TAVOLA ROTONDA
"Geopolitica della lingua" nell’ambito del convegno "L’italiano
all’estero: strategie di promozione e tutela"
Intervento di Marco Fedi: “Strategie per la diffusione
di lingua e cultura italiane nel mondo”
ROMA - Si è svolta il 6 maggio a Roma, nella Sala delle
Colonne di Palazzo Marini, nell’ambito del convegno "L’italiano all’estero:
strategie di promozione e tutela" promosso dalla Dante Alighieri e dai
parlamentari eletti all’estero, la tavola rotonda "Geopolitica della lingua"
coordinata da Lucio Caracciolo (direttore di Limes).
Alla tavola rotonda hanno preso parte i deputati Aldo Di Biagio, Marco
Fedi, il senatore Claudio Micheloni, i professori Norberto Lombardi, Raimondo Murano,
Nicola Piepoli e il condirettore di Io Donna-Corriere
della Sera, dottor Pier Luigi Vercesi (v. articoli
sul n. 88 di
Di seguito una sintesi dell’intervento dell’on. Marco
Fedi dal titolo “Strategie per la diffusione di lingua e cultura italiane nel
mondo”
“Ho aderito con convinzione all’invito rivoltomi dal
segretario generale Masi.
Per la reputazione internazionale della Società Dante
Alighieri, per l’importanza del tema trattato, perché consapevole che le riforme
nel settore della promozione di lingua e cultura italiane nel mondo vanno affrontate
con urgenza ma anche con attenzione, con meticolosa attenzione ai soggetti,
ai protagonisti, ai dettagli, alla storia della presenza italiana nel mondo
ed al contesto in cui oggi operiamo.
Il contesto è quello di una generale disattenzione –
che dobbiamo addebitare alla classe politica e dirigente di questo Paese – alla
storia d’Italia per quanto attiene alle politiche per la diffusione della lingua
italiana nel mondo – di cui oggi – parlo della disattenzione ovviamente – l’attuale
Governo è degno prosecutore.
Non credo di poter essere giudicato polemicamente se
mi permetto di dire che in direzione di una riforma di questo settore Governo
e maggioranza hanno fatto “nulla”. I parlamentari del PD – e non solo – hanno
presentato una proposta di legge, riproposta in questa legislatura – che tenta
di fissare alcuni obiettivi.
Eppure in questi anni riflessioni, documenti, convegni
e proposte di legge, hanno avuto un comune denominatore: indicare strategie
e percorsi di riforma per ridisegnare la presenza di lingua e cultura italiane
nel mondo.
L’Italia ha davvero bisogno di una forte politica di
promozione e diffusione di lingua e cultura nel mondo se vuole rafforzare la
propria presenza culturale, economica e commerciale internazionale.
Negli anni gli strumenti operativi ed il coordinamento
hanno fatto capo al Ministero degli Affari esteri ed a due Direzioni Generali.
La proposta di riforma del Ministero degli Affari esteri
ci offre l’opportunità per migliorare, sotto il profilo qualitativo, gli strumenti
operativi – anche innovando – e per rendere l’azione di coordinamento un autentico
“metodo” di lavoro, teso a trarre il massimo utile dalle risorse disponibili
ed a svolgere anche una necessaria azione di verifica dei risultati.
Le comunità italiane nel mondo attendono impegni e risultati
concreti che, sia in termini di riforme che di investimenti, siano all’altezza
delle nuove sfide culturali globali.
I soggetti sono tutti i protagonisti, istituzionali e
non, che negli anni hanno consentito alla lingua italiana – con risultati diversi
tra loro per Paese e per tipologia di corsi – di assumere la connotazione di
lingua comunitaria più studiata, in alcuni Paesi, tipo l’Australia, ed anche
più parlata dopo l’Inglese.
Enti gestori, istituti di cultura, direzioni scolastiche,
Società Dante Alighieri e tante personalità politiche e amministrative che nei
Ministeri della Pubblica istruzione dei Paesi di residenza delle nostre comunità,
hanno mostrato interesse verso la lingua e la cultura d’Italia. L’attenzione
ai dettagli sta tutta proprio qui. Avere una visione d’insieme che ci consenta
di non disperdere energie e risorse che abbiamo costruito negli anni, che ci
consenta una diversificazione degli interventi secondo le realtà dei Paesi in
cui si interviene – interessante l’adozione di un Piano Paese, ad esempio, che
identifichi in modo particolare le strategie locali.
Progetti, risorse e programma di intervento pluriennale,
sulla base di Convenzioni stipulate con i Paesi presso i quali si interviene.
Privilegiando il riconoscimento delle realtà dove l’italiano
è inserito negli ordinamenti scolastici locali o le realtà in cui i Governi
locali si impegnano a lavorare in tale direzione. Ed attorno a queste realtà
il mondo della ricerca universitaria: vedete oggi i lettorati subiscono tagli
e riduzione degli investimenti mentre dovremmo legare sempre più lingua, cultura
e ricerca.
Dovremmo investire sul passaggio strategico dall’insegnamento
primario e secondario a quello terziario: ci accorgeremmo che l’italianità fuori
d’Italia ci chiede attenzione e investimenti.
Credo i tempi siano maturi per dotarsi di una strategia
complessiva che valorizzi questa presenza nel mondo, che ne coordini l’azione,
ne programmi gli investimenti e i contenuti, ne garantisca la prosecuzione e
la continuità.
Vedete, sarebbe sufficiente affidare ad un’unica Direzione
le competenze che oggi sono affidate a due Direzioni generali del MAE, per un
incredibile salto di qualità.
Sarebbe sufficiente garantire un collegamento con il
Ministero della Pubblica istruzione per consentire riconoscimento professionale
dei docenti, carriere, formazione svolta all’estero e favorire quegli scambi
così importante se si vuole mantenere l’italiano lingua viva anche all’estero.
La diffusione della cultura e della lingua italiana nel
mondo rappresenta uno dei veicoli fondamentali di proiezione dell’immagine e
degli interessi dell’Italia in campo internazionale e risponde alla fondamentale
esigenza di preservare i legami e le radici identitarie
della vasta e complessa diaspora storica degli italiani e delle persone coinvolte
attualmente nei flussi di nuova mobilità: la domanda di lingua e cultura italiana
nel mondo negli ultimi anni è costantemente cresciuta, rispondendo a diffuse
esigenze di ordine culturale e professionale avvertite sia nelle comunità di
origine italiana che in ambienti diversi e più ampi – credo che rispondere a
questa dimensione sempre più globale sia un nostro dovere e ringrazio