MINORI E GUERRE
I dati del Rapporto “Il futuro è adesso”
Save the Children:
Scuole sempre più nel mirino nei conflitti armati. 2450 gli attacchi alle scuole
in Afghanistan
Sono 39 milioni i bambini senza istruzione a causa delle
guerre e più di 18 milioni i piccoli profughi. Campagna “Riscriviamo il futuro”:
garantita l’istruzione a 12 milioni di minori
ROMA - Minori e guerre. Le scuole, con i loro studenti
bambini e gli insegnanti, sono sempre più spesso sotto attacco nei conflitti
armati, passati da 32 nel
E’ quanto emerge dal rapporto di Save
the Children “Il futuro è adesso”, diffuso a conclusione
della campagna “Riscriviamo il Futuro”, lanciata dall’organizzazione internazionale
nel 2006, per garantire istruzione ai bambini in paesi in conflitto o post conflitto.
Grazie alla campagna, sono 12 milioni i minori che hanno ricevuto un’istruzione
di maggior livello; inoltre 1,4 milioni di minori sono potuti andare per la
prima volta a scuola. Save the Children Italia è stata
direttamente impegnata in progetti sul campo in Afghanistan, Balcani, Costa
D’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Uganda, destinando alle
attività di “Riscriviamo il Futuro” - dal 2006 ad oggi – 9 milioni di euro.
Secondo il nuovo rapporto “Il futuro è adesso”, azioni
violente nei confronti di alunni ed edifici scolastici in aree colpite da conflitti
armati sono in aumento perché le scuole sono sempre più spesso viste da eserciti
e gruppi combattenti come bersagli semplici e allo stesso tempo di alto valore
simbolico. Inoltre per un numero ancora importante di minori, la scuola è un
diritto negato poiché le guerre costringono milioni di bambini a lasciare le
proprie case e villaggi e a vivere da profughi e sfollati. Si stima che i civili
costituiscano il 90% delle vittime dei conflitti mondiali: la metà di essi sono
bambini. Inoltre sono 18.5 milioni i minori costretti a scappare dalle
proprie abitazioni o comunità anche causa delle guerre e che, si calcola, vivranno
da profughi o sfollati almeno per 17 anni.
Bombardamenti frequenti, minacce o violenze sugli
insegnanti, pesanti restrizioni all’aiuto e all’assistenza degli operatori
umanitari: così si manifesta l’aggressività - spinta fino a procurare la morte
- dei gruppi armati e delle parti in conflitto sui bambini e sul sistema scolastico,
denuncia Save the Chlidren.
Ad oggi sono 39 milioni i minori esclusi dall’istruzione
in aree afflitte da guerre o che ne sono appena uscite: 1 bambino su
Tra i paesi più pericolosi – evidenzia il rapporto -
l’Afghanistan dove tra il 2006 e il 2008 ci sono stati 2.450 attacchi a scuole.
235 fra alunni, insegnanti e altro personale scolastico sono stati uccisi, 222
feriti. Di recente, 50 alunne nel Nord del paese sono state vittime di un attacco
con il gas ad opera dei talebani. Nelle province di Helmand
e Badges l’80% dei bambini non va a scuola. In Afghanistan
il 50% delle classi ancora si tengono sono tende o all’aperto.
Il 3 febbraio del 2010 un mezzo che trasportava bambini
in occasione della riapertura di una scuola della Provincia di confine del Nord
Est in Pakistan è stato bombardato: 4 bambine sono state uccise, oltre a 3 soldati
Usa in abiti civili e ad un soldato pachistano; la scuola è stata distrutta.
Sono 5.517 i casi di violenza sessuale verso minori in
età scolare attestati in Ituri, Nord e Sud Kivu fra
il 2007 e il 2008, nella Repubblica Democratica del Congo. A Bunia, nell’Est dell’RDC, il Lord’s
Resistance Army ha rapito
50 bambini di scuola elementare e 40 di scuola secondaria nel settembre 2008.
300 asili, scuole e edifici universitari sono stati danneggiati
durante i 22 giorni di bombardamento di Gaza da parte di Israele fra la fine
del 2008 e l’inizio del 2009.
In Liberia il 73% dei bambini in età scolare non va a
scuola.
In Somalia, 81% di bambini in età scolare non ha accesso
all’istruzione.
In Angola e Sud Sudan più della metà delle lezioni avviene
non in strutture chiuse e sicure ma sotto gli alberi o in strutture fatiscenti.
“E’ inaccettabile – dice Valerio Neri, direttore generale
di Save the Children per
l’Italia - che alunni e insegnanti siano sempre più di frequente esposti ad
attacchi o a varie forme di violenza. In Nepal dove questo accadeva, Save the Children, in accordo con
le parti in conflitto, ha trasformato le scuole in “zone di pace”, con il conseguente
aumento della frequenza scolastica da parte dei bambini”.
“I bambini che vivono in aree in conflitto non dovrebbero
rinunciare ad avere un’istruzione - prosegue Neri - Che possano andare a scuola
è fondamentale non solo per la loro formazione e il loro benessere ma anche
per la pace e la stabilizzazione futura della comunità. E’ ormai appurato che
per ogni anno in più di istruzione, il rischio che un ragazzo sia coinvolto
in un conflitto armato diminuisce del 20%”.
Il rapporto “Il futuro è adesso” analizza anche i flussi
di aiuto verso le nazioni in conflitto, sottolineando come esse avrebbero bisogno
del 60% degli stanziamenti erogati per l’istruzione dai donatori internazionali
ma che, ad oggi, solo 1/10 delle risorse è stato promesso e assicurato dai paesi
“ricchi”.
E “l’Italia, purtroppo si segnala come una delle nazioni
meno generose nella classifica dei 22 paesi che fanno parte del Comitato Aiuto
allo Sviluppo dell’OCSE”, commenta ancora Valerio Neri. “In media il nostro
paese fra il 2006 e il