LINGUA E CULTURA
Da “Veneti nel Mondo”
Lingua veneta? I dialetti locali e quelli degli emigrati
VENEZIA - La lingua veneta e i suoi dialetti: è il titolo,
del nuovo volume di Giovanni Rapelli, linguista
veronese. Il volume di Rapelli, edito da Perosini, corredate di due cartine, appare così come un'operazione
tanto più necessaria rispetto all'interrogativo se esista davvero una lingua
veneta.
“Ho concepito questo lavoro per la divulgazione”, dice
l'autore, “per mettere il grosso pubblico al corrente delle problematiche inerenti
al nostro dialetto. Praticamente consiste di due parti distinte. La seconda
descrive sommariamente la storia della lingua veneta, una delle tante forme
nelle quali si evolse il latino in Italia: sono date le dieci varianti dialettali
riconoscibili all'interno del Veneto, con 13 campioni dei singoli dialetti che
spaziano da Valeggio a Zara in Dalmazia.
Un accenno è fatto anche alla lingua franca (usata comunemente
per secoli nel Mediterraneo tra popoli di varia origine, composta in buona parte
di elementi veneziani), al gergo della malavita o dei mestieri particolari e
a due parlate venete sorte all'estero, a Chipilo nel
Messico e nel Rio Grande do Sul.
La prima parte riguarda invece la distinzione generale
tra lingua e dialetto; qui intendo dimostrare che la differenza è molto spesso,
se non sempre, soltanto di natura politica (alcuni dialetti sono stati di
L'autore ribadisce la differenza di funzioni della lingua
ufficiale e dei dialetti: la prima tende necessariamente a forme statiche, immobili,
mentre i secondi si sviluppano senza vincoli, in piena libertà, essendo collegati
strettamente alla famiglia, agli amici, agli affetti, alla vita nell'ambiente
di lavoro. Dunque come si può pensare all'esistenza di una lingua veneta?
“Nella linguistica internazionale, quando si parla di
veneto si fa riferimento al modello veneziano, ma si tratta ovviamente di una
convenzione”, spiega Rapelli. “I dialetti sono varietà
di un modello comune ma che non ha un prototipo. Lo si prende come paradigma,
ma non ha verità scientifica. La distinzione tra diletto e lingua è politica,
si definisce dialetto qualsiasi parlata che sia comprensibile al 90-95% dei
residenti in un determinato territorio”.
Ma l'idea di proporre una lingua veneta comune ha senso?
“«Quella che viene oggi proposta come lingua veneta è un modello di parlata
determinato da una volontà politica, ma che in realtà non è la lingua di nessuno
e non esiste in nessun posto. È un veneto artificiale, una lingua in cui nessuno
di noi si esprime”. Eppure vorrebbero insegnala a scuola… “Io sarei molto favorevole al ritorno del dialetto
come materia scolastica, ma del dialetto vero, quello cioè che viene parlato
in quel paese, in quella località, che a Verona sarebbe evidentemente il dialetto
di Barbarani”.(Veneti nel Mondo,numero di maggio/