DOCUMENTAZIONE
5° Congresso Mondiale della FUSIE (Roma, 23-24 aprile 2010)
Le riflessioni di Silvano Ridolfi sulla
esperienza associativa della stampa italiana di emigrazione
Mia intenzione con queste riflessioni è quella di ricordare un faticoso cammino zigzagante dell’associazionismo della stampa italiana in emigrazione per non dimenticare quanto già avvenuto con tanta fatica e grandi speranze ed ancor più per imparare la lezione che se ne ricava onde evitare nuove delusioni e di contro permettere il superamento delle non poche difficoltà che si presentano ad un sano e fruttuoso associazionismo della stampa italiana di emigrazione.
Premesse
E dicendo “stampa italiana di emigrazione” comprendo ovviamente sia la stampa italiana degli emigrati sia quella per gli emigrati, pur privilegiando la prima.
Inoltre sotto la “stampa” si intende quella cartacea, ma anche quella parlata o mostrata (radio-TV) ed ora anche il servizio on-line. Quindi: stampa in contesto di emigrazione, stampa di immigrazione e stampa per le migrazioni.
E con questo restano, mi pare, definiti ambiti (il mondo migratorio) e natura (servizio di informazione e formazione) di questa stampa.
Il discorso sulla “tipicità” di questa stampa - problema centrale di molte relazioni in questo convegno - merita in effetti di essere maggiormente approfondito e concretizzato: finalità, linguaggio, strumenti ecc.
Ogni testata del resto dal momento in cui nasce non può non porsi le domande sul perché (le motivazioni) e il per chi (i destinatari) e il come (gli strumenti) della sua pubblicazione.
Queste domande sugli inizi e le risposte che vengono date ritornano poi a spiegare anche l’eventuale fortuna o declino della pubblicazione.
Ma pur nella diversità delle opzioni (movente e finalità e strumenti), che stanno all’origine di ogni testata, si riscontrano inevitabilmente interessi ed azioni comuni:
alla radice: il servizio alla comunità ed alla causa dei migranti;
nelle relazioni: i rapporti legati alla struttura ed attività della stampa, al lavoro dei redattori e collaboratori ( rapporti professionali e sindacali), alla divulgazione del prodotto (costi, spedizione…) alle autorità ( locali ed italiane…).
Donde la opportunità di fare gruppo per avere più forza, per ottimizzare le risorse e migliorare il prodotto, in poche parole di associarsi.
Le Federazioni
Lo sforzo, quindi, di trovare una unità di azione tra diversi per scelta (a causa di interessi, situazioni, legislazioni …) ha fatto concludere sempre a proporre federazioni piuttosto che unioni.
Lo si evince da una semplice carrellata storica sulle forme associative avutesi nel tempo fino ad oggi. Il loro continuo sorgere e sparire deve farci riflettere perché mostra una necessità ed al tempo stesso ne evidenzia la fragilità.
Ora, citandomi (cfr Servizio Migranti 6/10) vorrei ripercorrere il cammino fatto.
La grave ed inarrestabile
crisi della FMSIE ha portato comunque ad una revisione del sistema associativo
della stampa italiana all’estero e dei criteri su cui andava costruita. Per
cui in successivi incontri e tentativi, che hanno coinvolto anche le associazioni
nazionali degli emigrati, dopo non pochi dibattiti, e questa volta con il sostegno
del Ministero Affari Esteri italiano, le testate italiane all’estero si danno
nel 1982 un nuovo assetto federativo,
Problemi
Sono due, a mio parere, i poli di interesse che spingono all’associazionismo delle testate: uno ad intra ( il miglioramento del servizio) e l’altro ad extra (le relazioni necessarie).
Miglioramento del servizio significa scambio di esperienze e di tecnologie, unificazione ed ampliamento di servizi, innovazioni tecnologiche..e via dicendo.
Quanto al problema degli interlocutori ( le relazioni) mi limito a ricordare quelli italiani perché i locali sono compito esclusivo della testata.
Quindi, interlocutori istituzionali (Governo, Parlamento…), professionali (Ordine dei Giornalisti, Federazione Stampa…) , sociali ( sindacati e associazioni…), economici (grandi ditte, pubblicità..).
Ricordo tutto questo perché le osservazioni sulle Federazione che si sono succedute nei tempi rivelano la debolezza o mancanza di strategie unitarie per imporsi.
Ciò premesso, ecco quali sono le difficoltà più gravi riscontrate, a mio giudizio, e che sottopongo alla vostra riflessione:
a) mancanza di chiarezza sulle finalità della Federazione: si è sempre, o almeno soprattutto, operato per ottenere qualcosa prima ancora di rafforzare la propria identità(e l’intervento di poco fa del sen. Claudio Micheloni che condivido ne è stata una conferma);
credo infatti che occorra anche una base etica (non soltanto professionalità): il codice deontologico, senz’altro, ma non basta perché ritengo che la nostra stampa debba avere nel suo dna il primato del “migrante”, il perseguimento del loro bene comune, il servizio alla coesistenza e solidarietà, l’orizzonte della famiglia umana;
una sana e doverosa laicità ha bisogno di eticità, e questa non lasciata ai vari soggettivismi.
b) eterogeneità delle testate e degli interessi (Europa, Americhe ecc. economia, sport, politica, aderenze partitiche…); le diversità sono nella natura delle testate e della società e di per sé rappresentano ricchezza, ma per una Federazione vanno sottaciute le particolarità per concentrarsi e limitarsi agli elementi unificanti;
c) mancanza o insufficienza di una solida base nel campo cui ci si rivolge: la vitalità e continuità infatti sono legate non di rado invece al sostegno e gradimento di un gruppo particolare quando non della persona danarosa;
troppe testate non hanno l’equilibrio dei due polmoni (abbonamenti e pubblicità) necessari per un ampio respiro e per la sopravvivenza:
su come superare questo scompenso credo sia un discorso che varia da paese a paese.
d) mancanza o inadeguatezza di una cassa comune della Federazione (la gestione non è onere del solo Presidente:
e) non credo che il denaro produca idee perché il denaro genera denaro, ma le idee possono anzi devono trovare denari perché alla fine è vero che “è il denaro che fa vincere le guerre”; e invece non si riesce a convocare regolarmente il direttivo, tanto meno ad organizzare congressi se non si trova il benefattore del momento:
su come costituire prima ed alimentare poi questa cassa la discussione è aperta e le soluzioni non sono facili, ma le difficoltà non possono negare la necessità di una onorata indipendenza.
Conclusione
Se non si riesce a dare una risposta convincente alle difficoltà o carenze riscontrate qualsiasi Federazione avrà vita grama e forse breve.
E allora buon lavoro! E coraggio!! (don Silvano Ridolfi)