INFORM - N. 94 - 14 maggio 2010


CHIESA ITALIANA

Giustizia sociale, bene comune e immigrazione

Una riflessione di mons. Giancarlo Perego (Migrantes) in margine al documento preparatorio della Settimana Sociale 2010

 

ROMA  - Cinquant’anni fa, nel 1960, la 33ma Settimana Sociale dei cattolici italiani si svolgeva a Reggio Calabria sul tema “Le migrazioni interne e internazionali nel mondo contemporaneo”. Cinquant’anni dopo, a Reggio Calabria, coniugando bene comune tra il locale il globale, nella 46ma Settimana Sociale dei cattolici italiani, ritorna nell’Agenda di speranza per il futuro del Paese il tema della mobilità. Se nel 1960 il tema della mobilità era coniugato soprattutto con l’emigrazione italiana e i problemi ad essa connessi, la Settimana Sociale del 2010 legge soprattutto il tema della mobilità in relazione al fenomeno dell’immigrazione di ormai 5 milioni di persone in Italia.

Già nel 1960, nella prolusione alla Settimana, il Card. Giuseppe Siri scriveva, quasi profeticamente, che di fronte alle migrazioni occorre richiamare il tema della giustizia sociale: “La giustizia sociale cura la ragionevole distribuzione dei beni della terra tra gli uomini. Comprende la giustizia commutativa, la giustizia legale e la distributiva, ma allarga il campo di tutte e tre le forme di giustizia inducendo un titolo nuovo per la attribuzione di qualcosa agli uomini singoli od associati e cioè il titolo della destinazione primigenia universale di tutti i beni della terra, titolo che non scompare del tutto neppure nel fatto della acquisizione di proprietà privata, sacrosanta nel diritto nazionale. La giustizia sociale è quella che dà di essere a pieno titolo e con tutte le conseguenze membro, parte, anima della comunità degli uomini. Parte da una comunanza di natura e tende ad arrivare ad una sufficiente  e ragionevole comunanza di condizione”.

Andando al documento preparatorio della prossima Settimana sociale del 2010 ritroviamo come punto di partenza della riflessione una “marcata globalizzazione” nel mondo contemporaneo che chiede un orientamento al bene comune, declinandolo nelle diverse situazioni di oggi dove è più a rischio o può trovare nuova forza. In questa direzione, noi incontriamo il “problema risorsa dell’immigrazione” come una delle direttrici per riprendere a crescere sulla base del bene comune. I numeri 25-26 del documento preparatorio indicano nell’inclusione la strada maestra, costruita con intelligenza.

In particolare, il documento ci invita a guardare a chi costruirà il futuro del nostro Paese: i figli degli immigrati che oggi sono il 16,4% dei nuovi nati e che vede già 600.000 bambini nati da almeno un genitore straniero in Italia. E guardando a loro la Settimana ci indica una strada da percorrere da subito: il riconoscimento della cittadinanza a questi “figli dell’immigrazione”, per costruire per loro giustizia sociale, tutela, partecipazione. È un gesto “politico” importante che la Settimana Sociale ci chiede di valutare come cattolici impegnati nella società. E’ un gesto che chiede l’attenzione alla tutela dei ricongiungimenti familiari come progetto politico che crea le premesse per una tutela della vita  e per la tutela dei figli degli immigrati. Oggi in Italia, mediamente, un immigrato impiega 7-8 anni prima di arrivare a ricongiungersi con la famiglia. La precarietà, una debole politica della casa, le difficoltà all’inserimento scolastico rischiano di favorire l’immigrazione del “single” e a indebolire di fatto l’immigrazione familiare, che costituisce invece la forza nella costruzione di una città ospitale. Anche la Giornata internazionale della famiglia che celebriamo sabato 15 maggio, ci ricorda il valore di “una famiglia a colori” nel nostro Paese, come segno di una città ospitale che sa costruire con intelligenza, nella giustizia sociale il suo futuro. (Giancarlo Perego*-Migranti press/Inform)

* Direttore generale della Fondazione Migrantes

 


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