INFORM - N. 95 - 17 maggio 2010


PIANETA AMERICA

Ro Pucci: Ancora l’Arizona con un’altra legge che fa discutere

Questa volta è intervenuta anche l’ONU

 

HOUSTON, Texas – Nella torrida Arizona, celebre per i suoi cactus torreggianti sembra che la temperatura, ultimamente, stia arroventandosi ancora di più. Non si erano ancora sopite del tutto le polemiche sollevate  dalla legge che prevede il fermo ed il controllo dei documenti per gli abitanti sospetti di trovarsi in America illegalmente e, nuovamente, questo stato  ritorna sotto i riflettori per un altro provvedimento legislativo della stessa natura e che ha persino attratto su di se gli strali delle Nazioni Unite.

Come afferma l’LA Times, in effetti la legge proibisce "alle scuole d'insegnare corsi destinati a studenti di un particolare gruppo etnico." Per questo motivo Tom Horne, il provveditore della Pubblica Istruzione dell’ Arizona, ritiene che la legge abbia come bersaglio designato i programmi di studio chicano e messicano-americani del distretto scolastico di Tucson.

In queste ultime ore sono comparsi sui network difensori della legge, sconcertantemente d’origine ispanica, i quali hanno dichiarato che con l’insegnamento di questi corsi si semina odio contro i cittadini non appartenenti alla stessa minoranza. Secondo questi, si starebbe cercando d’istillare nelle menti dei giovani l’idea che vaste aree degli Stati Uniti appartenevano al Messico e che queste gli sono state sottratte con la forza o con la frode, rendendo i cittadini d’origine messicana degli stranieri in patria. Una patria, come asserirebbe la forte organizzazione ispanica “La Raza”, dove vengono discriminati e perseguitati come in occasione del varo dell’ultima legge sull’immigrazione che, si puo’ definire di tutto, tranne che popolare tanto all’interno dello stesso stato che fuori di esso. Naturalmente, agli stessi programmi televisivi hanno partecipato alcuni insegnanti dei corsi presi di mira i quali hanno affermato, invece, che ciò che viene insegnato non e’ per nulla incendiario come i conservatori vorrebbero fare credere. Ritenendosi messi sul banco degli imputati questi docenti hanno protestato con fermezza asserendo d’avere diritto d’insegnare ai giovani corsi nei quali si tratta della loro storia e delle loro tradizioni. Gli accusati hanno dichiarato di non capire perche’ gli ispanici non dovrebbero essere fieri delle loro tradizioni, visto che gli Spagnoli furono i primi con Cristoforo Colombo a sbarcare sul continente Americano e, specialmente, considerando che tutte le altre minoranze, a partire da quella afro-americana, possono farlo disponendo di celebrazioni nazionali che ricevono molta più attenzione e che si protraggono ben piu’ a lungo del Cinco de Mayo appena conclusosi.

Adesso, avendo rilevato il perseverare del Governatore dell’Arizona Brewer in queste iniziative, sospette di motivazioni xenophobe, non rimane da sperare altro che il coro di proteste tanto interne che esterne che si e’ levato, diventando sempre più forte e più autorevole, finisca col far cessare queste posizioni anacronistiche. Probabilmente, chi appartiene alla vecchia guardia è allarmato dal corso che  ha preso l’America con l’elezione del suo primo presidente non di razza ariana e, ora, teme di perdere il controllo del paese, partendo dal fattore culturale più importante che è quello della lingua.

L’accerchiamento e l’ostilità rivolte in Arizona agli ispanici ricordano purtroppo molto da vicino lo Smith Act del 1940 che ebbe come conseguenza quella di fare internare in campo di concentramento cittadini la cui origine risaliva a quella delle tre nazioni dell’asse Roma-Tokio-Berlino e che definiva questi come “stranieri-nemici”.

I tempi sono ben diversi e, nel nuovo millennio, ai vantaggi offerti al mondo occidentale dall’economia globale si dovrebbe pure unire l’idea di tolleranza per una cittadinanza mondiale contraddistinta da uomini e donne che usufruiscano tutti, ed in eguale misura, delle stesse opportunità e della stessa dignità personale.

Se si vanno a riscontrare i risultati a cui sono pervenuti studi molto autorevoli sulle origini della discriminazione razziale, come quelli dell’università di Harvard, si potrà constatare che alla base di tutto non c’è assolutamente nulla di nobile o d’ammirevole ma una paura miope determinata, specialmente, da un gretto interesse economico. (Ro Pucci- Info Usa Magazine/Inform)

http://www.infousamagazine.com/

 


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