrescersi con il proseguimento di questa collaborazione – ha rilevato la Nascimbene – è una maggiore sinergia tra mondo accademico e attività produttive, una riflessione proficua su come creare nuovi posti di lavoro. Si tratta di una priorità globale, oltre che italiana e argentina”.

E sulla maggiore integrazione tra università e mondo imprenditoriale ha insistito anche Francesco Maria Greco, direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del Mae, ricordano come lo stesso Ministero sia coinvolto attraverso piani di razionalizzazione interna a far propria la logica di una maggior integrazione tra le attività di promozione culturale ed economica. “Al di là dei numerosi accordi interuniversitari già stipulati, il Mae e il Miur intendono con il loro intervento favorire una razionalizzazione degli stessi, - spiega Greco - attraverso linee guida che privilegino settori cruciali di insegnamento e aree di interesse comune”.

Tra gli impegni, prioritaria “l’attrazione di studenti stranieri nei nostri atenei – prosegue Greco – per una provincializzazione del sistema universitario italiano”. Per una maggiore integrazione con il mondo produttivo, saranno riuniti ad un tavolo di lavoro “Mae, Miur, la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), quelli degli atenei argentini, le imprese e le fondazioni bancarie interessate ad un dialogo più stretto e proficuo con i settori della formazione – annuncia Greco, ribadendo l’importanza che il mercato del lavoro possa incidere di più sulla formazione accademica. “Il futuro del Mae – egli ha concluso – è di calarsi sempre più nella realtà del nostro Paese e porre in essere attività, specie in periodi di crisi come questo, che siano utili per la società tutta”.

Mentre Raffaele Campanella dell’Istituto Italo-latino Americano (IILA) ha sottolineato come “i ritardi strutturali ancora presenti nel subcontinente possano essere recuperati solo attraverso investimenti nei settori della ricerca, della formazione e della tecnologia”, Fulvio Esposito, presidente del Consorzio Universitario Italiano per l’Argentina (CUIA), ha richiamato le questioni che hanno generato l’attività del CUIA e l’organizzazione di queste giornate, già segnalate da Greco, come la sprovincializzazione degli atenei italiani e la razionalizzazione degli interventi. “Molti degli accordi ad oggi siglati sono intese punto a punto, cioè tra singoli professori italiani e argentini – ha detto Esposito. – L’obiettivo è quello di giungere ad accordi tra università e, se possibile, tra i sistemi universitari nel loro complesso. L’intervento delle istituzioni che oggi auspichiamo dovrebbe garantire la sostenibilità nel tempo di questo meccanismo di collaborazione”. Esposito ha inoltre segnalato l’importanza di un’iniziativa di collaborazione incentrata sui dottorati di ricerca, “il livello più altro della formazione oggi presente nel nostro Paese – ha detto – che dovrebbe garantire non solo la qualità della formazione delle nuove leve accademiche, ma un valore aggiunto come la preparazione, utile anche a livello professionale, di quella che è la parte più qualificata dell’intera società, non solo italiana”. Esposito propone dunque di aumentare la possibilità di accedere ai dottorati a doppio titolo (validi cioè nei due Paesi di riferimento) e richiama la necessità di continuare ad investire nella formazione per uscire in modo vincente della crisi.

Nel corso del dibattito seguito agli interventi di apertura, Guillermo Tamarit, presidente della Commissione per gli accordi internazionali della Conferenza dei rettori delle università del Nord Est della provincia di Buenos Aires, ha ricordato il contributo delle università alla “costruzione di senso sociale della collettività in cui sono inserite, indispensabile al mantenimento di un’identità culturale, specie in un contesto sempre più globalizzato” e segnalato la necessità di trasformare un modello di competizione in un “meccanismo di cooperazione”.

Raimondo Cagiano de Azevedo, direttore del CUIA, ha rilevato l’importanza di una collaborazione che assecondi anche il processo di integrazione delle diverse aree dell’America latina, mentre sul ruolo e l’impegno del Consorzio si è soffermato l’intervento di Giorgio Franceschetti, coordinatore scientifico. Il CUIA oggi riunisce 25 atenei italiani e finanzia seminari, convegni, borse di studio, summer school e ricerche su aree di interesse comune. Su quest’ultimo fronte, il bando relativo al 2009-2010 ha messo a disposizione 250.000 euro per 12 progetti sui 16 presentati, che coinvolgono 23 università italiane – circa 50 dipartimenti – e 24 atenei argentini. “In vista del quarto bando di ricerca, per il 2010-2011, auspichiamo in questa occasione – ha precisato Franceschetti – di ascoltare proposte dai colleghi argentini, specie per la definizione delle aree di interesse principali”. Il Consorzio, oltre che per le iniziative tese all’innovazione scientifica e tecnologica e al trasferimento di competenze in ambito medico, lavora anche a progetti di tutela e valorizzazione della lingua e cultura italiana in Sud America.

In quest’ultimo campo ha illustrato l’impegno dell’Università per stranieri di Perugia Emidio Diodato, ricordando anche il ruolo degli accordi interuniversitari per lo cooperazione alla pace e allo sviluppo. “La sfida del presente – ha detto Diodato – è proseguire la diffusione di lingua e cultura italiana nel progressivo passaggio dalla seconda alla terza generazione di emigrati italiani in Argentina, proprio mentre il Brasile sta mettendo in campo uno sforzo notevole per l’insegnamento della lingua portoghese in tutta l’area latino-americana”.

Gianfranco Franz, dell’Università di Ferrara, ha presentato alcune iniziative svolte nell’ambito dei progetti di collaborazione già avviati con il Sudamerica (in particolare, una ricerca – finanziata dal CUIA – sul recupero e la valorizzazione dei beni storico-architettonici di origine italiana presenti in Argentina, che presto verrà pubblicata in Italia). “Mentre il Brasile risponde in modo propositivo a questo tipo di iniziative – ha segnalato Franz, – la risposta dell’Argentina necessita di sostegno da parte dell’Italia, e dalla creazione di partenariati che coinvolgano, oltre alle università, municipalità  e governi locali”.

Infine, il segretario generale della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, ha ricordato la fitta presenza dei Comitati della Società in tutta l’America latina: “sui 163 censiti nell’area – ha puntualizzato Masi – 123 si trovano in Argentina e costituiscono un punto di riferimento costante per l’apprendimento della lingua italiana all’estero”. Masi sottoscrive per intero l’impegno delle università nei confronti dell’innovazione tecnologica “indispensabile anche per l’aggiornamento dei sistemi didattici, la formazione dei docenti e il meccanismo di certificazione dell’apprendimento linguistico”. Masi annuncia che questo sarà uno dei temi di riflessione del primo congresso d’area dei Comitati della Dante in America latina, previsto per il mese di settembre. (Viviana Pansa-Inform)

 

 


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