INFORM - N. 92 - 12 maggio 2010


ITALIANI ALL’ESTERO

Dal Venezuela le difficoltà determinate per i connazionali più deboli dai tagli all’assistenza diretta

A “La Voce d’Italia” il console generale Davoli illustra il lavoro svolto per il rinnovo del contratto di assistenza sanitaria con Rescraven. Rappresentanti della collettività e cittadini richiamano la necessità di ripristinare almeno le condizioni del 2009

 

CARACAS – Il quotidiano italo-venezuelano “La Voce d’Italia” fa il punto oggi sull’assistenza ai connazionali in difficoltà – specie anziani bisognosi e malati cronici, - messa duramente alla prova dalla riduzione dei fondi stanziati in Finanziaria per gli italiani all’estero: un taglio all’assistenza diretta del 40% per il 2010 – e che segue un taglio analogo operato nel 2009 – a cui si somma una decurtazione del 25% delle disponibilità per il rinnovo del contratto con Rescraven, compagnia di assicurazione che offre nel Paese assistenza sanitaria.

E mentre la collettività, in particolare i “pionieri” dell’emigrazione italiana in Venezuela, lanciano un appello per ribadire la necessità di garantire assistenza a coloro che spesso non hanno potuto maturare la pensione perché hanno lavorato in nero, né accantonato risparmi per l’invio di rimesse in Italia, il direttore Mauro Bafile chiede ragione dei tagli e delle difficoltà segnalate al console generale a Caracas Giovanni Davoli.

Sul rinnovo del contratto con Rescraven, - che ha diminuito nel 2010 il numero degli assistiti, la copertura fornita e non rimborsa più i farmaci, - Davoli segnala la “posizione di svantaggio e di difficoltà con cui il Consolato ha intrapreso i negoziati”.

“Stavamo offrendo un 25% in meno, ad una compagnia assicurativa che opera in un paese con il 25% o più d’inflazione. Rescarven, dal canto suo, - prosegue il console - chiedeva un aumento del 20%, tra l’altro inferiore al tasso d’inflazione, per dare lo stesso servizio allo stesso numero di assicurati. La differenza, calcolando la nostra riduzione ed il loro aumento, sommava ad un 50%. Giocoforza, abbiamo dovuto adeguarci e rendere meno conveniente l’assicurazione agli assistiti”. “Nessuno regala nulla – puntualizza Davoli, ricordando che “le assicurazioni sono compagnie private e fanno i loro interessi”.

Il rinnovo del contratto, dunque, anche a condizioni più sfavorevoli, si è rivelato una sorta di passaggio obbligato, anche perché il console segnala la mancanza di tempo per indire una nuova gara di appalto – che è invece prevista per il 2011. Ci tiene però a rimarcare anche aspetti positivi del contratto con Rescraven: “si tratta di un’assicurazione sanitaria che non pone limiti di età – spiega – e non esige una visita medica” (dunque non esclude dalla copertura le malattie pregresse). “Per conservare queste condizioni, abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa: il plafond si è ridotto dal 100 mila ai 35 mila bsf – prosegue Davoli – il numero degli assicurati è passato da 1000 a 800 ed è stato eliminato il rimborso delle medicine, anche se, per i beneficiari di polizza, ci sono sconti interessanti presso le farmacie Rescarven”.

Previsto inoltre nell’attuale contratto che “se l’assicurato, per qualunque ragione, dovesse trovarsi nelle condizioni di superare il tetto dei 35 mila bsf per le prestazioni mediche richieste, Rescarven può fare uso di un “fondo” creato per coprire queste spese, che è già stato attivato – informa il console, evidenziando che le statistiche del 2009 segnalano per solo 20 assistiti il superamento del tetto.

“La diminuzione c’è stata, è innegabile e ne siamo coscienti – aggiunge Davoli. - Ma, andando poi a veder bene, è stata meno forte di quello che si pensava. Siamo riusciti a trovare gli strumenti per limitare il colpo. Abbiamo tolto le persone che, dalle nostre indagini, non risultavano in condizioni di disagio estremo. E’ possibile che sia stato commesso qualche errore – ammette, invitando i connazionali privati della polizza “ a torto” di segnalarlo al Consolato. “Sono pronto ad includerli nuovamente nella lista degli assicurati e posso farlo – assicura Davoli. - Sono mesi che chiedo ai rappresentanti della comunità di notificarmi i casi in cui sia stato commesso involontariamente un errore. Mi è stato assicurato che lo avrebbero fatto. Sono ancora in attesa. Sono trascorsi mesi ma ancora nessuno mi ha detto nulla”.

“La polizza di Rescarven – egli ricorda, per concludere – venne contrattata due anni fa. Allora, i bilanci dell’Italia permettevano questo tipo di interventi. Oggi la congiuntura è un’altra. Dobbiamo adeguarci. Abbiamo dovuto prendere decisioni difficili che avremmo preferito di gran lunga non dover prendere mai”.

Il Consolato cerca di sostenere come può i connazionali in difficoltà: di coloro che sono stati privati della polizza (200), “una cinquantina – segnala il console – hanno preferito ricevere un sussidio in denaro, o domandano forme di aiuto diverse dall’assicurazione”, mentre sono stati estesi i contributi alle associazioni di volontariato e gli “atti di cottimo”, per disporre “di una rete sempre più vasta di associazioni, organizzazioni, fondazioni pronte a collaborare”.

“Salvo casi rarissimi, però, non posso dare ad un assistito più di un aiuto – precisa, segnalando anche che per la legge sulla privacy gli risulta proibito rendere pubblici i nomi degli assistiti.

Una richiesta che alcuni rappresentanti della collettività avevano avanzato, manifestando preoccupazione per i tagli, come il vice presidente del Comites di Puerto Ordaz, Alberto Villani.

Villani ha ricordato a Monica Vistali di “La Voce d’Italia” di avere nel tempo fornito al Consolato generale più di settanta nominativi di persone bisognose dell’assicurazione sanitaria nell’area di sua competenza e di aver richiesto, preoccupato per la diminuzione nel numero di assistiti, alla sede diplomatica un elenco dei beneficiari Rescarven, “per contattare ‘i suoi’ ed avere loro notizie”.

“Sono preoccupato, - spiega Villani - anche perché conosco molta gente assicurata che non è accettata presso le strutture sanitarie”.

Barbara Meo Evoli raccoglie invece le voci dei connazionali anziani più in difficoltà a Maracaibo, dove 20 italiani chiedono al Consolato che sia riassegnata loro l’assicurazione sanitaria gratuita sospesa a gennaio.  “Italiani che spesso non hanno voce, che non entrano nei centri sociali perché non possono permettersi di pagare la quota di partecipazione – scrive la giornalista. - Anche loro però sono «collettività italiana»”.

“Abbiamo lavorato tutta la vita – lamenta Francesca Nacci, assicurata, classe ’56, chiedendo il rimborso dell’acquisto dei medicinali, come era previsto l’anno scorso – e una parte di quello che guadagnavamo lo inviavamo in Italia. Grazie a noi emigranti il paese si è potuto rialzare dopo la devastazione della guerra. Perché l’Italia non fa come la Spagna che ha assegnato delle pensioni ai suoi emigranti nel mondo?” (Inform)

 


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