PIANETA AMERICA
Una celebrazione del Cinco de Mayo dal sapore agrodolce
La crisi d’identità della minoranza ispanica
d’America
HOUSTON, Texas – Anche quest’anno la celebrazione dell’orgoglio nazionale dei Messicani d’America che commemora la vittoriosa battaglia sui Francesi, è stata celebrata con piccoli e grandi eventi dedicati all’intrattenimento ed alla cultura del vicino meridionale degli Stati Uniti. La piacevolezza dei concerti delle bande mariachi, gli enormi sombrero, i lustrini ed i nastri colorati delle gonne delle danzatrici, non è riuscita però a fugare il sapore amaro causato dall’approvazione di una legge dell’Arizona che prevede il controllo dei documenti per gente sospettata di trovarsi illegalmente negli Stati Uniti.
Gli ispanici o
“Latinos” , come vengono classificati quelli che parlano lo spagnolo, e provengono
tanto dal Messico che da tutti gli altri stati dall’America centrale e meridionale,
costituiscono circa il 15.4% della popolazione totale degli Stati Uniti.
Come molti di loro di
Sembra che ogni anno entri negli USA circa un milione d’appartenenti a questa minoranza. Molti di essi giungono in America illegalmente, con viaggi pericolosissimi tra i deserti, nel corso dei quali alcuni perdono anche la vita, abbandonati da guide che hanno pagato a caro prezzo e che si danno alla fuga non appena compare all’orizzonte una pattuglia della guarda confinaria americana. Nel Texas, come negli altri stati, l’aumento della consistenza di questa minoranza, preoccupa ed addirittura spaventa. Si teme che nel futuro la loro massiccia influenza culturale possa stravolgere la fisionomia anglosassone del paese e, mentre da una parte si apprezzano le specialità piccanti della cucina ispanoamericana, dall’altra non si sa cosa fare per regolamentare il flusso inarrestabile che giunge dal sud povero di risorse del continente. Nell’attuale periodo di grave crisi economica, i lavoratori americani temono ancora di più di perdere il lavoro per colpa di concorrenti che s’accontentano di molto meno. Si fa pressione su rappresentanti politici, indecisi sull’atteggiamento d’assumere in fatto d’emigrazione, perché s’identifichino al più presto i “sindocumentados’ che vivono e lavorano illegalmente negli Stati Uniti e si rispediscano a casa sul primo aereo disponibile, mettendoli in condizione di non rendere più grave l’emorragia di risorse che sono già limitate per i lavoratori regolari e per i cittadini americani in genere. Alcuni di questi sconosciuti, o meglio forse di questi “invisibili” alla polizia, sono occupati nel traffico di stupefacenti che nel Messico il governo federale, per l’enorme ricchezza di cui dispongono gli spietati e sanguinari industriali del crimine, non riesce a mettere sotto controllo. S’assiste alla farsa sconcertante che molti imprenditori americani, che li assumono in nero e senza fare troppe domande sui permessi di soggiorno e di lavoro, sono poi gli stessi che protestano per la loro presenza negli USA. Spesso, quando agenti di polizia molto compiacenti con gli imprenditori vedono gruppi d’ispanici ai bordi delle strade, dove attendono d’essere chiamati per lavorare, si girano dalla parte opposta, mostrando di non vederli. Ciò che però affligge di più gli ispanici, i quali gradatamente sono riusciti ad emergere, a raggiungere cariche altissime ed a realizzare anche fortune nel “paese dell’opportunità”, è proprio il dover continuare ad essere discriminati nonostante l’acquisizione della cittadinanza e la loro disponibilità ad uniformarsi agli usi e costumi del ricco paese nel quale si sono trasferiti ed hanno deciso di vivere.
Molti degli scontri
fra gli Ispanici e gli elementi di minoranze diverse, come quella afroamericana,
scaturiscono proprio dall’astio che esiste fra “vecchi” e “nuovi” Americani.
Questi ultimi finiscono per diventare vittime di quel “profiling” che è la parola
nuova e meno brutta usata da un po’ di tempo al posto di discriminazione o di
razzismo. Comunque si voglia chiamare, in ogni caso, il problema continua ad
esistere nonostante le speranze suscitate dall’elezione del primo presidente
non caucasico d’America. Intere generazioni di Latinos sono passate tra gli
epiteti ingiuriosi di colleghi di scuola o di lavoro poco tolleranti e, tutto
ciò, oltre a scavare profondi solchi tra gli Americani, ha determinato atteggiamenti
d’insofferenza spesso violenti, come la nascita in varie parti d’America di
gang pericolose che hanno soprattutto lo scopo di proteggere i loro affiliati.
Quelli dall’indole ben diversa si sono chiusi invece, e molto spesso, nella
sofferenza e nella depressione o hanno reagito rinnegando totalmente le proprie
radici e la propria cultura. Per avere in America una vita molto più facile
hanno preferito giocare la carta dell’identificazione totale con la realtà e
con
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