PIANETA AMERICA
Ro Pucci: Ancora l’Arizona con un’altra
legge che fa discutere
Questa volta è intervenuta anche l’ONU
HOUSTON, Texas – Nella torrida Arizona, celebre per i suoi cactus torreggianti sembra che la temperatura, ultimamente, stia arroventandosi ancora di più. Non si erano ancora sopite del tutto le polemiche sollevate dalla legge che prevede il fermo ed il controllo dei documenti per gli abitanti sospetti di trovarsi in America illegalmente e, nuovamente, questo stato ritorna sotto i riflettori per un altro provvedimento legislativo della stessa natura e che ha persino attratto su di se gli strali delle Nazioni Unite.
Come afferma l’
In queste ultime
ore sono comparsi sui network difensori della legge, sconcertantemente d’origine
ispanica, i quali hanno dichiarato che con l’insegnamento di questi corsi si
semina odio contro i cittadini non appartenenti alla stessa minoranza. Secondo
questi, si starebbe cercando d’istillare nelle menti dei giovani l’idea che
vaste aree degli Stati Uniti appartenevano al Messico e che queste gli sono
state sottratte con la forza o con la frode, rendendo i cittadini d’origine
messicana degli stranieri in patria. Una patria, come asserirebbe la forte organizzazione
ispanica “
Adesso, avendo rilevato il perseverare del Governatore dell’Arizona Brewer in queste iniziative, sospette di motivazioni xenophobe, non rimane da sperare altro che il coro di proteste tanto interne che esterne che si e’ levato, diventando sempre più forte e più autorevole, finisca col far cessare queste posizioni anacronistiche. Probabilmente, chi appartiene alla vecchia guardia è allarmato dal corso che ha preso l’America con l’elezione del suo primo presidente non di razza ariana e, ora, teme di perdere il controllo del paese, partendo dal fattore culturale più importante che è quello della lingua.
L’accerchiamento e l’ostilità rivolte in Arizona agli ispanici ricordano purtroppo molto da vicino lo Smith Act del 1940 che ebbe come conseguenza quella di fare internare in campo di concentramento cittadini la cui origine risaliva a quella delle tre nazioni dell’asse Roma-Tokio-Berlino e che definiva questi come “stranieri-nemici”.
I tempi sono ben diversi e, nel nuovo millennio, ai vantaggi offerti al mondo occidentale dall’economia globale si dovrebbe pure unire l’idea di tolleranza per una cittadinanza mondiale contraddistinta da uomini e donne che usufruiscano tutti, ed in eguale misura, delle stesse opportunità e della stessa dignità personale.
Se si vanno a riscontrare i risultati a cui sono pervenuti studi molto autorevoli sulle origini della discriminazione razziale, come quelli dell’università di Harvard, si potrà constatare che alla base di tutto non c’è assolutamente nulla di nobile o d’ammirevole ma una paura miope determinata, specialmente, da un gretto interesse economico. (Ro Pucci- Info Usa Magazine/Inform)
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